Voci di donne 1/2: Mille anni che sto qui

mille anni che sto qui mariolina venezia

Tra un po’ conoscerò ogni sasso di Matera, pensavo mentre esploravo la città attraverso le pagine dei libri, sospesa tra passato e presente. Cityteller stava realizzando tre percorsi dedicati alla città, in collaborazione con il Women’s Fiction Festival, e mentre disponevo ogni citazione sulla mappa letteraria, scoprivo qualcosa di più sulla Capitale europea della cultura 2019,. Tra i tanti frammenti, questo mi aveva colpita:

[…] uno dei tanti giorni in cui saltava la scuola Gioia aveva conosciuto Alex, nei Sassi.[…] Portò Alex in una delle tante case abbandonate, nel Sasso Caveoso. Le era particolarmente cara. Aveva spesso sognato di abitarci, un giorno. Era tutto un intrico di stanze e stanzette, di antichi saloni e stalle, di grotte e cantine. Da una finestra si vedevano le rocce a strapiombo sulla Gravina che diventavano rosa con la luce del tramonto. Nella maggior parte dei punti il pavimento non c’era più. Per terra crescevano le ortiche, e ciuffi di parietaria spuntavano sui muri. Le volte erano alte. In un angolo, che forse era stata una cappella, c’erano i resti di un affresco, una madonna con il volto di ragazza. Una mangiatoia avrebbe potuto servire da letto.

Adesso, sono finalmente riuscita a leggere Mille anni che sto qui di Mariolina Venezia e a ritornare in quella Basilicata letteraria dove ho trascorso, virtualmente, tante mattine. Una storia che si apre con un albero genealogico, che serve da bussola per orientarsi in una storia di famiglia dove spiccano donne dalla personalità forte e decisa, capaci di resistere alle intemperie e alle bufere della vita come i Sassi di Matera.

sasso caveoso matera

Voci, ricordi, filastrocche ed eventi si tingono di un’aurea mitica e si intrecciano per ripercorrere il susseguirsi degli anni, nascite, lutti, gioie e dolori. Tutto ha inizio con lo scorrere di un ruscello d’olio che si riversa per le vie del paesino di Grottole il giorno in cui nasce il primo figlio maschio di don Francesco Falcone. Le sue giare d’olio si sono spaccate per le urla che Concetta, la donna del contado che ha scelto, ma mai sposato, ha lanciato durante le doglie. Lei è la capostipite di una serie di gemme grezze, di figlie, poi madri, inquiete, testarde, affamate di vita.

Mariolina Venezia lega le vicende della Basilicata, terra aspra, dura, eppure ricca di fascino, a quelle della famiglia Falcone. Dal brigantaggio, che spinge don Francesco a nascondere tutti gli ori per poi non riuscire a ritrovarli, ai viaggi verso l’America, terra promessa, alla lotta politica, all’avvento della plastica che tutto sembra soffocare. La riscoperta di frammenti del passato si intreccia all’analisi psicologica dei personaggi, colti in tutte le loro umane debolezze e fragilità, ma anche nei loro attimi di riscatto.

I Falcone sono lì “da mille anni” perché nelle loro vene scorre il ricordo di quell’olio versato, di quella fortuna persa, ma anche della terra che lo ha prodotto. Nel paesaggio, ormai segnato dalla modernità, Gioia, l’irrequieta ultimogenita, riscopre un riflesso del suo cuore segnato, ma ancora vitale. Un panorama che scorre per l’ultima volta davanti agli occhi del lettore, ma che è destinato a rimanere impresso nella memoria.

Photo credits: Wikipedia

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