I miei piccoli dispiaceri: dare forma al dolore

i miei piccoli dispiaceri

Elfrieda è bella, talentuosa, non a caso, il suo soprannome, Elf, riporta alla mente un elfo, una creatura elegante, perfetta. Invece, sua sorella Yolandi, Yoli, si barcamena tra relazioni fallite, figli avuti da diversi matrimoni, problemi finanziari, un romanzo da terminare. Una delle due vuole morire, l’altra vivere.

Ne I miei piccoli dispiaceri Miriam Toews mette il lettore davanti a un tema che preferiremmo nascondere sotto il tappeto, dimenticare: quello della malattia mentale, del male di vivere. Elf sembra avere tutto, eppure vuole morire, si sente fragile, come se dentro di lei suonasse un piano di vetro, capace di andare in frantumi da un momento all’altro. La sua famiglia lotta per convincerla a non suicidarsi, ma deve confrontarsi un sistema sanitario che sembra incapace di curare le ferite dell”animo e con un avversario sfuggente. Non è semplice capire cosa affligge Elf, quale demone la tormenta: viene da pensare alla tavola de La profezia dell’Armadillo in cui le paranoie e l’anoressia prendono forma in un mostro fatto della materia degli incubi.

Proseguendo la lettura, guidati dalla voce talvolta ironica, talvolta disperata di Yoli, i tasselli cominciano ad andare al loro posto: da un’infanzia trascorsa in seno a una rigida comunità mennonita, sempre pronta a puntare a giudicare e mai a comprendere, a un succedersi di dolorosi lutti. Vorremmo poter parlare con Elf, cercare di liberarla dal peso che la soffoca, vederla rinunciare alla perfezione che è diventata la sua prigione, ma non possiamo. Possiamo solo stare a guardare mentre sua sorella, che riesce, anche se non se ne rende conto, a camminare con grazia tra le macerie e i disastri tragicomici della sua esistenza, a trovare l’amore ovunque può, cerca di lottare per lei.

I miei piccoli dispiaceri è una storia triste, un romanzo di eroine e eroi imperfetti, di persone che sanno benissimo che la vita, diciamocelo, può essere una vera schifezza e che ci tocca fare i conti con il dolore:

Mia madre dice che quando legge le mie storie sul rodeo si intristisce al pensiero che io abbia in me una tristezza tale da spingermi a creare tutte queste tristissime eroine adolescenti. Possibile che mai una volta riescano a vincere una medaglia? chiede. Le dico no, ognuno di noi ha in sé tutta questa tristezza, non sono solo io, e la scrittura aiuta a organizzarla, per cui niente di grave.

Non a caso, Yoli sta cercando di ultimare un romanzo in cui il protagonista, nonostante tutti i mezzi di comunicazione disponibili ai giorni nostri manca a un appuntamento: metafora della sua impossibilità di raggiungere Elf, di arrivare al cuore del suo malessere. Non a caso, I miei piccoli dispiaceri è stato scritto dalla Toews per dare forma a un un dolore vero. Mettere su bianco e nero la sofferenza non ci permette di cancellarla, ma ci aiuta a comprenderla meglio, ad accettare fragilità che vorremmo cancellare. Sarebbe bello poter dire a chi sente di essere fatto di vetro alzati, sii forte, ma non è possibile, non funziona così. Si può solo sperare che, un giorno, tutti i dispiaceri che ci inseguono si possano trasformare in qualcosa di diverso, sublimati dall’arte, per portarci alla catarsi.

 

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