Senza Indizio: Sherlock Holmes e John Watson come non li avete mai visti

Sherlock Holmes è un idiota, un inetto, un donnaiolo impenitente. Potreste mai crederci? In Senza Indizio (Without a Clue, gioco di parole tra essere privi di indizi per la risoluzione di un caso e essere stolti) Thom Eberhardt e Peter Benchley stravolgono la storia del più famoso detective d’Oltremanica. Abbiamo visto Sherlock, un personaggio sempre affascinante, in mille e più incarnazioni, dall’investiga-topo al diabolico maggiordomo di Black Butler, ma mai nei panni di un attore, di un imbroglione.

La premessa di questo film è che, in realtà, il genio sia il troppo spesso sottovalutato Watson (Ben Kingsley). Lui è l’investigatore, o come gli piace definirsi il medico del crimine. Peccato che nessuno, nella Londra Vittoriana sia disposto a prendere sul serio un dottore detective. Così, John ha creato il personaggio di Sherlock Holmes, ingaggiando un attore (Michael Cain) a cui affida le sue deduzioni. Il pubblico vede Watson solo come la spalla del celebre Holmes, come il suo biografo, pronto a consegnarne le avventure alle pagine dello Strand.

La collaborazione con l’attorucolo mette a dura prova il medico: è costretto a restare nell’ombra, a vedere attribuiti i suoi meriti a uno zuccone che rischia di farsi scoprire da un momento all’altro. Watson deve essere sempre pronto a sussurrare la risposta giusta al suo socio, a coprire i suoi inevitabili scivoloni e, soprattutto, a sopportarne i mille e più difetti (anche il John del Canone ne ha dovute passare di cotte e di crude, ma almeno lui lavorava con uomo dall’intelletto straordinario, non con un beone). Il precario equilibrio tra questa strana coppia viene minacciato dall’entrata in scena di Moriarty (ci saremmo aspettati Sebastian Moran, nei panni di antagonista, ma non è così): il Napoleone del crimine ha capito chi si è il vero cervello del duo.

Inizia così un’indagine segnata dai continui facepalm di Watson di fronte alle sciocchezze di Holmes, da toni farseschi e da una recitazione un po’ esasperata. A salvare la situazione, ci pensano le strizzate d’occhio al canone, come la comparsa degli Irregolari di Baker Street o la scena ambientata in un albergo a tema Shakespeariano con la sua simbolica assegnazione delle camere: quella intitolata a Re Lear per il “folle” Sherlock e quella dedicata al riflessivo e malinconico principe di Danimarca per il buon dottore.

Una volta tornati a Londra, dopo l’ennesima discussione, i due decidono di porre fine al loro sodalizio; ma, ancora una volta, Watson scopre che nessuno è disposto a dargli credito, a non lasciarsi ingannare dalla messa in scena che lui stesso ha così brillantemente creato: il personaggio inventato ha la meglio sul vero detective. Per sua fortuna, anche se all’inizio sembra una sfortuna, l’entrata in scena di Moriarty non può che implicare un confronto decisivo, destinato a sparigliare le carte. Non sono le cascate di Reichenbach, ma le torbide acque del Tamigi a segnare il punto di svolta: il medico del crimine sembra essere morto e toccherà all’irresponsabile e tonto Holmes assumere il comando e, per la prima volta, rendersi conto di quanto John sia importante.

Senza Indizio non è un film perfetto, ha le sue criticità e rischia, almeno nella prima parte, di essere troppo lento. Però, ha il pregio di mostrarci il duo Sherlock-Watson da un punto di vista fresco e innovativo e di lasciarci un sorriso sulle labbra, perché alla fine sembra dimostrarci che tutti, anche i casi disperati, possiedono un talento e possono redimersi. Se siete curiosi di vedere uno Watson non più relegato al ruolo di assistente, ma promosso a quello di maestro delle deduzioni potete vedere questo film in streaming su Popcorntv.

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