Milano calibro 9

Milano calibro 9

Non sopportate il caldo? La sabbia vi si appicca addosso? Non ne potete più di bambini urlanti e vicini di sdraio cafoni? L’estate, invece di rilassarvi, vi fa sentire più cinici e irritabili? Ho il libro perfetto per voi: portate in spiaggia Milano Calibro 9.

22 racconti, neri, anzi nerissimi, dove non c’è spazio per il lieto fine. Giorgio Scerbanenco mette in scena un’umanità irredimibile, segnata dal crimine e dalla violenza. Il palcoscenico di questi drammi è spesso Milano, una Milano torbida come quella descritta da Faletti in Appunti di un venditore di donne. A dire il vero, tutti i luoghi descritti dall’autore, anche un’amena pineta, si tinge di una luce cupa, risuona di echi sinistri. Ogni nuovo attore che entra in scena porta tatuato sulla pelle un destino già scritto, un fato a cui è impossibile sfuggire.

Leggendo l’indice dei racconti si capisce sin da subito l’atmosfera del volume: da Milan by Calibro 9, a Preludio per un massacro estivo (perfetto vista la stagione), per poi passare a La vendetta è il miglior perdono. Un’antologia di crimini, passionali e non, di disperazione e di morte. Un susseguirsi di uomini di cattiva volontà, donne traviate, vittime e carnefici. Basta un solo passo falso, una disattenzione, per precipitare nel baratro. Nessuna possibilità di redimersi per l’ex-galeotto protagonista di Vietato essere felici, ammaliato dal sussurro di un diavolo tentatore; nessuno sposalizio felice in Conoscerei scopo matrimonio. In due parole: zero gioie.

Tutto bene fin qui, vero? Peccato che se il lettore è cinico quanto le storie di Scerbanenco si crea un’enorme problema: sparisce la suspense, scompare la tensione, si avverte un vago senso di fastidio. Com’è possibile? Semplice, dopo una pagina si intuisce già come andrà a finire il capitolo di turno. Il che rovina un po’ l’esperienza, il viaggio tra queste allegrissime chicche. Lascio a voi l’ardua sentenza: la colpa è dell’inventiva dell’autore o risiede nella data di pubblicazione del libro? Di sicuro, la sete di “ombre d’estate”, di racconti a tinte forti ha finito col consumare le idee, col trasformarle in cliché facilmente riconoscibili.

Milano calibro 9, per colpa della sua prevedibilità, diventa una lettura da spiaggia, che potete lasciare e riprendere tra un tuffo e l’altro, mentre evitate meduse e insolazioni. Scerbanenco lo si mette da parte, per l’autunno, per provare una full immersion nella Milano criminale dei suo romanzi, sperando in qualche gradito colpo di scena.

 

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