Inquietudini gotiche: L’ospite

l'ospite sarah waters

Avete presente le splendide magioni di campagna a cui ci hanno abituato serie come Downtown Abbey e gli adattamenti dei romanzi della Austen? Sì? Dimenticatevele. Hundreds Hall, la dimora attorno a cui ruotano gli eventi de L’ospite è tutt’altro che splendida e non vorreste passare nemmeno una notte tra le sue mura.

Hundreds un tempo era un’abitazione signorile, ma dopo la Seconda Guerra Mondiale è diventata un gigante dai piedi d’argilla e un vampiro che assorbe denaro ed energie ai suoi proprietari, gli Ayers. La voce narrante del romanzo, il dottor Faraday se ne rende presto conto: la fastosa dimora che ha spesso ammirato in gioventù, quando sua madre vi prestava servizio, si è tramutata in un malato ingestibile. Eppure, la Hall continua ad attrarlo ad esercitare su di lui un fascino morboso che lo porterà a legarsi ai suoi abitanti e al loro tragico destino.

L’abitazione gotica scaturita dalla penna di Sarah Waters è il fulcro di tensioni emotive e sociali, il simbolo di un’Inghilterra in preda alla crisi post-bellica. Hundreds Hall i suoi signori sono stati sconfitti dalla storia e dai loro demoni interiori: rappresentano un’aristocrazia incapace di reagire al mutamento, di evolversi. La madre di famiglia, la signora Ayers cerca di nascondersi dietro le buone maniere e le apparenze, ma dietro la facciata e il trucco, si nascondono delle crepe. Sua figlia Caroline ha cercato di allontanarsi da Hundreds, ma è stata costretta a ritornarvi dopo che suo fratello minore, Roderick, è stato ferito durante una battaglia. Il giovane è segnato nel corpo e nello spirito e cerca, inutilmente, di rimandare la caduta della Hall.

Faraday si rende presto conto delle fragilità di Hundreds e degli Ayers e, se da una parte vorrebbe aiutarli, dall’altra prova un certo disprezzo verso di loro, verso i loro ideali e la loro classe sociale. Lui è “il figlio della serva” che è riuscito, grazie ai sacrifici dei suoi genitori, a studiare, ma non a raggiungere il prestigio sociale. La magione rappresenta un sogno irrealizzabile, un’ideale di ricchezza, che continua a intrigarlo, anche quando si cominciano a verificare una serie di fatti inquietanti, come la comparsa di segni misteriosi su alcune pareti. Il dottore è costretto ad ammettere che la casa sembra stare diventando uno specchio per le inquietudini della famiglia, sembra che la Hall sia vittima di “un’infezione”, di una maledizione:

Era come se la casa stesse sviluppando delle cicatrici in risposa all’infelicità e alla frustrazione del padrone, o di Caroline, o di sua madre; o ai dolori e alle delusioni di tutta la famiglia. Era un pensiero orribile. Capivo cosa intendeva Caroline quando definiva “sinistri” i mobili e i muri segnati.

La Hall è destinata a trasformarsi in una mortale “casa infestata”, così come vogliono le regole della migliore tradizione gotica: nello spettro di un’epoca destinata al tramonto. La magione è vittima di una “sporcizia” che metterebbe al tappeto persino i “Malati di pulito” di Real Time.

Sarah Waters dimostra di essere una maestra del perturbante, mentre narra la caduta della casa degli Ayers. La scrittrice si inserisce nel solco tracciato da autori come Shirley Jackson e Patrick McGrath, che mettono il lettore davanti al più inquietante degli interrogativi: da dove scaturisce il seme della follia? Hundreds Hall è davvero infestata da uno spirito maligno oppure sono state le ossessioni dei suoi abitanti a trasformarla in una trappola mortale o, ancora, la colpa è da ricercare nell’ospite che si è insinuato nella vita della famiglia? I migliori racconti gotici ci mettono sempre davanti ai nostri limiti, alle nostre debolezze e fragilità, insinuando che il mostro più pericoloso sia quello che vediamo ogni giorno allo specchio.

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