I tre moschettieri come non li avete mai visti

 

 

D’Artagnan non è guascone ma coreano. Aramis è un monaco buddista. Porthos ha una moglie orribile. Athos è un principe. Cose che capitano quando si gioca con un capolavoro della letteratura: il drama coreano The Three Musketeers ( Samchongsa) di Song Jae-jung e Kim Byung-sooci, ci propone una nuova versione degli eroi di Alexandre Dumas.

Sin dalla prima puntata, gli autori si dimostrano in grado di sorprendere lo spettatore alternando riferimenti puntuali all’originale e sorprendenti variazioni sul tema. Si inizia con l’entrata in scena del giovane, onesto e un po’ ingenuo, Park Dal-hyang (basato su D’Artagnan) che, a cavallo del suo ronzino, lascia la sperduta provincia in cui è cresciuto per raggiungere la capitale del regno di Joseon. In città lo aspetta l’occasione di una vita: se riuscirà a superare un difficile selezione, potrà conquistarsi un posto come guardia a palazzo reale. Purtroppo per lui, alcuni furbetti hanno deciso di sfoltire la concorrenza, inviando dei picchiatori negli ostelli dove i candidati stanno trascorrendo la loro notte prima degli esami. Park, reso insofferente da un viaggio tragicomico e da mille disavventure, decide di fermare i manigoldi e, durante l’inseguimento, incontra tre uomini a cavallo. Durante la serie, ne sfiderà a duello solo uno.

I tre moschettieri, in questa versione, hanno un guardaroba da fare invidia a Lady Gaga, che sembra fare a pugni con la loro esigenza di agire sotto copertura. Infatti, il sovrano, un uomo debole e irresoluto, non deve venire a conoscenza delle imprese che compiono alle sue spalle per salvaguardare Joseon e porre un rimedio alle sue scellerate scelte di governo. L’erede al trono di Joseon agisce nell’ombra insieme alle sue due guardie del corpo Ahn Min-seo (Aramis) e Heo Seung-po (Porthos), inventando scuse assurde per nascondere le sue fughe da palazzo. Park potrebbe essere un elemento prezioso per la loro squadra, ma sfortuna vuole che sia innamorato della moglie del principe.

Il vero punto di forza di questo tv drama, che spesso scade in eccessivi e prevedibili colpi di scena, in plot holes e in una recitazione sopra le righe, sta nei suoi personaggi. Come non pensare a Merlin, dove si alternavano momenti demenziali e scene intense, ma bastava il carisma dei protagonisti per mantenere viva l’attenzione. Allo stesso modo, in The Three Musketeers i quattro amici riescono a farci dimenticare i difetti di produzione. Park ci conquista con un mix di candore e astuzia, con la sua capacità di non arrendersi mai. Per esempio, durante il suo primo giorno di lavoro viene avvelenato, subisce più di un’umiliazione, ma continua a combattere. Ahn Min-seo e Heo Seunng-po sono il diavolo è l’acqua santa: uno è calmo è composto, mentre l’altro è sguaiato e sopra le righe, due opposti legati dalla loro fedeltà assoluta al principe. L’erede al trono usa il suo sorriso come una maschera dietro cui nascondere le sue vere emozioni: l’incontro/scontro con Park e con i fantasmi del passato lo trasformerà in un uomo e in un marito migliore.

Anche gli antagonisti sono di tutto rispetto, dall’intrigante Kim Ja-jeom (basato sul Cardinale Richelieu) sempre pronto a tessere nuovi intrighi, al barbaro Inggūldai ( il Duca di Buckingham) con cui i nostri eroi riusciranno a stabilire un’intesa. Per non parlare della seducente e pericolosa Jo Mi-ryung (Milady de Winter) più vendicativa di Taylor Swift nel suo ultimo video. Peccato che sia una pazza criminale, perché, anche in questa versione, seguire alla lettera il romanzo di Dumas ci avrebbe obbligati ad odiare Athos e a non poter giustificare il suo atteggiamento nei confronti della letale Milady.

Se volete vedere con occhi diversi i Tre moschettieri e divertirvi a scovare tutte le differenze rispetto all’originale, ma, soprattutto, se volete entrare a far parte di una squadra irresistibile e gridare “tutti per uno e uno per tutti” non potete perdervi questo drama made in Corea (un paese che, in questo momento, avrebbe davvero bisogno di eroi capaci di salvare la situazione). Lo trovate, insieme a tanti altri programmi, su Viki.com: ecco il link alla prima puntata. Per abilitare i sottotitoli in italiano, vi basterà selezionare la rotellina delle impostazioni e scorrere l’elenco delle lingue disponibili. C’è solo una controindicazione: la serie doveva essere rinnovata per altre due stagioni, ma non lo è stata, quindi per evitare un cliffhanger mai risolto, vi consiglio di evitare di guardare gli ultimi 10-15 minuti della dodicesima puntata, così da avere un finale soddisfacente.

Prima di salutarvi, devo ringraziare la YouTuber Liletta Ely che mi ha fatta entrare nel tunnel del K-drama: sul suo canale potete trovare tante chicche per nerd e spassosissimi riassunti delle serie che hanno fatto la storia dell’animazione.

 

 

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