Guanciale d’erba: la vocazione dell’artista

guanciale d'erba

Chiudete gli occhi: visualizzate un’elegante stampa giapponese, in cui, con pochi tratti di pennello, è stata catturata l’essenza di un tranquillo paesaggio di montagna. Immaginate di poter entrare dentro il dipinto, di raggiungere quell’oasi lontana dalle passioni e dai drammi del mondo: questa è la sensazione che proverete sfogliando Guanciale d’erba.

Natsume Sōseki ci conduce lungo un sentiero che ci porterà in un piccolo centro termale. Lo scrittore, sin dalle prime righe, ci avverte che questo sarà un viaggio all’insegna della meditazione, della purificazione. Un itinerario che ci dovrà spingere a guardare al mondo con occhi nuovi, liberati dai nostri crucci, grazie alla lente magica dell’arte:

È la poesia, è la pittura a svellere da questo mondo le preoccupazioni che gravano sulla nostra vita, a proiettare davanti ai nostri occhi un mondo gradito. O anche la musica e la scultura. Anzi, più precisamente, non v’è neppure la necessità di proiettarlo. Basta concepirne l’immagine perché nasca la poesia, scaturiscano i versi. Anche senza fermare su carta l’ispirazione percepiamo in fondo all’anima il tintinnio cristallino delle sue gemme. Anche senza spalmare sul cavalletto il rosso e l’azzurro, lo splendore dei colori appare spontaneamente agli occhi della nostra anima. Basta riuscire a vedere così il mondo in cui viviamo, questo impuro e volgare mondo terrestre, e a riprodurlo limpido e sereno nella macchina fotografica della nostra mente.

La primavera, con il suo trionfo di colori e profumi, è lo spunto per comporre haiku, per tramutare sottili inquietudini in poesia o in dipinti. Scomponendo e ricomponendo la realtà in diciassette sillabe, o in linee d’inchiostro, la si può osservare da un altro punto di vista, senza lasciarsi invischiare dal mondo fluttuante, dall’eterna sofferenza a cui sembra condannato il creato. Guanciale d’erba è un invito a coltivare l’arte di guardare noi stessi e la natura con un atteggiamento da spettatori, senza lasciarci sopraffare dalle nostre pulsioni.

giappone giardino

Però, anche l’ameno rifugio dello scrittore sembra essere minacciato da venti di tempesta. Le acque dell’idilliaco laghetto che ha scelto di contemplare, durante la sua escursione, sono agitate dai sensuali e sanguigni fiori di camelia che vi vanno a morire. Le rosse teste mozzate ci ricordano che quei luoghi sono stati lo scenario di un antico dramma passionale che potrebbe rinnovarsi. Infatti, la pace della locanda dove alloggia Sōseki è turbata dalla magnifica presenza di Nami: una donna inquieta, una possibile Ofelia. Un altro uomo potrebbe venirne ossessionato, ma non l’artista. Per lui, la vicenda della bella dama non è altro che una messinscena nō , un susseguirsi di gesti eleganti e teatrali. In Nami vede solo un potenziale soggetto per una versione orientale del celebre quadro di Millais, l’ispirazione per un nuovo dipinto.

Il poeta sa rendersi “non umano” distaccandosi dai sui sentimenti. Le acque serene del suo spirito possono incresparsi davanti alla sensualità e alla storia, ma ritornano sempre serene. In lui dimora la capacità contemplativa di un poeta come Wordsworth, capace di provare piacere davanti ai semplici daffodils. Sōseki ci invita a seguire il suo esempio e ci consegna una magistrale lezione sull’importanza dell’arte e degli artisti:

Poiché è difficile vivere in un mondo da cui non si può evadere, si deve tentare di renderlo più accogliente così da poterci abitare meglio, sia pure per il breve tempo concesso all’effimera vita umana. Qui nasce la vocazione del poeta, qui il Cielo assegna al pittore la sua missione. Gli artisti sono preziosi, perché rasserenano questo mondo e arricchiscono il cuore degli uomini.

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