Bad Guys: la Suicide Squad coreana

Un assassino pentito, un gangster con i sensi di colpa, uno psicopatico smemorato e un detective manesco: sono loro i cattivi ragazzi della televisione coreana. La serie Bad Guys, scritta e diretta da Han Jung-hoon e Kim Jung-min, è incentrata sulle gesta di una sorta di Suicide Squad. Un gruppo di “cani pazzi” pronti a gettarsi all’inseguimento dei peggiori criminali, ad azzannarli senza pietà.

In una Seul che sembra Gotham City, dove basta l’odore della pioggia per attirare allo scoperto orde di serial killer, il commissario Nam non riesce a proteggere i cittadini: persino il suo figlio è stato vittima dell’ennesimo omicida a piede libero. Il detective Oh Gu-Tak, un uomo turbolento dal tragico passato, asseconda il desiderio di giustizia del suo superiore proponendo una folle soluzione: combattere il fuoco con il fuoco. Ha messo gli occhi su tre delinquenti che potrebbero dare vita a una formidabile squadra: bisogna solo tirarli fuori di galera all’occorrenza, spronarli con l’offerta di uno sconto di pena per ogni caso risolto e sguinzagliarli contro la feccia della metropoli.

Ci ritroviamo così in una suggestiva cappella abbandonata, mentre una voce fuori campo canta versi che sembrano ispirati dall’Inferno di Dante. Lame di luce alla Caravaggio fanno emergere dalle tenebre i nostri protagonisti, che seguiremo in undici puntate ricche di sangue, colpi di scena e emozioni:

  • Oh Gu-Tak (Kim Sang-joong) avete già iniziato a conoscerlo. Il nostro detective è una mina pronta ad esplodere, un cane pazzo dai metodi violenti, afflitto da un’eccessiva salivazione: lo ho visto sputare così spesso che ormai mi viene spontaneo chiamarlo Oh Spu Tak. Dietro la sua facciata, non accuratamente sbarbata e perennemente imbronciata, si nasconde un animo tormentato. Una ferita del cuore, mai guarita, è la vera motivazione che lo ha portato a scegliere gli altri uomini del team tra tutti i criminali del paese.
  • Yoo Mi-young (Kang Ye-won ) è l’unica donna del gruppo, ambiziosa e intelligente, ma vittima di una sceneggiatura che la relega sullo sfondo. Più che indagare la vediamo spalancare i suoi grandi occhioni e sospirare. Il suo desiderio di ottenere riconoscimenti e la sua, comprensibile, diffidenza nei confronti di Gu-Tak la porteranno ad allontanarsi dalla squadra.
  • Jung Tae-soo (Jo Dong-hyuk): la tecnica. Un impeccabile e freddo killer, dall’aria ascetica, ma capace di trasformarsi in un perfetto imbranato davanti alla donna di cui è innamorato. Questa vedova, a cui deve ancora ancora una dolorosa confessione, è la ragione per cui ha deciso di costituirsi e di non uccidere più.
  • Pak Un-Cheol (Ma Dong-seok): il potere. Prima di venire arrestato, era un elemento di spicco in un clan che si è fatto strada con ogni mezzo. Le sue conoscenze nel sottobosco criminale gli saranno molto utili per raccogliere informazioni, almeno sino a quando una di loro gli chiederà di eliminare uno dei membri della squadra dei cani pazzi.
  • Lee Jung-moon (Park Hae-jin): il cervello. Un genio psicopatico interpretato da un attore che, secondo me, sarebbe stato perfetto nel ruolo di L in Death Note. Un serial killer con un QI elevatissimo, ma con gravi problemi di memoria: non riesce a ricordare nessuno degli omicidi per cui è stato condannato e ha deciso di entrare in questo team suicida non tanto per ottenere una riduzione di pena, quanto per imparare a conoscere sé stesso e il suo passato.

I Bad guys mi hanno ricordato due anime in cui i protagonisti sono dei “cattivi soggetti”: Saiyuki e Psycho-Pass. Come in queste serie, anche nel drama coreano non è così semplice distinguere tra buoni e cattivi e vale la massima secondo cui, a volte, le mele ammaccate hanno lo stesso sapore di quelle senza imperfezioni.

Se volete scoprire tutti i segreti del team di Oh Gu-Tak non vi resta che andare su Viki.com dove troverete tutte le puntate della prima stagione di Bad Guys. Potrete anche scegliere di visualizzare in sovrimpressione i commenti di chi ha seguito la serie prima di voi. Alcune sono osservazioni degne di Cinemasins che vi permetteranno sia di sorridere di fronte ai trucchetti triti e ritriti in cui cadono gli sceneggiatori, senza prendervela troppo, sia di condividere lo stupore per la censura coreana che avvolge i coltelli in una nebbia padana, ma non si fa problemi davanti alle pistole. Nonostante qualche plot hole, sono sicura che finirete con l’affezionarvi ai cani pazzi e che, per una volta, tiferete per i cattivi ragazzi.

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