Rileggendo Assassinio sull’Orient-Express

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Com’è strano rincontrare qualcuno dopo dieci anni, anche se quel “qualcuno” è un libro. Quando ho preso in mano per la prima volta Assassinio sull’Orient-Express di Agatha Christie ero ancora una teenager, con in camera una mensola sul punto di cedere sotto il peso di troppe edizioni economiche dei suoi gialli. Rileggendo questo capolavoro, mi sono resa conto di quanto, in questo decennio, i miei ricordi si siano falsati, sovrapponendo all’originale impressioni tratte dai suoi adattamenti televisivi.

Tanto per cominciare, il treno che fa da sfondo agli avvenimenti narrati non è il leggendario espresso, ma un suo “cugino” meno noto, il Simplon Orient-Express:

Aperto più agli avventurieri che ai re d’un tempo. (…) La lacunosità voluta nel titolo di una storia gialla in cui tutti i particolari dovrebbero essere esatti tende a conservare in qualche modo l’aggancio con il mito per conferire diversa enfasi ai gesti e agli atteggiamenti dei vari personaggi (…) Hercule Poirot si muove (…) con la consueta sicumera e la consueta infallibilità, senza il minimo impaccio internazionale. Dopotutto, il mitico Orient-Express nacque dall’idea di un ingegnere belga e dall’impegno di un re belga. Ed Hercule Poirot è un investigatore belga. (Oreste del Buono)

Altro punto dolente: le descrizioni. Chissà perché, ero convinta che la scrittrice avesse dedicato più di una pagina sia alle varie fermate del treno, che parte dall’affascinante Istanbul, sia al mezzo di locomozione in sé. Invece, no: le mie visioni di scomparti di lusso, di legni scuri e arredi raffinati provenivano dalle versioni cinematografiche o da documentari dedicati alla Christie. Nel romanzo non c’è tempo per fermarsi: le indagini proseguono a un ritmo frenetico. A Poirot basta una sola, intensa, giornata di riflessioni per scoprire chi ha ucciso l’americano Ratchett.

La febbrile inchiesta la ricordavo. Un susseguirsi di dialoghi, di rivelazioni, ma anche di depistaggi. I passeggeri del vagone -letto Istanbul-Calais sono difficili da dimenticare: una serie di figurine del Cluedo, di varie nazionalità, tutte sospette. Hercule sa che per carpire i loro segreti bisogna usare le celluline grigie e ricorrere alla psicologia. Prima di parlare con i viaggiatori studia i loro volti, i loro gesti, il loro carattere, così da non lasciarsi trarre in inganno da false piste. La soluzione del mistero è davanti agli occhi del lettore, ovvia quando si rilegge il testo, ma la prima volta non è così semplice trovarla e si rischia di perdere la partita:

(…) una partita tra l’autrice che lotta per ritardare la scoperta della verità e il lettore che lotta per arrivare a scoprirla prima. Nella partita giocata nel libro l’investigatore, che lotta per stabilire la verità vince, nella partita giocata fuori dal libro a vincere è l’autrice, che lotta per ritardare la scoperta della verità.

L’ultimo dettaglio che avevo cancellato dalla memoria riguarda proprio la verità. Mi era rimasta in mente la versione televisiva del 2010 con David Suchet in cui il detective voleva rivelare cosa era successo davvero sul treno. Nel libro, invece, è più che disposto a proporre una versione alternativa e fittizia dei fatti. Se ripenso a Sipario, l’ultima avventura di Poirot, e non vorrei perché è stato una pugnalata al cuore, mi viene spontaneo immaginare che l’ombra di quella verità nascosta abbia continuato a incombere sull’Hercule letterario. Ha permesso a delle vittime di ottenere giustizia, di condannare un criminale sfuggito alla giustizia, ma non ha potuto riservare altrettanta clemenza a sé stesso.

Il fascino di Assassinio sull’Orient-Express resta intatto dopo tutti questi anni: è un’intrigante sfida al lettore, sorretta da un meccanismo narrativo calibrato alla perfezione. Non si può resistere a questa meravigliosa trappola letteraria e al desiderio di leggerla più di una volta.

13 pensieri riguardo “Rileggendo Assassinio sull’Orient-Express

  1. Ho piacevolmente letto il tuo articolo, mi hai fatto tornare in mente varie situazioni simili. Di libri riletti dopo anni e film che confondono. Capita spesso di assimilare le immagini del grande schermo alle letture, a volte sbagliando. Ma forse è questo il bello, riscoprire quasi da zero un bel romanzo. 😊

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