Wonder: elogio della gentilezza

wonder romanzo palacio

Non potete sapere come reagirete sinché non verrete messi alla prova. Solo quando vi troverete davvero ad affrontare una situazione particolare, conoscerete voi stessi. Questa è una mia libera interpretazione di alcune frasi di un mio professore: sono parole che hanno continuato a risuonarmi nella testa, mentre leggevo Wonder.

Il romanzo di R.J. Palacio ti obbliga a porti delle domande scomode, a chiederti se sei davvero capace di andare oltre le apparenze e di scegliere di essere gentile, sempre. L’autrice stessa si è posta questi interrogativi, dopo che le è capitato di sentirsi un verme. Perché? Un giorno, mentre era in giro con i suoi figli, ha visto passare una ragazzina affetta dalla sindrome di Treacher-Collins, una malattia genetica che altera i connotati. Presa alla sprovvista, si è allontanata bruscamente, per timore che il suo bambino di tre anni potesse spaventarsi e mettersi a urlare.

Si è subito pentita di quel gesto, così ha deciso di provare a raccontare la vita di un bambino costretto a lottare per affermare il suo diritto di essere un ragazzino normale, nonostante i suoi geni difettosi. August Pullman, Auggie per gli amici, è intelligente, ironico e vivace, ma tutti, invece di notare le sue qualità, si soffermano sulla sua faccia:

So di essere un normale ragazzino di dieci anni. Sì, insomma, faccio cose normali, naturalmente. Mangio il gelato. Vado in bicicletta. (…). E io mi sento normale. Voglio dire dentro. (…)
Se trovassi una lampada magica e potessi esprimere un desiderio, vorrei avere una faccia così normale da passare inosservato. Vorrei camminare per la strada senza che la gente, subito dopo avermi visto, si volti dall’altra parte. E sono arrivato a questa conclusione: l’unica ragione per cui non sono normale è perché nessuno mi considera normale.

Lo sguardo ha una parte essenziale nella trama di Wonder: la storia viene raccontata da più punti di vista e attraverso di essi il lettore impara a conoscere sempre meglio Auggie e il mondo che lo circonda. Gli occhi degli altri pesano su di lui, lo soppesano, lo giudicano, lo schifano: sono una presenza costante e oppressiva. Solo chi ha frequentato il ragazzino sin da piccolo è capace di vedere oltre, di apprezzarlo e amarlo per quello che è davvero, al di là della sua faccia.

Quando Auggie accetta di frequentare la scuola per la prima volta, di iscriversi alle medie e di partecipare alla vita di classe, inizia un lungo viaggio alla scoperta di sé e degli altri. La maggior parte dei suoi coetanei non sembra disposta a dargli una possibilità, ad andare oltre le apparenze. Nell’arco di dieci mesi, scanditi dai saggi precetti dell’insegnante d’inglese Browne, August dovrà superare molte sfide, insieme a suoi familiari e ai suoi amici.

Nel romanzo, la maggior parte dei personaggi, nonostante qualche incidente di percorso, sceglie la strada giusta, quella della gentilezza. Non mancano i momenti difficili, ma la storia è pervasa da un senso di dolcezza, di fiducia:

(…) l’universo (…) si pende cura delle creature più fragili in modi che non ci è dato di vedere. Per esempio con genitori che ti adorano senza riserve. e una sorella più grande che si sente in colpa se prova sentimenti umani nei tuoi confronti. e un ragazzino dalla voce profonda che è stato mollato dai suoi amici per causa tua. E persino una ragazza dai capelli rosa che se ne va in giro con una tua foto nel portafogli. Sarà anche una lotteria, ma l’universo mette a posto tutto, alla fine. L’universo si prende cura di tutti i suoi uccellini.

Una splendida bugia in cui mi piacerebbe poter credere. Così come sarebbe bello poter essere sicura che davanti a un ragazzino come August sarei capace di fare subito la scelta giusta, di non lasciarmi influenzare nemmeno per un istante dal suo aspetto. Il libro di R.J. Palacio racchiude un insegnamento prezioso per i più giovani, ma, secondo me, non può fare a meno di suscitare qualche dubbio negli adulti. Viene da chiedersi se possiamo davvero essere all’altezza di questo precetto:

Fa’ tutto il bene che puoi, utilizzando tutti i mezzi che puoi, in tutti i modi che puoi, in tutti i luoghi in cui puoi,tutte le volte che puoi, a tutta la gente che puoi, per tutto il tempo che riesci. (J. Wesley)

8 pensieri su “Wonder: elogio della gentilezza

    1. Grazie! Credo di no: questa per me era una di quelle situazioni in cui scelgo tra libro e film, invece di “provarli” tutti e due. Quindi, per stavolta, ti consiglio di dare un’occhiata a il blog Illettorecurioso, che dovrebbe avere in programma un articolo sia sul libro che sulla trasposizione cinematografica 😉

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  1. Ciao! Ho appena letto questo libro e concordo con la tua recensione. Mi è piaciuto il punto in cui dici che “Lo sguardo ha una parte essenziale nella trama di Wonder”: non ci avevo fatto caso, ma è proprio così!
    Inoltre ho visto il film e devo ammettere che è una delle poche volte in cui la trasposizione cinematografica è fedele al libro e piacevole 🙂
    Ti lascio il link della recensione sul mio blog: https://laranasullestelle.wordpress.com/2018/02/13/wonder-r-j-palacio/#more-10459

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