Tokyo Godfathers: tre padrini speciali per Natale


La vigilia di Natale è da sempre considerata una notte magica, in cui tutto può succedere. Infatti, ci siamo sciroppati più di un film o di un romanzo dove, nell’arco di poche ore, cuori di ghiaccio si sono sciolti e famiglie si sono ritrovate. Per fortuna, il regista giapponese Satoshi Kon, in Tokyo Godfathers, ha saputo giocare con questo cliché, donandogli un’inaspettata ventata di freschezza.
Tutto il lungometraggio è incentrato su un numero sorprendente di coincidenze fortunate e su scherzi del destino che guidano i protagonisti verso l’inevitabile lieto fine natalizio. Però, lo spettatore non rischia di sprofondare nella melassa o di alzare gli occhi al cielo davanti all’ennesimo incontro fortuito. Perché? Perché la dolcezza di fondo è bilanciata alla perfezione dall’humour, da tre personaggi tutt’altro che angelici e da una metropoli che non riesce ad apparire poi così bianca e pura, nonostante la neve.

La Tokyo di Satoshi Kon è ben distante dalla città luccicante e patinata a cui ci hanno abituato gli speciali natalizi degli anime. Invece di vetrine addobbate e alberi carichi di splendidi addobbi, vediamo palazzoni grigi e semplici konbini. Il regista ci ricorda che le città sono abitate anche da uomini e donne dallo sguardo spento, da poveri diavoli e da senzatetto. Ci presenta una realtà urbana a tratti dimessa e squallida, a cui si oppongono le immagini colorate dei cartelloni pubblicitari, che sembrano spacciare  sogni irrealizzabili.

Queste strade prive di calore sono “la casa” dei protagonisti di Tokyo Godfathers: tre barboni, tre emarginati rifiutati dalla società. Tutti e tre hanno commesso un gesto che li ha allontanati dai loro cari, che ha segnato la loro esclusione. Gin, un alcolizzato, ha perso la faccia per colpa di una scommessa. Hana, un travestito, ha lasciato il lavoro. Miyuki, una ragazza scappata di casa, si è rivoltata a un padre poliziotto e una madre fanatica religiosa che non riuscivano a vederla, a capire il suo disagio. Queste anime perse si sono trovate, dando origine a un terzetto tragicomico, ma anche a una sorta di famiglia.

La notte della vigilia, mentre cercano a modo loro di farsi dei regali, i tre trovano una bambina abbandonata. Non appena decidono di provare a rintracciare i genitori della piccola, ha inizio la serie di magiche coincidenze. Una sorta di provvidenza divina, potrebbe esserci lo zampino di Buddha, sembra guidarli e mettere sul loro cammino più di un improbabile angelo custode. La bambina, che hanno soprannominato Kiyoko, pura, finirà col diventare una sorta di inaspettato dono di Natale: aiutandola, i “padrini” finiranno col salvare anche se stessi.

Durante la notte, i senzatetto dimostreranno di avere un cuore d’oro e si trasformeranno in improbabili eroi. Gin non si comporterà più come un ubriacone e si darà da fare per aiutare gli altri. Hana, tra un battibecco e l’altro, si tramuterà in una sorta di madre coraggio. Mentre Miyuki imparerà a essere più matura e consapevole. Alla fine, si meriteranno ampiamente la loro ricompensa.

Se siete stufi dei soliti film di Natale, non potete perdervi Tokyo Godfathers. Vi consiglio caldamente anche la recensione di Alessandra Scifoni: è grazie a lei che mi sono ricordata di vedere questo piccolo antidoto alla solita melassa natalizia.

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