Lincoln nel Bardo

lincoln in the bardo

Immaginate, nel mezzo della vostra vita, ma anche no, di ritrovarvi in un luogo oscuro, in un cimitero. Uno spirito, con un grosso problema proprio là sotto, emerge dalle tenebre, ma non riuscite a capirlo. Parla di una sick-box: crede di essere ammalato, di stare riposando, di poter ancora tornare tra le braccia della sua giovane moglie. Non vuole sentir pronunciare la parola che comincia per emme. Leggere Lincoln nel Bardo equivale a trovarsi catapultati in un mondo bizzarro, grottesco, ma anche commovente.

Prima di proseguire, serve una precisazione: il Bardo del titolo non ha niente a che fare con Shakespeare. Si tratta di una sorta di stato di transizione tra la morte e la rinascita. Secondo la tradizione tibetana, qui le anime sperimentano visioni legate alle loro mancanze, ai loro fallimenti. Gli spiriti possono venirne sopraffatti oppure riuscire a sfruttarle per raggiungere l’illuminazione. Tutti i fantasmi protagonisti del romanzo di George Saunders sono intrappolati in questo limbo, incapaci di allontanarsi dalle loro tombe: sono troppo spaventati dalla prospettiva dell’aldilà per liberarsi dai loro ultimi vincoli terreni e ammettere di essere morti.

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L’arrivo di un nuovo “malato” sconvolge gli equilibri e spinge queste presenze a interrogarsi sul loro passato e sul loro incerto futuro. Il corpo di Willie Lincoln, il figlio del presidente, è stato posto in una delle cappelle funerarie del cimitero di Oak Hill. Il suo spirito si rifiuta di “passare oltre”: ha bisogno di conoscere il parere di suo padre, di sentirsi dire che è libero di andare. Purtroppo, il piccolo gentiluomo non sa che il Bardo è regolato da leggi spietate: i bambini non possono indugiarvi. Chi si ferma è perduto.

A questo punto, ricompare Roger Bevis iii, il primo spirito a essere entrato in scena, quello con un’ imbarazzante questione pendente. Lui e i suoi “amici” volevano solo “guarire” in pace, ma ora sono costretti ad assumere il ruolo di reclutanti eroi e a incontrare un’altra anima inquieta. Il presidente degli Stati Uniti, spezzato dal lutto e dal peso delle sue responsabilità, viene a trovare il suo ragazzo:

It is a secret. A bit of secret weakness, that shores me up; in shoring me up, it makes more likely that I shall do my duty in other matters (…) Dear boy, he said, I will come again. That is a promise.

In una notte agitata, il mondo dei vivi e quello del Bardo si sfiorano, con risultati inaspettati.

Saunders ha costruito un “meraviglioso mostro”, un pastiche che non cessa mai di stupire il lettore. Basta pensare alla struttura del libro: capitoli polifonici, in cui le voci dei vari spiriti si trasformano in un coro da tragedia, sono alternati a monologhi e a passaggi in cui brani tratti da resoconti storici convivono con fonti inventate. Tante opinioni discordanti, in lotta tra loro, rendono perfettamente sia l’angoscia di un paese caduto nel baratro della Guerra Civile, sia la confusione che attanaglia i fantasmi. L’unica certezza è un costante, funereo, memento mori.

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Il paragone con Spoon River è inevitabile, ma Lincoln in the Bardo ha una diversa prospettiva e un altro impatto emotivo. Qui, il lettore ha più tempo per conoscere i personaggi: gli epitaffi lapidari di rara intensità poetica di Master lasciano il posto a battute di più ampio respiro. Il trio composto da Bevis iii, da Hans Vollman e dal reverendo Everly Thomas si incide nel cuore degli spettatori di questo dramma ultraterreno. Sono anime perse in cerca di redenzione: Bevis non potrà mai consumare il suo matrimonio; il suicida Vollman rimpiange i piccoli piaceri della vita; Everly ha incontrato angeli terribili che hanno messo a dura prova la sua fede.

Per non parlare di Willie, del piccolo soldatino coraggioso, del fiore che è stato reciso troppo presto:

Therefore I know what I must Must stay Is not easy But I know honor Fix bayonets How to be brave Is not easy (…) I must stay I wish to get Home When will I When may I Never if weak Maybe if strong

I passaggi in cui le anime dei due Lincoln, padre e figlio, si ritrovano nel cimitero e riescono spronarsi a proseguire i rispettivi cammini sono tra i più intensi e commoventi del romanzo. Saunders vi obbliga a guardare in faccia la morte e a smettere di fingere, come i “residenti” del camposanto, che non esista:

Trap. Horrible trap. At one’s birth it is sprung. Some last day must arrive. When you will need to get out of this body. Bad enough. Then we bring a baby here. The terms of the trap are compounded. That baby also must depart. All pleasures should be tainted by than knowledge. But hopeful dear us, we forget.

Alla fine di questa epica cavalcata tra realtà e finzione, tra mondo reale e Bardo, sospesa tra le atmosfere di Lee Masters e quelle di Over the garden wall, non vi aspetteranno risposte facili. Dio è inconoscibile, un giudice che dispensa sentenze difficili da interpretare. Gli uomini possono solo rialzarsi dopo ogni sconfitta e continuare a combattere, accettando che è inevitabile commettere degli errori. Come direbbero gli Editors people are fragile things, you should know by now. L’unico barlume di luce viene dalla comunione con gli altri, dalla capacità di vederli come compagni, vittime della stessa trappola: solo insieme, si può sfuggire ai rimpianti e cercare di cambiare in meglio.

P.S. Potete sperimentare in prima persona cosa significa passare una notte a Oak Hill grazie al video prodotto dal The New York Times.

Photo credits: 1)By Julie Lyn from Washington, DC, USA – Oak Hill Cemetary Uploaded by AlbertHerring, CC BY 2.0 2)By Tim Evanson  http://www.flickr.com/photos/23165290@N00/10056393845/, CC BY-SA 2.0,

5 pensieri su “Lincoln nel Bardo

  1. Finalmente una bella recensione che mi fa capire di cosa parla questo libro! Ho letto qua e là, colpa mia certo, in modo affrettato. La tua recensione – chiara, precisa – mi mette sulla giusta rotta per apprezzare un libro che, di primo acchito, mi risultava pretenzioso e un po’, come dire, sopra le righe. Ora … non resta che leggerlo! Grazie Benny, condivido su FB, e intanto approfitto per augurarti tutto il meglio per questo anno che ormai è dietro la porta! Un abbraccio, Pina

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    1. Beh, sopra le righe lo è di sicuro! L’esigenza di chiarezza viene dalla scelta di leggerlo in inglese, che mi ha obbligata a chiedermi cosa diavolo stesse succedendo per almeno un paio di capitoli e a voler fare in modo che eventuali lettori incuriositi da questa recensione potessero orientarsi sin da subito meglio di me ;). Ti ringrazio di cuore e ricambio gli auguri: spero che il prossimo anno ti porti tante soddisfazioni e buone letture! Bacioni, Benny.

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  2. Pingback: Viaggi nell’aldilà: Il settimo giorno – Unreliablehero

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