Il seggio vacante

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 Non vado in cerca di guai. Di solito sono i guai che trovano me diceva Harry Potter. A me, invece, verrebbe da dire: non vado in cerca di recensioni problematiche, sono loro a trovare me. Avrei voluto accodarmi ai commentatori che hanno parlato de Il seggio vacante come di un romanzo geniale e ricco di sapienza letteraria. Purtroppo, non sono d’accordo. So di rischiare di venire colpita da un crucio o da un’altra fattura dei fan di J. K. Rowling, ma devo essere onesta con voi.

Quando ho preso in mano questo libro ero entusiasta: il riassunto prometteva una storia politicamente scorretta, di quelle che mettono a nudo, senza pietà, ipocrisie e bugie. Questa sintesi non è menzognera, ma omette un piccolo dettaglio: per arrivare ai colpi di scena e alle rivelazioni al vetriolo, bisogna sopportare tre lunghi capitoli che procedono con esasperante lentezza. Stando ad alcuni commenti su internet, non sono l’unica ad aver pensato che leggerli equivalga a spingere una bicicletta su per un’impervia salita.

Il romanzo inizia con l’accensione di una lunga miccia: la morte del consigliere Barry Fairbrother. Con la sua scomparsa, uno dei seggi dell’amena (almeno a un primo sguardo superficiale) cittadina di Pagford diventa vacante. Questo vuoto improvviso dà il via a una campagna elettorale destinata a sconvolgere la vita di più di una famiglia e a rivelare che c’è un motivo per cui simili paesini della campagna inglese sono così amati dal Padre Brown o dalla Miss Marple di turno. A questo punto, vi starete domandando quale sia il problema, cosa possa rovinare una simile premessa.

L’inghippo sta nell’introduzione dei personaggi: per capoversi e capoversi, ho avuto l’impressione di essere la nuova arrivata nel quartiere, quella che si deve sorbire le visite di innumerevoli vicini, che deve memorizzare un sacco di nomi in una volta e che si sente raccontare le stesse cose più volte. La Rowling vuole che il suo lettore si addentri nella vita quotidiana di Pagford. Prima di iniziare a svelare gli altarini, la scrittrice ha bisogno che tu entri nelle case e nelle teste dei cittadini, a costo di rallentare inesorabilmente la trama.

Solo quando tutti i pezzi del puzzle sono al loro posto ed il lettore è un filino stremato, inizia la discesa e il romanzo riacquista velocità. Allora si capisce che valeva la pena di spingerla quella cavolo di bici. Perché ora che sai quanto marciume si nasconde dietro i visi puliti dei bravi abitanti di Pagford, intuisci che la cittadina ha più potenziale esplosivo di una cassa di dinamite. Nessuno qui è davvero irreprensibile come vorrebbe credere e un paio di parole ben assestate possono bastare per far franare facciate edificate su anni di bugie e auto-inganni.

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Gli adolescenti di Pagford, perennemente in lotta con genitori troppi presi da sé stessi e dai loro problemi, sono i primi a voler mettere a nudo le scomode verità che gli adulti cercano di nascondere:

Ciccio voleva ritrovare una sorta di innocenza e la strada che aveva scelto per riconquistarla passava per tutte le cose che gli altri consideravano riprovevoli ma che, paradossalmente, erano per lui l’unica via verso l’autenticità; verso una sorta di purezza. Curioso come tutto spesso si rovesciasse, come tutto fosse il contrario di quanto gli altri insegnavano, Ciccio cominciava a pensare che sarebbe bastato capovolgere, l’una dopo l’altra, tutte le opinioni convenzionali per ottenere la verità. Voleva attraversare labirinti bui e combattere con le sconosciute creature che li abitavano; voleva rompere il guscio della pietà e scoprire l’ipocrisia (…).

Il conflitto generazionale si somma a una serie di tensioni intestine, a dissidi che dividono la cittadina in fazioni. Le divisioni e le ansie dei cittadini di Pagford finiscono col confluire sul perfetto capro espiratorio: i Fields, un’area disagiata, situata al confine del paesino. Fairbrother credeva che gli abitanti di quel quartiere avessero bisogno di sostegno per potersi integrare nella comunità. Purtroppo, dopo la sua scomparsa, ha preso piede l’ala del consiglio che considera gli emarginati solo come dei tipacci brutti, sporchi e cattivi. La cecità dei benpensanti nei confronti dei disoccupati e dei tossici, che combattono una battaglia che sembra persa in partenza contro la droga e i loro demoni, è l’ennesima dimostrazione della loro incapacità di vedere oltre il velo della loro ipocrisia e del loro finto buonismo.

Intanto, banali oggetti quotidiani iniziano la loro trasformazione in pistole di Cechov, pronte a sparare da un momento all’altro per dare il via al gran finale che riscatta i primi capitoli del romanzo. Forse, l’adattamento televisivo de Il seggio vacante, ha risolto i problemi di ritmo della storia. Quello che è sicuro è che questo libro si inserisce perfettamente nel filone dei moderni drama britannici, basta pensare a Broadchurch e a Liar: storie che mettono a nudo gli aspetti più meschini della società contemporanea, quelli meno politically correct, e le sue ipocrisie.

Photo credits: 1)By Source (WP:NFCC#4), Fair use, https://en.wikipedia.org/w/index.php?curid=36319767 2) Wikipedia

9 pensieri riguardo “Il seggio vacante

    1. Temo che per molti fan di Harry Potter sia stato una delusione. L’idea di base è molto interessante, ma la realizzazione lascia un po’ a desiderare ed è un vero peccato perché questa era l’occasione perfetta per mettere a nudo le tematiche che si intuivano dietro la facciata di Privet Drive. Fossi in te, darei un occhio a un po’ di altre recensioni per valutare se vale la pena di affrontare la lettura o no. Buone letture!

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    1. Ti ringrazio :), ma non so se è il libro giusto per renderle giustizia. Diciamo che io mi sono ritrovata catapultata a forza nel mondo di Harry Potter quando ero solo una ragazzina e mi hanno regalato, così a caso, il terzo volume di Harry Potter. Mi verrebbe quasi da dirti di provare (magari vedendo se ne trovi uno in biblioteca così da non avere sensi di colpa) con la serie di gialli della Rowling che dicono sia molto interessante ;).

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  1. Il seggio vacante è l’unico libro della Rowling che non ho mai letto. Ho amato la saga di Harry Potter e tutti i vari annessi che occupano un posto d’onore nella libreria, mi è piaciuta anche molto la serie di gialli da lei scritta, ma questo non mi ha mai ispirato. Ho provato con la serie televisiva della BBC ai tempi dell’uscita ma ho abbandonato dopo pochissimo.
    Adoro come scrive ma la trama proprio non mi incuriosisce 😊

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