Perché vale la pena di vedere Coco


Maledette cipolle. Si asciuga gli occhi. Sto per presentarvi una pellicola che si è aggiunta all’elenco dei titoli capaci di farmi spuntare le lacrime, costringendomi a incolpare un certo ortaggio così da dissimulare il mio coinvolgimento emotivo. La lista comprende il devastante finale della sesta puntata della serie Horatio Hornblower e il film The Imitation Game. Ora, devo aggiornarla per includere anche Coco, lungometraggio animato della Pixar.

Quando è uscito nelle sale l’ho ignorato: vuoi perché non ho nipoti da sfruttare per rendere più accettabile la mia passione per l’animazione, vuoi perché i trailer che avevo visto non mi avevano convinta. Sembrava l’ennesima storia di un ragazzino talentuoso che vuole inseguire il suo sogno nonostante l’opposizione della sua famiglia. Miguel Rivera mi ha ricordato un po’ troppo Hiro, il giovane genio protagonista di Big Hero 6, e io ero stufa di giovani perfetti, di astri nascenti. Io e la mia autostima abbiamo bisogno di imperfetti, di eroi problematici.

Così Coco è finito nel dimenticatoio, almeno sinché non mi sono imbattuta in alcune clip del film su You Tube che mi hanno anche fatto venire voglia di vedere il lungometraggio. Perché? Perché in quelle scene ho visto in azione Héctor, uno scheletro male in arnese, dal sorriso truffaldino e dal grande cuore. Ora, per evitare di anticiparvi metà della trama, e lo farei inevitabilmente, se dovessi spiegarvi perché questo personaggio mi ha conquistata, dividerò la recensione in due parti. Se non avete ancora visto questa pellicola, smettete di leggere quando ve lo dico.

Il film si apre con una serie di coloratissime ghirlande decorate, i tradizionali papel picado. Tramite questi festoni, scopriamo che i Rivera odiano la musica perché la trisnonna Imelda è stata abbandonata da un musicista, che ha lasciato lei e la loro figlioletta Coco per inseguire la fama. La donna non ha perso tempo a piangersi addosso e si è trasformata in un’imprenditrice di successo, nella capostipite di una stirpe di calzolai che hanno bandito le canzoni dalle loro vite e dai loro cuori, almeno finché una giovane pecora nera non si è resa conto di preferire le note alle scarpe.

Il dissidio tra Miguel e i suoi cari esplode nel Día de Muertos, il giorno dei morti. Dopo una serie di imprevisti, il ragazzo si ritrova catapultato in un oltretomba popolato da scheletri, dove incontra la sua “famiglia ultraterrena”. L’astio degli avi Rivera verso i musicisti spinge Miguel a non affidarsi a loro e a formare un improbabile sodalizio con Héctor, un povero diavolo che potrebbe fargli incontrare il suo idolo musicale, il “fu” Ernesto de La Cruz. Però, il giovane ha poco tempo a sua disposizione: se non riuscirà a tornare a casa entro l’alba, rimarrà bloccato nell’aldilà.

dia de los muertos

Coco conquista noi spettatori con un susseguirsi di colori vibranti che ci trasportano subito nel cuore pulsante del Messico. I dettagli dell’animazione e il design del mondo dei morti, una sorta di città che si sviluppa in verticale, collegata al mondo dei vivi da una serie di incredibili ponti floreali, catturano l’occhio e lasciano a bocca aperta. Viene voglia di saperne di più sul Dias de los Muertos, di conoscere tutti i dettagli di questa tradizione, di immergersi nella cultura messicana, di capire come si è sviluppata questa particolare concezione dell’aldilà.

La Pixar sa come giocare con le emozioni degli spettatori e bisogna ammettere che il regista Lee Unkrich si è dato da fare per creare una vera e propria giostra emotiva, un susseguirsi di risate e lacrime. Coco ci sorprende perché pensiamo che la trama stia andando in una certa direzione, quando invece non è così. Quando si rivede il film, si ci rende conto di tanti piccoli segnali, di tanti elementi di foreshadowing che passano inosservati a una prima visione e che rendono ancora più intrigante la pellicola.

Queste sono le ragioni, prive di anticipazioni, per cui vale la pena di vedere questo lungometraggio. Ora, è giunto il momento di parlare un po’ di Héctor. Quindi, se non avete ancora guardato il film fermatevi qui.

SPOILER ALERT

Héctor entra in scena vestito da Frida Khalo. Come non amarlo? Non so voi, ma non appena il mio sguardo si è posato su di lui, mi si è allargato il cuore. Perché come si fa a non provare tenerezza per questo disgraziato che sta cercando in tutti i modi di rivedere, almeno un’ultima volta, sua figlia, e che è disposto a provare ogni stratagemma, anche il più assurdo, per attraversare il ponte di fiori a cui gli è stato negato l’accesso?

Nell’adattamento letterario del film viene detto che questo povero scheletro sta andando in pezzi, sia fisicamente che mentalmente, ed è la triste verità. Infatti le sue ossa non possono contare sul sostegno dato dal potere della memoria dei vivi, mentre la sua mente è oppressa dalla consapevolezza della sua fine imminente e dall’impossibilità di far sapere a sua moglie e alla sua Coco che lui le ha amate e che non avrebbe mai voluto abbandonarle. (Spero che nessuno si sia azzardato a non prestare ascolto al mio monito riguardo agli spoiler).

Dovrebbe essere invelenito, incattivito dal dolore e dalla solitudine, invece ha ancora un cuore d’oro: continua a mettere in atto folli piani, invece di arrendersi; non prova rancore verso Imelda che l’ha condannato all’oblio; conforta Miguel anche quando crede, erroneamente, che sia il nipote di Ernesto, dell’uomo che l’ha ucciso per impossessarsi delle sue splendide canzoni. Come dicono i suoi fan su Tumblr: All that pain and misery… and loneliness… and it just made him kind.

Lui è il perfetto opposto di De la Cruz, del classico macho bellone e dalla mascella scolpita. Non ha scritto il suo componimento di maggior successo per ottenere la fama, l’applauso che anche Miguel, almeno inizialmente, insegue: lo ha creato per sua figlia e se fosse stato per lui sarebbe rimasto quello che era, una semplice e tenera ninna nanna. Purtroppo sullo spartito di Ricordami, oltre alla dicitura tenderly, c’era anche quella rubato. Il fatto che quella melodia dolce sia stata trasformata da Ernesto in una hit passionale la dice lunga sul carattere di questi due personaggi.

Ormai lo avrete capito: è per colpa di questo eroe imperfetto se mi tocca vedere Coco con una confezione di fazzoletti a portata di mano, specialmente se decido di farmi ancora più male ascoltandolo in lingua originale con la voce di Gael García Bernal. Perché sì Héctor è un genio, ma è difficile invidiarlo: ha commesso un singolo errore, lasciare Santa Cecilia, e ha dovuto trascorre un’eternità tormentandosi per quella decisione. Invece del successo che gli sarebbe spettato, ha dovuto fare i conti con il fallimento, con la sconfitta.

Alla fine della storia, è lui l’eroe positivo a cui dobbiamo guardare e non De La Cruz, come credevamo all’inizio del film. Perché la vera grandezza non sta certo nel cogliere l’attimo fregandosene degli altri, ma nel saper coltivare la gentilezza anche nei momenti più bui. Anche quella donna forte e coraggiosa, ma inflessibile, che è Imelda lo sa bene ed è per questo che, nonostante tutto, Héctor è stato, è, e sarà sempre l’amore della sua vita.

Photo credits: Di Paolaricaurte – Opera propria, CC BY-SA 4.0.

13 pensieri su “Perché vale la pena di vedere Coco

  1. Anch’io ho ignorato il film quando è uscito nelle sale, nonostante il trailer mi avesse attirata. Diciamo che non ho trovato l’occasione giusta, altrimenti sarei andata a vederlo. Ho letto fino allo “spoiler alert” e mi hai intrigato ancora di più, soprattutto parlando di foreshadowing! Prima o poi lo vedrò. Grazie per la segnalazione. 🙂

    Piace a 2 people

  2. Pingback: Viaggi nell’aldilà: Il settimo giorno – Unreliablehero

  3. Mi sembra di aver trovato un altro che la pensa come me. Le imperfezioni delineano bene un personaggio, molto più delle sue qualità.
    Per quanto riguarda Coco, canto del cigno della Pixar, da lì in poi non ha più fatto un film che mi abbia convinto così tanto

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.