La vera storia del pirata Long John Silver

la vera storia del pirata long john silver

Il mare riempiva i miei sogni con le più deliziose visioni di strane isole ed avventure… L’isola del tesoro, Robert Louis Stevenson

Le storie di mare esercitano un fascino irresistibile sulla mia immaginazione di lettrice. Per questo, ho deciso di dedicare tre appuntamenti speciali alla letteratura marinaresca. Siete pronti a levare le ancore per salpare su onde d’inchiostro? Il primo scrittore-navigatore che traccerà per noi la rotta è Björn Larsson, l’autore de La vera storia del Pirata Long John Silver.

Il nostro punto di partenza è la locanda dell’Ammiraglio Benbow, il ritrovo perfetto per lupi di mare letterari alle ricerca di isole immaginarie e forzieri di parole. Mettetevi comodi e scegliete il vostro veleno preferito: il rum giamaicano dei bucanieri o il caffè amato dagli ufficiali della Royal Navy. Ora siete pronti per incontrare (o per rincontrare) una vecchia canaglia con una gamba di legno.

Il Silver di Larsson è un uomo al tramonto che si volge indietro per tracciare un bilancio della sua esistenza, di una vita burrascosa e imprevedibile. Quello che emerge dalle sue carte è il ritratto di un pirata dall’orgoglio smisurato, di un masnadiere dallo sguardo diabolico, di un Ulisse moderno dalla lingua affilata come l’acciaio, disposto a tutto pur di sopravvivere:

Vivere. A qualunque prezzo. È stato questo il mio scopo, lo riconosco volentieri. Ma chi è toccato pagare, mi chiedo, ora che posso farlo a mente fredda? A spese di chi e di quanti ho vissuto? Ho succhiato la vita come una sanguisuga, e, benché mi sia vantato del contrario, si direbbe che io abbia dissanguato un po’ tutti, a voler essere onesti.

Long John è l’esatto opposto dei protagonisti che di solito mi affascinano: è un self-made man spregiudicato, terribilmente sicuro di sé, senza una bussola morale. Non incontra mai avversari degni di nota: tutti i suoi nemici paiono essere troppo stupidi o troppo ingenui per tenergli testa, anche quando basterebbe solo un pizzico di sale in zucca per non credere alle sue menzogne. Lo ammetto: è il tipo di personaggio che butterei volentieri fuoribordo senza pensarci su due volte.

Se ho letto questo libro non è stato tanto per la sua voce narrante quanto per il suo autore: dietro il pirata si celano l’amore di Larsson per la vela, il suo interesse per la letteratura di mare, la sua passione per la libertà. Sullo sfondo del ritratto del filibustiere, si scorge un affascinante paesaggio marino tratteggiato con pennellate storiche, letterarie e poetiche.

Lo scrittore svedese ha dato vita a un nodo marinaresco di intrecci metaletterari: il “suo” Long John deve confrontarsi con un altro sé stesso, con l’originale, il Silver di Stevenson. Il pirata dalla lingua d’argento, mentre mette nero su bianco la sua “vera” storia, dialoga sia con Jim Hawkins sia con l’autore di Robinson Crusoe. Nella finzione immaginifica di Larsson, il bucaniere senza una gamba chiacchiera amichevolmente con Daniel Defoe e gli fornisce spunti per la sua storia della pirateria.

long john silver

La nostra mappa letteraria si arricchisce di nuove isole di carta durante la lettura del romanzo: dall’Isola del tesoro a quelle su cui sbarcano il Capitano Singleton e gli altri avventurieri del mare di Defoe. C’è ancora un ultimo approdo da aggiungere alla nostra carta nautica per comprendere davvero La vera storia del pirata Long John Silver: Bisogno di libertà. In quel libro si ritrovano gli stessi interrogativi sull’indipendenza, sui suoi limiti e sul desiderio di possederla ad ogni costo, che animano ogni capitolo della biografia del bucaniere.

La figura del pirata è da sempre legata all’idea della libertà, della liberazione da ogni costrizione e legame (anche io, nel mio piccolo, ho scelto come sfondo di una mia ribellione giovanile un vascello piratesco, il Neptune):

“ho notato che voi pirati avete molte buone qualità, già, non vi aspettavate di sentirlo dire da uno come me, ma è così. Non vi piegate di fronte alle autorità, bevete la coppa della libertà fino all’ultima goccia vi rivoltate contro tutte le ingiustizie verso i più deboli – per voi la giustizia viene prima della pietà – mettete ai voti tutte le vostre decisioni e lasciate che ognuno dica la sua. A bordo non fate distinzioni tra la gente né di razza, né di religione. Sì, potrebbero trarne un bel po’ di lezioni i nostri governanti se ne avessero il coraggio (…).”

Però la vera realtà della pirateria non è poi così idilliaca: i bucanieri si lasciano spesso andare ad eccessi di violenza e crudeltà. Larsson, che si è interrogato per anni sul tema della libertà, è capace di mettere in luce tutti i limiti che gli esseri umani possono porre alla loro indipendenza o a quella altrui. Ogni personaggio che il suo Silver incontra offre più di uno spunto di riflessione su questo argomento complesso: dagli schiavi incatenati, ai capitani che tiranneggiano i loro equipaggi, al tormentato England.

l'isola del tesoro

Long John è l’incarnazione di una libertà anarchica, assoluta, che non guarda in faccia a nessuno, ma che esige un tributo salato:

“Non c’era anima? (…) Avere tutto il tempo che si vuole davanti a sé. Non aver problemi, lasciare passare i giorni, senza fretta. Diventare ricchi e poter fare di se stessi quel che si vuole, alla fine. Non è anima, questa? O come altro la chiameresti?”
“Non si può avere un’anima, se si è soli. Non si è niente.”

Tutti i migliori racconti di mare sono metafore della condizione umana: delle linee d’ombra che dobbiamo attraversare, delle tempeste che mettono a repentaglio le nostre certezze, della nostra solitudine esistenziale, che può essere alleviata solo cedendo una parte della nostra libertà per condividere la rotta con dei compagni, segreti o no. La vera storia del pirata Long John Silver è una di queste storie. Se volete conoscerne e condividerne altre sapete dove trovarmi: il prossimo appuntamento è fissato per questo sabato.

P.S. A proposito di compagni di navigazione, non posso non citare Pina Bertoli de Il mestiere di leggere e i suoi Magnifici sette: un ciclo di racconti in cui il classico tema dei sette mari viene reinterpretato in chiave attuale.

Photo credits: 1)Di Trasferito da en.wikisource su Commons da Billinghurst utilizzando CommonsHelper., Pubblico dominio, 2)Public Domain, Wikimedia.

14 pensieri su “La vera storia del pirata Long John Silver

  1. Mia cara Benny, con le tue parole incanteresti chiunque! altro che Sherazade…. ogni tua recensione è ben fatta, efficace e accattivante. E sono d’accordissimo sul fatto che le storie di mare siano quasi sempre metafore della vita (quanti esempi….). Di questo libro, mi attira molto la costruzione a rimandi letterari che fa navigare nel mare della letteratura. I pirati (che tutt’oggi infestano molti mari) nella realtà non erano (sono) proprio dei gentiluomini…. ma, come sempre, le eccezioni non mancano.
    Grazie per avere nominato i miei mini racconti!

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    1. Grazie a te per i tuoi racconti (pregusto già la prossima puntata). Nel libro Silver non fa certo la figura del gentiluomo, credimi: ad essere affascinante è anche la contrapposizione tra pirata “ideale-letterario” e reale :). P.S. Ma magari riuscissi a incantare con le mie parole. Sto ancora lavorando sulla mia penna con la mia dispettosa musa.

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  2. Pingback: Leggende del mare – Unreliablehero

  3. Che gioia leggere questo articolo! Anche a me il fascino marinaresco esercita un certo effetto… Ho appena finito La linea d’ombra, che è diventato uno dei miei libri preferiti, e ho appena iniziato L’isola del tesoro. Sono proprio appena arrivata all’entrata di scena di Silver. Avevo adocchiato il libro di Larsson e sono molto curiosa di leggerlo! A proposito, ieri in libreria ho visto “L’ultima avventura del pirata Long John Silver”, per caso lo hai letto? Questi tuoi articoli cascano a pennello, appena posso recupero anche gli altri! Ciao! 🙂

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    1. Grazie. Sono felice che anche tu apprezzi il genere marinaresco! Adoro La linea d’ombra :). Non ho ancora letto “L’ultima avventura…” se non ricordo male, si tratta di una raccolta di capitoli che non sono stati inseriti nella vera storia. Buona “navigazione” in compagnia di quella canaglia di Silver!

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