La breve favolosa vita di Oscar Wao

la breve favolosa vita di oscar wao

Detesto con tutto il cuore i glossari a fondo volume: se sono presa dalla lettura, l’ultima cosa che voglio fare è mollare un paragrafo a metà per cercare il significato di una parola alla fine del libro, invece di poterlo trovare a piè di pagina. Quindi dovrei odiare La breve favolosa vita di Oscar Wao di Junot Díaz. Invece no: non si può dire di no a una trama che è una miscela esplosiva a base di storia e fantascienza, Sauron e Trujillo, sesso e nerd, anche a costo di doversi barcamenare tra due glossari (uno “fantasy” e uno di spagnolo-dominicano).

Mi è bastato leggere la presentazione del protagonista per capire che non avrei potuto rimettere questo romanzo sullo scaffale. Oscar è un nerd dominicano obeso e goffo, che vive nel New Jersey. Sogna di poter conquistare ragazze che non lo degnano di uno sguardo e vuole diventare il prossimo Tolkien. La mia maledizione è quella di non poter resistere al “fascino” dei personaggi imperfetti e sfigati, mentre quella di Oscar, il fukú, è proprio la sfiga con la esse maiuscola, una condanna del sangue che affligge la sua famiglia e tutti coloro che hanno radici nella Repubblica Dominicana:

Fukú americanus (…): usato in genere per indicare qualche tipo di maledizione o sventura, e in particolare la Maledizione e la Sventura del Nuovo Mondo. (…) Santo Domingo potrà essere il Chilometro Zero del fukú, il suo porto d’ingresso, ma siamo tutti suoi discendenti, anche quelli che non sanno di esserlo.

Cosa c’entra Santo Domingo, un luogo che di solito evoca il sogno di spiagge bianche e acque cristalline con la sfiga? Stando al corso accelerato di storia che Díaz offre ai suoi lettori, con l’ausilio di una serie di note a più di pagina venate di nera ironia, questo paradiso tropicale ha avuto qualche problemino con una Cortina di banane. Per non parlare dell’amabile signore che ha nascosto più di un cadavere nel bagaglio della sua auto. Trujillo Molina ha incarnato la forza distruttrice del fukú: ha portato sventura e ha segnato il destino degli avi di Oscar.

repubblica dominicana spiaggia

Il romanzo si configura come una tragedia in tre atti: una catastrofe annunciata. Di capitolo in capitolo, la voce narrante sposta i riflettori su un diverso personaggio, su un singolo ramo del disgraziato albero familiare del protagonista, interrompendo la linea temporale del nerd obeso con flashback che illuminano il passato, svelando le fila del complotto, dell’anatema infinito.

La prosa di Díaz è colloquiale, scorrevole e diretta: come ogni trucco ben riuscito, nasconde dietro un’apparente semplicità la maestria del suo autore. Lo scrittore riesce a far convivere nella stessa pagina lo slang ispanico e l’idioma nerd, a creare un  punto d’incontro tra storia e fantascienza. Stabilisce un inedito paragone tra i deliri spaziali e quelli del regime reale, tra l’occhio di Sauron e quello di Trujillo, tra i funesti Spettri dell’Anello e i fedelissimi del dittatore. Gli anni più oscuri di Santo Domingo sembrano davvero usciti da una distopia, da un incubo irreale.

Purtroppo, l’orrore reale riesce quasi sempre a battere quello immaginario. Servirebbero allora degli eroi, dei Capitan Marvel o degli spettacolari Uomini Ragno, oppure una compagnia di paladini della Terra di mezzo. Non ci sono: la realtà ci nega anche questa illusione. I personaggi di Díaz sono tristemente soli di fronte all’Oscurità, sia che si tratti dell’ombra gettata da un despota, sia che si tratti delle tenebre di passioni pericolose. Per non parlare del nemico più pericoloso, di quello che ci segue sempre: il buio che si annida dentro di noi.

il signore degli anelli

La matriarca, La Inca, ha assistito alla caduta della gloriosa Casa Hatüey: la magione avita spazzata via dal regime. Questa donna tenace, dotata di una grande forza interiore, che viene spesso paragonata all’elfa Galadriel, è riuscita a strappare alle tenebre solo Belicia Cabral, l’inquieta madre dell’impacciato nerd:

Beli aveva i desideri embrionali di quasi tutti gli adolescenti sognatori di un’intera generazione, ma lasciate che vi chieda: e allora? Nessuna pia illusione poteva cambiare la dura realtà, e cioè che Beli era un’adolescente nella Repubblica Dominicana di Rafael Leónidas Trujillo Molina, il Tiranno Più Tirannico Che Abbia Mai Tiranneggiato. Il paese, la società, erano praticamente a prova di evasione. L’Alcatraz delle Antille.

Belicia, dalla pelle troppo scura, dalle finanze troppo scarse, e dalle tette troppo formidabili (che in una dittatura di stupratori, si sa, rischiano di attirare le attenzioni sbagliate) riesce a fuggire, ma solo dopo aver superato una terribile notte oscura. Guarda caso, il luogo dove deve affrontare il fukú è un campo di canna da zucchero: le Sorelle Mirabal, fiere oppositrici del despota dominicano, sono state assassinate in una piantagione. Quando lascia Santo Domingo per il New Jersey, Beli porta con sé sia il ricordo di quella terribile sera, sia l’antica maledizione.

Qualche anno dopo, i figli di Belicia, Oscar e sua sorella Lola, sono costretti a fare di nuovi i conti con l’Oscurità. La giovane ha un difficile rapporto con la madre e sogna una via di fuga. Suo fratello, invece, finisce con l’incarnare lo spirito di ogni outsider, di chiunque non riesca a trovare un posto nella società:

Ogni giorno vedeva i ragazzi “fichi” tormentare violentemente i grassi, i brutti, gli intelligenti, i meticci i neri, gli antipatici, gli africani, gli indiani, gli arabi, gli immigrati, i diversi, gli effeminati, i gay, e in ognuno di essi vedeva se stesso.

Il ragazzo grasso e impacciato non verrà mai morso da un ragno radioattivo, non incontrerà mai viaggiatori spaziali o nani in cerca di compagni d’avventura: non diventerà mai un eroe. Come gli intellettuali che si sono opposti alla dittatura, anche lui è destinato allo scacco. Eppure, la sua vita complicata e tragicomica, sospesa tra sfiga onnipresente e fica non pervenuta, riesce a diventare a suo modo esemplare, eroica. Come lo Stoner di Williams, anche questo emarginato ha qualcosa da insegnarci sull’esistenza, sul destino e sulla resilienza.

Quindi, glissando sui glossari, mi vedo costretta a consigliare la lettura de La breve favolosa vita di Oscar Wao (Mondadori, 2008) sia a tutti i lettori che vogliono conoscere le pagine più oscure della storia di Santo Domingo, sia a quelli che sanno cosa voglia dire essere dei nerd in un mondo dominato “dai fichi”.

Photo credits: 1) Frank Krebs, Panoramio 2)Di Александр Коротич – Opera propria, CC BY-SA 4.0, Wikimedia.

14 pensieri riguardo “La breve favolosa vita di Oscar Wao

  1. La tua recensione mi ha molto incuriosita. Amo tutto ciò che esula dalle normali righe della tradizione, dalle etichette, dalle categorie. Mischiare fantasy, stile di vita nerd e storia di Santo Domingo mi sembra un’idea ardita e, come tale, cattura il mio interesse.
    Grazie per avermi fatto conoscere questo testo. Lo cercherò e leggerò molto volentieri.

    Piace a 1 persona

  2. Non avevo mai sentito parlare di questo libro ma devi dire che mi hai incuriosita, soprattutto per i temi di nerd, fantasy, Tolkien in una veste insolita. Concordo sul glossario ma a volte le cose che meno sopportiamo in certi casi ci fanno cambiare opinione!
    Come al solito anche questa recensione è scritta benissimo 💕

    Piace a 1 persona

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