Un giorno questo dolore ti sarà utile

un giorno questo dolore ti sarà utile cameron adelphi

Credo di aver iniziato a vedere, senza mai finirlo, il film tratto da questo romanzo almeno tre volte. I terrificanti bidoni dell’immondizia “artistici” che la madre del protagonista cerca di smerciare nella sua pseudo-galleria d’arte sono uno dei pochi frammenti della pellicola ad essermi rimasti impressi. Come spesso mi accade, salvo rare eccezioni, ho preferito di gran lunga il libro al suo adattamento. Avevo bisogno di conoscere il complesso protagonista di Un giorno questo dolore ti sarà utile (Adelphi, 2007) attraverso le parole del suo autore, Peter Cameron.

James Sveck è un agiato diciottenne newyorchese che vive con una sorella linguista, una mamma distratta dal fallimento del suo ennesimo matrimonio e con un cane che si comporta da non cane. In teoria, dovrebbe godersi l’estate, in attesa di iniziare l’università in autunno. In realtà, vorrebbe solo fuggire nel Midwest, affittare una casa e trascorrere le sue giornate in solitudine. Il giovane preferisce l’arte e la letteratura ai rapporti umani, all’interazione con i suoi coetanei:

Non sono uno psicopatico (anche se non credo che gli psicopatici si definiscano tali), è solo che non mi diverto a stare con gli altri. Le persone, almeno per quel che ho visto fino adesso, non si dicono granché di interessante. Parlano delle loro vite, e le loro vite non sono interessanti. Quindi mi secco. Secondo me bisognerebbe parlare solo se si ha da dire qualcosa di interessante o di necessario.

James vive costantemente all’ombra, sotto una nuvola carica di tristezza. La sua intelligenza e la sua sensibilità hanno finito, paradossalmente, col danneggiarlo, isolandolo dal resto del mondo. Questo personaggio è stato spesso paragonato a Holden Caulfield, ma, secondo me, ricorda anche Esther Greenwood, la protagonista de La campana di vetro. Come lei, anche lui è oppresso da una sorta di cupola invisibile che gli toglie il respiro, che lo spinge a fuggire, a evitare il confronto sia con sé stesso che con gli altri.

thomas cole età dell'uomo giovinezza

Le uniche persone con cui il ragazzo si sente in sintonia sono la nonna Nanette e l’affascinante John. Lei sa ascoltarlo senza giudicarlo, sa rispettare i suoi silenzi e lo ama incondizionatamente. Nanette ha capito che le persone più interessanti e profonde sono quelle che si sono ritrovate a dover accettare il dono crudele dell’infelicità, imparando a fare entrare luce dalle loro ferite. Invece, John è un brillante afroamericano gay che dovrebbe occuparsi della galleria d’arte e dei suoi bidoni, ma che, a dire il vero, passa la maggior parte del suo tempo online cercando l’amore su siti d’incontri.

Dopo un incidente, dopo un’esperienza orribile che fa venire alla luce per l’ennesima volta la distanza che separa il diciottenne dai suoi coetanei, i suoi genitori decidono di mandarlo da una psicologa. D’altro canto, chiunque dovrebbe vedere un terapeuta, dopo aver avuto una discussione del genere con il proprio padre:

“Va be’, insomma… i ragazzi normali stanno fra loro. Escono. Hai capito cosa voglio dire”.
“Pensi che io non sia normale?”.
“James, sappiamo tutti e due che non sei mai stato normale. Non c’è bisogno di star qui a discutere. Parliamo d’altro. È ovvio che ho toccato un punto dolente. Mi rincresce, volevo solo esserti d’aiuto”.
Sono rimasto zitto.

Le pagine dedicate alle sedute con la dottoressa Adler sono tra le più interessanti del libro, perché sembrano invitare il lettore a mettersi nei panni della psicologa, a studiare ogni parola per protagonista per comprenderne a fondo la psiche. James non ama fare uscire i pensieri dall’hangar buio della sua mente: preferisce nascondersi dietro un velo di sarcasmo o tacere, perché sa che i discorsi possono dare vita a fraintendimenti. Ogni termine ha la sua importanza:

“Non so bene che cosa succede tra due persone che hanno interesse l’una per l’altra – anzi, dovrei dire “succeda”?”.
“Non credo che abbia importanza” ha fatto lei.
“Certo che ha importanza” le ho risposto. “Il congiuntivo è più giusto, e a non farci caso, si fa…”.
“Si fa cosa?”.
“Si fa del male al mondo. Sono piccole cose così, come usare la lingua in modo corretto, che lo fanno funzionare. Funzionare bene. Se ci lasciamo andare sprofonda tutto nel caos. (…)”.

James ha paura della confusione, dei cambiamenti che disturbano lo status quo: si comporta come se la vita fosse una camera d’albergo che deve essere lasciata immacolata, anche a costo di non poterla usare, di non poter nemmeno disfare il letto per timore di disturbare l’algida perfezione delle lenzuola. Agendo così rischia di non vivere, di non crescere, di lasciarsi morire prima ancora di aver vissuto.

thomas cole il viaggio della vita

Quello che alcuni non hanno esitato ad etichettare come un ragazzo disadattato, è in realtà un adolescente che si trascina dietro una serie di ferite interiori e di inquietudini su cui non si può stendere un semplice cerotto. Potranno guarire solo col tempo: l’unica cura capace di risanare le lacerazioni causate dai traumatici cambiamenti che segnano il passaggio dall’infanzia all’età adulta in una New York mondana, che respinge ai margini la diversità e le inquietudini esistenziali.

Un giorno questo dolore ti sarà utile è un libro breve, che brilla più per i contenuti che per lo stile, volutamente essenziale. Cameron lo conclude con un finale aperto, con una porta spalancata sul futuro. Se siete dei diciottenni o degli ex-adolescenti che hanno trascorso più di una giornata sentendosi sperduti e cercando di capire se dalla vostra tristezza sarebbe mai nato qualcosa di buono, questo è il libro perfetto per voi.

P.S. I due quadri che ho inserito nell’articolo fanno parte di un ciclo che viene citato nel romanzo. Il pittore Thomas Cole ha rappresentato le quattro età dell’uomo in una serie di dipinti che affascinano James, perché sembrano rappresentare perfettamente l’apprensione con cui lui stesso guarda alla maturità, all’età adulta.

Photo credits: 1) By Photographed by Elizabeth Roy, 11/7/06, Public Domain, 2) By National Gallery of Art, Public Domain. 

13 pensieri su “Un giorno questo dolore ti sarà utile

  1. Aussie Mazz

    Eh, un po’ mi sono identificato con la prima frase che hai citato. Sempre a parlare della propria vita… Non è che mi interessino tutti i dettagli di tutte le vite. Si può davvero parlare di qualcosa di più interessante! Sono una persona orribile, lo so.

    Piace a 1 persona

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