Infondate ragioni per credere all’amore

infondate ragioni per credere all'amore pina bertoli

Estate. Le onde si frangono sul litorale sabbioso. Le osservo dal bancone di un bar di Viareggio, mentre metto ordine tra appunti e pensieri sparsi. Accanto a me ci sono un pacchetto di sigarette e un bicchiere: non sono miei. D’accordo, ho mentito. In realtà sono a casa, davanti al computer. Però, ho bisogno di credere di essere in Versilia per entrare nell’atmosfera del libro di oggi. Lasciate correre l’immaginazione e raggiungetemi in spiaggia. Ora siete pronti per incontrare il protagonista decisamente imperfetto di Infondate ragioni per credere all’amore (IoScrittore, 2018)

L’autrice, Pina Bertoli, è partita da una premessa che potrebbe suonare come un cliché visto e rivisto: un ricco borghese inquieto, Francesco, si innamora di una solare operaia di umili natali, Maria. Tensioni sociali e interiori rischiano di distruggere l’amore appena sbocciato. Banale? Neanche per sogno. Basta una sola parola, l’ infondate del titolo, per scombinare le carte, per trasformare quella che avrebbe potuto essere una favola romantica in un ballata struggente, in una storia realistica e coinvolgente, priva di illusioni e di false speranze.

Nel romanzo si avvicendano capitoli narrati in prima persona da Francesco, da Maria e, occasionalmente, da altri personaggi. Istantanee che spaziano dal 1955 al 1999 e che immortalano i momenti più significativi di due vite. All’inizio credevo che la prospettiva di lui si sarebbe alternata a quella di lei di volta in volta, ricostruendo la storia di una passione da due punti di vista complementari. Invece, i “diari” di lui sono numericamente preponderanti. La popolana vitale sembra venire “messa tra parentesi” dal suo innamorato, eppure riesce a risplendere lo stesso con grazia e gentilezza.

viareggio spiaggia panoramio

Dato che amo l’imperfezione, le incrinature, i personaggi problematici non ho potuto resistere al richiamo di Francesco, del bello e dannato alla James Dean, del figlio sbagliato in lotta con un padre, a tratti padrone, borghese e integerrimo:

(…) etichetta tutto; e quando a una cosa, o a una persona, gli ha messo un’etichetta, quella resta. Anch’io mi sono guadagnato la mia: imbecille.
Me l’ha ripetuto così tante volte che quasi mi viene da crederci. Ci godo a fare l’imbecille, soprattutto ci godo a farlo arrabbiare. Altro che incapace: a fare questo sono bravissimo, so quali sono le cose che lo mandano in bestia, ormai l’ho imparato. A mie spese, naturalmente, perché lui mica volta pagina dopo che le cose succedono.

Francesco, detto Chicco, si comporta come i bambini che cercano di richiamare l’attenzione su di sé facendo baccano e distruggendo i loro giocattoli. Il ragazzo e l’uomo che diventerà rimangono ripiegati su sé stessi, senza rendersi davvero conto delle conseguenze delle loro azioni. Sono intrappolati nella loro personale corsa a ostacoli, in una gara che sono destinati a perdere.

Suo padre, l’enigmatico Avvocato, non è il solo ad affibbiare a Chicco delle etichette. Lui stesso si definisce come un bastardo, come uno stronzo, come un perdente. Preferisce lasciare che altri decidano per lui piuttosto che affrontare le sfide dell’esistenza:

Ho continuato a condurre la mia vita senza accorgermi di cosa mi accadeva intorno (…) come quando i piloti volano azionando il pilota automatico: loro possono fare altro, ma il velivolo procede sicuro da solo.

Nel romanzo il passare degli anni è scandito dalla descrizione di diverse marine, da paesaggi naturali che fanno da sfondo ad alcune scene chiave. Sono momenti che sembrano segnare la distanza crescente che separa Francesco e Maria, le crepe che si insinuano nel loro rapporto. La battigia dell’anima di Chiccho resta inalterata anche dopo il passaggio di tempeste impetuose. Invece, ogni volta che lei arriva o che ritorna su un lido è una persona diversa, un po’ più saggia e consapevole di sé:

I profumi che emanano dalla folta vegetazione di macchia mediterranea e l’odore salato del mare sono così inebrianti che fanno passare la voglia di lasciare quei luoghi, facendoci desiderare di rimanere lì per sempre, di stenderci all’ombra dei pini, dei mirti, dei corbezzoli, e di dimenticarci la strada per tornare indietro, di scordare da dove siamo venuti e perché. (…) mi sento in bilico tra una travolgente voglia di rompere definitivamente col passato e buttarmi a capofitto nel nuovo, e una struggente nostalgia per ciò che mi è sfuggito dalle mani, per ciò che non ho saputo trattenere.

spiaggia in francia

Francesco è l’oscurità della notte, mentre Maria è la luce gentile che rischiara senza ferire gli occhi. Lui è un relitto, un pezzo di legno che si lascia trasportare dalla corrente, mentre lei è una scialuppa di salvataggio, un porto sicuro, un rifugio dalle tempeste della vita. Lui fatica a trovare qualcosa per cui valga la pena di impegnarsi. Lei affronta l’esistenza con coraggio, accoglie in sé il dolore e lo trasforma in forza.

Le pagine di Infondate ragioni per credere all’amore scorrono via veloci, divorate nell’ansia di scoprire il destino di questa coppia. Descrizioni poetiche di marine di bellezza si alternano a dialoghi realistici in cui affiora un vago retrogusto di cantucci e vin santo. La scrittura è essenziale, ma dietro la sua semplicità si nasconde una mano sapiente che sa scegliere ogni parola con cura. Infatti, le frasi si susseguono con rara grazia, senza intoppi: come incalzanti onde sospingono il lettore verso l’agrodolce epilogo del romanzo.

Finisco di sistemare i miei appunti, sull’immaginaria spiaggia di Viareggio e mi volto verso l’uomo immaginario che è sempre stato seduto accanto a me. «È molto facile comportarsi da stronzo e dire “Beh, sì lo so sono un bastardo, non c’è niente da fare. Ma non è come essere un lupo mannaro, giusto? Stai solo inventandoti delle giustificazioni, Francesco.» gli dico parafrasando Dirk Gently. Mi alzo e me ne vado, prima che possa replicare, prima che possa realizzare che forse non sto parlando a lui ma alla me stessa riflessa nei suoi occhiali da sole. Me ne vado prima di dover restare a terra a perdonarmi la vigliaccheria.*

Per saperne di più:

Qui trovate la bella intervista in cui Pina Bertoli ha presentato il suo libro.

La scheda del libro sul sito di Ioscrittore.

* Magellano, Gabbani.

Photo credits: 1)Renato Agostini, Panoramio 2)Di Tiia Monto – Opera propria, CC BY-SA 3.0, Wikimedia.

6 pensieri su “Infondate ragioni per credere all’amore

  1. Leggere una TUA recensione al MIO romanzo, caspita… che emozione, lo confesso. Le tue recensioni mi hanno sempre incantato e stupito per la capacità che hai di fare parlare i romanzi che leggi. Scavi a fondo, vai oltre il detto, e fai uscire allo scoperto i personaggi, che, di fronte a te, sembrano non avere segreti … Francesco, mi sa che si sente con le spalle al muro …. Sono davvero felice che il mio romanzo sia stato una buona compagnia per te.

    Piace a 1 persona

    1. Ah sono davvero contenta di essere riuscita a mettere Francesco con le spalle al muro ;). Grazie per le tue parole (queste e, soprattutto, quelle del tuo appassionante romanzo). P.S. Non ho potuto resistere alla tentazione di usare Aragon per l’immagine di apertura del post.

      Piace a 2 people

  2. Pingback: Letture diverse – Blog di Pina Bertoli

  3. Pingback: 5 imperfetti consigli di lettura per l’estate – Unreliablehero

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.