Viaggi nell’aldilà: Il settimo giorno

il settimo giorno yu hua

Mai una gioia. Yang Fei ha ricevuto un avviso che lo esorta a partecipare alla sua cremazione. Perché, a quanto pare, in Cina i morti devono occuparsi in prima persona di certe formalità. Quando si presenta all’appuntamento, scopre che anche nelle sale d’attesa dei crematori esiste la distinzione tra economy e business class: lui si deve accontentare di una sedia di plastica, mentre i ricconi sono spaparanzati in poltrona. Il primo, sorprendente, capitolo de Il settimo giorno di Yu Hua è solo l’inizio di un emozionante viaggio nell’aldilà

Yang Fei non sa cosa gli sia successo: non si ricorda le circostanze della sua morte. Dopo essersi sciroppato i discorsi dei VIP defunti, incentrati sul prezzo delle loro tombe deluxe, scopre che non potrà essere cremato perché non possiede né un’urna né un lotto di terra in cui venire sepolto. C’è di peggio: nessuno sta organizzando le sue esequie o piangendo la sua scomparsa, perché lui è solo al mondo. Il povero neo-morto si allontana mestamente dal crematorio e inizia a vagare in un limbo al confine tra la vita e la morte, in un luogo sospeso tra luce e oscurità.

All’inizio del suo vagabondaggio, l’uomo attraversa una versione spettrale della città in cui è morto: una metropoli nebbiosa, un intrico di cemento e ricordi. Yang Fei si orienta seguendo una sorta di bussola interiore e memoriale che lo spinge a ripercorrere i suoi passi, a visitare i luoghi del suo passato. Non c’è nessuno in grado di guidarlo, se non il suo cuore, ma non è destinato a restare da solo a lungo: all’incrocio dei suoi sentimenti, lo aspettano delle vecchie conoscenze.

beijing china

Il neo-morto compie un pellegrinaggio lungo sette giorni: il periodo che, solitamente, in Cina viene riservato al lutto. Un percorso in cui i rituali tradizionali, grazie a un geniale ribaltamento di prospettiva, sono officiati dai trapassati e non dai loro cari. Durante queste giornate, il nostro protagonista incontra altri defunti che non hanno ancora ricevuto una degna sepoltura, che hanno delle questioni in sospeso o che, semplicemente, non se la sentono ancora di affrontare l’ignoto, di passare oltre.

Yang Fei impiega sette giorni per orientarsi nell’aldilà, per ripercorrere i momenti salienti della sua esistenza. Invece, a me è bastata una sola giornata per affezionarmi a lui. Mi ha conquistata grazie alla sua innata gentilezza: non alza mai la voce, non ferisce mai gli altri, nemmeno quando sembrerebbe inevitabile farlo, e cerca sempre di venire incontro al suo prossimo. Da vivo, si è spesso sentito un fallito, perché ha dovuto fare i conti con una società in cui un sostanzioso conto in banca e delle vane onorificenze valgono, almeno in apparenza, più di un animo nobile.

La vita del neo-defunto è stata costellata di istanti dolorosi che gli hanno spezzato il cuore. Yang Fei è stato abbandonato più una volta: dalla sua famiglia, dalla sua bellissima e intraprendente moglie, che ha deciso di risposarsi con un business man di successo, e dal suo adorato padre adottivo che è scomparso nel nulla. Eppure, nonostante tutte le difficoltà, non ha mai rinunciato alla sua empatia: una merce rara tra i vivi, ma presente in abbondanza nel luogo in cui si riuniscono “gli insepolti”.

giardini di yuyuan decorazione

Quando si parla di viaggi nell’aldilà, è difficile resistere alla tentazione di tracciare dei paragoni, di mettere a confronto autori e mitologie diverse. Questo libro mi ha fatto venire in mente altre tre incursioni nel regno dei morti: il film d’animazione Coco, il romanzo Lincoln nel Bardo e La divina commedia (troppo scontato, eh?).

Coco e Il settimo giorno sono lo specchio di due culture molto diverse tra loro: quella messicana e quella cinese. Eppure sono accomunati dallo stesso focus emotivo: i legami familiari. Nella pellicola si parla di parenti in senso stretto, invece nel libro il significato del termine famiglia viene esteso, così da includere nella sua sfera chiunque abbia deciso di far parte della vita di qualcuno. Sia nel film che nell’opera di Yu Hua, i protagonisti cercano delle risposte, ma non si rendono conto di averle davanti agli occhi sin dall’inizio.

Il fil rouge dei vincoli di affetto è presente anche nel romanzo di George Saunders, Lincoln nel Bardo, in cui un padre e un figlio devono dirsi addio. Nel Bardo indugiano anime che hanno ricevuto una degna sepoltura, ma che, come gli spiriti degli insepolti cinesi, non hanno ancora reciso il filo di memorie e rimpianti che li lega al mondo dei vivi. Sia Saunders che Yu Hua hanno deciso di soffermarsi su uno stato di transizione, sui rituali e sulle emozioni che accompagnano il momento del commiato, piuttosto che sull’ultima e misteriosa destinazione dei defunti.

lincoln in the bardo

Finora vi ho parlato dei risvolti più intimi ed emotivi de Il settimo giorno, ma il libro non può essere racchiuso nella cerchia degli affetti di un singolo uomo: questo è anche un viaggio attraverso i gironi infernali della Cina moderna. Nelle pagine di Yu Hua c’è sia qualcosa di divino sia qualcosa di demoniaco: l’ironia e lo humour nero con cui vengono tratteggiati i peccati di un’intera società fanno da contraltare alla delicatezza con cui sono delineati i sentimenti dei personaggi.

I morti sono privi di peccato: i colpevoli non sono da ricercare nell’aldilà, ma nel mondo dei vivi. Una coppia di amanti sventurati (galeotto fu un iphone tarocco) ci narra di una metropoli da incubo dove, per sbarcare il lunario, bisogna svendere pezzi della propria anima o del proprio corpo. Una santa extra-vangelo ha come aureola una schiera di cherubini, di bambini mai nati che sono stati gettati via come spazzatura. Avarizia, lussuria, ira… I vizi si accumulano, mentre dall’alto cala una mano pronta a nascondere i cadaveri sotto il tappeto. L’importante è salvare la faccia, non gli uomini.

Credo che il topos del viaggio nell’aldilà continuerà a esercitare a lungo il suo fascino su noi lettori e a ricomparire in diversi media (basta pensare alla graphic novel Her Infernal Descent). In ogni esplorazione dell’aldilà l’inquietante fascino di Thanatos si sposa con la riflessione sul male, che sembra sempre sopravvivere agli uomini, e sul bene, che troppo spesso viene sepolto insieme alle loro ossa.

P.S. Questo romanzo è entrato nella mia wishlist grazie ai preziosi consigli letterari dell’autrice e blogger Pina Bertoli: ecco la sua accattivante recensione de Il settimo giorno. Lei ha scelto l’edizione italiana (Feltrinelli), mentre io, complici la copertina e il prezzo, ho preferito quella australiana (The Text Publishing Company).

Photo credits: 1)By David Sky – Imported from 500px (archived version) by the Archive Team. (detail page), CC BY 3.0. Wikimedia. 2)By Me (w:User:pfctdayelise) CC BY-SA 2.5, Wikimedia.

13 pensieri su “Viaggi nell’aldilà: Il settimo giorno

  1. La strega spritzettara

    Ma che bel libro! Tra l’altro mi ricorda moltissimo un videogioco d’altri tempi, chiamato “Grim Fandango”. Un gioco di avventura in cui questa entità doveva vendere il viaggio nell’aldilà a seconda delle buone azioni compiute dal trapassato. E’ un vero cult per noi nostalgici dei giochi punta-e-clicca!

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  2. Pingback: I tredici passi – Il verbo leggere

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