The Terror: non è il solito horror

the terror dan simmons

L’espressione del tipo sulla copertina sembra quella di uno che si è appena reso conto di aver lasciato il gas acceso… Se non avete mai sentito parlare del romanzo The Terror di Dan Simmons (Bantam Books, 2007) o dell’omonima serie televisiva, diretta da Sir Ridley Scott, non potete sapere che quel tizio è l’esploratore Sir John Franklin e che quella che sta guardando è la personificazione del Terrore.

Quando ho visto, quasi per caso, un trailer della fiction ho capito di essere spacciata: non potevo resistere al fascino della Royal Navy. La premessa sembrava accattivante: prendere spunto da un evento storico, la sparizione degli equipaggi di due navi dirette alla ricerca del passaggio a Nord-Ovest, la Terror e la Erebus (nomina sunt omina), per creare un horror.

Visto che non amo le scene splatter, ho preferito il romanzo all’adattamento televisivo. Mi aspettavo un’esperienza simile a quella che può avere chi entra in un tunnel dell’orrore: un po’ di spavento e un sospiro di sollievo all’uscita. Avevo sottovalutato Simmons: quella che permea le pagine della sua opera è un’inquietudine più sottile, che gli inglesi chiamerebbero dread. Il senso di oppressione si intensifica man mano che morsa del gelo artico si stringe attorno ai personaggi. Questa è stata una lettura più profonda del previsto: l’orrore è solo la punta dell’iceberg.

Una commistione di generi letterari

The Terror è uno strano ibrido: a metà tra romanzo storico e horror. Lo scrittore ha analizzato fonti reali, le testimonianze della sventurata spedizione del 1845, per poi ideare un scenario alternativo, in cui un’insidia ultraterrena si va a sommare ai rischi di un viaggio artico. A rendere così interessante il testo è proprio la sinergia che viene a crearsi tra le plausibili cause della disfatta e l’elemento sovrannaturale: l’apparizione di una letale creatura dei ghiacci.

Se lo scrittore si fosse limitato a mostrarci degli uomini che vengono cacciati e uccisi da un mostro, il suo libro non sarebbe poi così diverso dall’ennesimo film dell’orrore. Nel testo sono presenti alcuni cliché, dall’inevitabile jump scare, al classico inseguimento, ma la loro convenzionalità viene riscattata dalla cura per i dettagli storici e per le ambientazioni. Tra l’altro,  il mostro esce spesso di scena per lasciare posto al  reale e spietato terrore artico.

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Man a mano che si prosegue la lettura, ci si rende conto che la creatura e le temperature sotto zero non sono gli unici avversari dei due equipaggi. Le navi sono rimaste bloccate per mesi nel ghiaccio e rischiano di trasformarsi in bare galleggianti: bisogna decidere se rimanere a bordo, sperando in un disgelo, o scendere a terra. L’impressione è quella che qualunque cosa, dagli iceberg alle scorte di cibo in lattina, che stanno marcendo o diventando tossiche, stia cospirando contro gli uomini di Franklin.

C’è anche un’altra minaccia, la più insidiosa: in condizioni estreme, ogni uomo rischia di diventare un pericolo per sé stesso e per gli altri. In queste pagine c’è anche un tocco di gotico (meglio lasciar perdere i tocchi di erotismo e di misticismo), un accenno al demone della perversione. A proposito di Poe, direi che è giunto il momento di passare in rassegna alcuni dei riferimenti letterari disseminati nel romanzo.

Letture pericolose, leviatani e laudano: le fonti d’ispirazione di The Terror

Iniziamo proprio dallo scrittore di Baltimora: Simmons ci propone una terrificante e ingegnosa rielaborazione del racconto La maschera della morte rossa. Un marinaio decide di prendere spunto da testo di Poe per organizzare una festa sul ghiaccio. Se, diversamente dall’incauto lettore, vi ricordate il finale della novella, potete immaginare il finale del suo carnevale.

Mr. Raven non è l’unico autore a fare capolino tra le pagine di The Terror. Il fatto che il nome della nave venga usato per designare sia il mostro che dà la caccia agli equipaggi, sia molte delle avversità che sono costretti ad affrontare, fa subito venire in mente la confusione tra creatura e creatore presente in Frankenstein. C’è di più: Sir Franklin possiede lo stesso orgoglio smisurato del capitano descritto da Mary Shelley.

beechey island

A proposito di comandanti, chi vi viene in mente quando si parla di navi, di bestie terrificanti e di temperature sotto zero? Achab, bravi. La creatura descritta da Simmons ha molto in comune con Moby Dick, a partire dal colore. Sia Achab che Franklin sono ossessionati dal loro “leviatano” e promettono di elargire una ricca ricompensa a chi li aiuterà a catturarlo, entrambi… no, rischio di anticiparvi troppi dettagli.

Visto che sono un’amante della Age of Sail, alcune descrizioni della vita di bordo mi hanno ricordato dei passaggi dei romanzi di Patrick O’Brian. Credo anche che Simmons si sia ispirato al dottor Maturin, per delineare le caratteristiche dell’anatomista Goodsir. Peccato che Goodsir sia uno dei pochi personaggi con la coscienza quasi del tutto pulita di The Terror

Incontro con alcuni più o meno amabili personaggi

Non mi aspettavo che questo libro fosse pieno di figure controverse, perché pensavo che l’autore avesse trasformato i membri della spedizione in degli eroi della resilienza. Nella serie televisiva alcuni difetti sono stati smussati, mentre nell’opera originale non c’è quasi nessun personaggio privo di peccato.

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Sir Franklin viene descritto non tanto come un grande esploratore, quanto come un vittoriano arrogante e convinto di avere Dio dalla sua parte. Invece, il capitano Crozier è determinato e coraggioso, peccato che sia un’alcolista, un razzista e un sessista. L’altro comandante, Fitzjames, fa da tappezzeria. Ognuno di loro pecca di hubris: gli ufficiali, per buona parte del libro, non si rendono conto che “i selvaggi” Inuit (rappresentati dall’enigmatica Lady Silence, apparsa insieme al mostro) potrebbero avere molto da insegnare ai “civilizzati” bianchi.

Se devo scegliere i miei personaggi preferiti, punto tutto sul terzetto formato da Goodsir, Blanky e Bridgens. Tutti e tre si trovano a fare i conti con un realtà disumana, con le feroci prerogative di una terrificante lotta per la sopravvivenza: sono chiamati a mettere in discussione i loro principi morali, a chiedersi sin dove sono disposti a spingersi. Il dottore si aggrappa al giuramento di Ippocrate e agli insegnamenti di Socrate, mentre Blanky riesce a sorridere anche in faccia alla morte.

Non mi sono dimenticata di John Bridgens: lo ho lasciato per ultimo perché si meriterebbe un intero post: lo porterò sempre nel fondo del mio cuore. John è uno scholar, uno studioso e amante dei libri, che, in diverse età della sua vita, si è sentito vicino ad altrettanti eroi letterari: dagli scanzonati giovani boccacceschi al riflessivo Amleto, dal saggio Ulisse al tragico Re Lear.

Bridgens è un omosessuale che ha dovuto nascondere le sue inclinazioni e fingere di essere altro da sé stesso. Per diversi anni, ha convissuto con il drammatico interrogativo essere o non essere, un quesito che torna a tormentarlo quando il Fato si accanisce contro la spedizione e minaccia di portargli via la persona che ama, il suo ex-allievo Peglar. Bridgens sa che probabilmente uscirà sconfitto da questo cimento, ma è pronto a uscire di scena con stile, senza rinunciare alla sua umanità.

Vale la pena di leggere The Terror?

Questo libro non è privo di difetti, ci sono alcune scene di troppo e altre che avrei preferito non dover leggere, ma credo che non possa mancare nella biblioteca dei lettori alla ricerca di un horror non convenzionale. Stando alle recensioni che ho letto finora, anche la fiction sembra davvero promettente. Vi lascio un paio di articoli che vi permetteranno di approfondire le differenze tra l’adattamento televisivo (che non segue sempre la trama dell’originale) e il romanzo:

La recensione della serie di Hana Hanabi

La pagina di Tvtropes dedicata alle due incarnazioni di The Terror

14 pensieri su “The Terror: non è il solito horror

    1. Grazie. Il tuo articolo era bellissimo: impossibile non citarlo. Credo che, se leggerai il libro, sarai costretta a scrivere un articolo di confronto tra romanzo/serie. L’atmosfera è la stessa e anche le tematiche principali, ma alcuni personaggi e snodi della trama hanno subito dei cambiamenti radicali (e per una volta non è semplice dire se è meglio il libro o la serie). Buone letture!

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  1. Non sono un’amante degli horror, tuttavia, casualmente mi sto trovando in questo periodo a leggere un Urania con risvolti mystery e horror. Ogni tanto mi piace sperimentare qualcosa di diverso. Se dovessi scegliere tra film e libro sceglierei il secondo, poiché le scene più crude se lette mi fanno meno impressione 🙂 The Terror mi sembra interessante soprattutto per lo sfondo storico.

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  2. Every Single Word

    Interessantissimo articolo, come sempre! Ho visto la serie TV un po’ di tempo fa, e devi dire che è fatta bene, attori impeccabili, ottima regia e nel complesso una buona struttura! ☺️ la consiglierei!

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    1. Grazie Pina :). Credo che chi frequenta gabbieri e capitani finisca col venire attratto fatalmente da storie simili. Poi, oltre al libro di Simmons ci sono anche dei saggi (vedrò se ne recupererò qualcuno) dedicati alla spedizione sperduta di Franklin. Buone letture!

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