Torino da leggere: La carrozza di tutti

la carrozza di tutti de amicis torino

Un anno in un minuto. Tra gli alberi del Valentino si nasconde una fontana dedicata ai dodici mesi: percorrendo la scalinata che la cinge e lasciandosi alle spalle, l’una dopo l’altra, le marmoree personificazioni dei mesi, si ha l’impressione di stare sfogliando a velocità folle un calendario. Quelle statue sono i numi tutelari del nostro viaggio letterario: quattro stagioni e quindici linee tranviarie da attraversare per immergersi nell’atmosfera della Torino di fine Ottocento. Siete pronti a salire sulla Carrozza di tutti di De Amicis? (De Ferrari, 2008).

fontana dei 12 mesi torino

Lo scrittore ha realizzato un libro sui generis, un intreccio di generi letterari che fonde caratteristiche tipiche del reportage, della guida di viaggio e del romanzo vero e proprio. Se dovessimo cercare di descrivere questo originale progetto in poche righe, potremmo dire che è:

il ritratto di una città, ma è anche un autoritratto sullo sfondo di una città. È la prospezione di una città nelle sue diverse stagioni, nelle sue complesse stratificazioni sociali. Anche una sorta di delineazione di un’antropologia della città che l’Autore si propone come testo da esplorare attraverso le linee del tranvai e i suoi utenti, una cittadinanza che si estende dal “sindaco di Torino” al “falegname propagandista” (Elvio Guagnini).

Ne La carrozza di tutti, Edmondo De Amicis ritrae una capitale sabauda sospesa tra passato e modernità, in bilico tra il tramonto di un secolo e l’alba del successivo: le vetture trainate da cavalli, che stanno per essere rimpiazzate dai tram elettrici, sono un simbolo di questa epoca di transizione. Le porticine dei carrozzoni su cui si sposta l’autore incorniciano, di capitolo in capitolo, suggestive cartoline d’epoca:

Vedo in via Roma, come dentro a una finestra, l’alta figura impennacchiata del vincitore di San Quintino, che spicca nero sulla lontana facciata ad arco della Stazione, trasparente e ridente come la porta monumentale d’un giardino maraviglioso. In via Po, come pel vano di due opposte feritoie, ammiro da una parte la Gran Madre di Dio, lumeggiata dal sole che tramonta, spiccante sul verde fosco della collina, come un blocco smisurato di marmo roseo, e dall’altra parte la faccia posteriore del Castello, rude e tetra (…).

via po torino

Una raccolta di bozzetti impressionistici, poetici e suggestivi, colti in movimento e fissati su carta: a De Amicis bastano pochi tratti d’inchiostro per delineare piazze, monumenti e palazzi. Di stagione in stagione, mutano luci e colori: si passa dal gelido biancore dell’inverno, all’azzurro smaltato del cielo di maggio, al porpora di un nuvoloso tramonto estivo. La Mole, il borgo medievale, il grande parco del Valentino, che si ristringe lungo la riva e va a finire con un bacio nel fiume: tutti i luoghi simbolo della metropoli sfilano davanti a noi, incantati, lettori.

Però De Amicis non ha intenzione di dare vita a una vera e propria Guida dedicata a Torino: l’autore cede questa idea ad altri scrittori, perché preferisce soffermarsi sulla commedia umana che sale e scende dai vagoni. I passaggi più lirici e descrittivi brillano allora come pietre preziose incastonate in una filigrana narrativa di più ampio respiro:

L’aria era limpidissima: per le imboccature delle venticinque vie laterali il sole metteva altrettanti torrenti luminosi nell’ombra severa della via lunghissima, e da una parte le grandi Alpi bianche e azzurre, dall’altra la facciata classica del Palazzo Madama, con tutte le vetrate fiammeggianti, formavano uno dei prospetti più ammirabili che la natura e l’arte, fronteggiandosi, possan fare ai due capi d’una vita cittadina. Essendo salito a un certo punto il primo segretario del Municipio, che è poeta e artista, gli dissi: – Guardi, che bellezza è via Garibaldi!

palazzo madama torino

Quella celebrata dal letterato è una città amata, vissuta, che rievoca ricordi più o meno dolci:

Godo qui delle bellezze che non sono che per i miei occhi perché le illumina e colora un raggio che esce dal mio cuore. Vedo in fondo a ogni strada una città d’Italia e nelle rondini che volano attorno al palazzo Madama le mie speranze fuggite, che cantano e mi salutano ancora.

Schegge di memoria si inseguono nella mente dell’autore, mentre attraversa luoghi legati alla sua giovinezza come i giardini dei ripari (oggi ne sopravvive un’eco nei Giardini Cavour) e l’ormai chiuso caffè Perla, dove era solito studiare giornalisti illustri e personaggi noti, sorseggiando una moka. De Amicis osserva la sua Torino con uno sguardo duplice: guarda sia al passato, alle memorie condivise, sia al futuro, a un avvenire all’insegna di un sospirato progresso sociale.

giardini dei ripari torino incisione

La carrozza di tutti è una vera e propria lettera d’amore alla capitale sabauda e ai torinesi. Lo scrittore osserva con occhio indagatore, talvolta benevolmente ironico, i suoi concittadini fissandone su carta vizi e virtù. Di mese in mese, si appassiona alle loro vicende e impara a conoscerli sempre meglio. Anche noi lettori finiamo con l’affezionarci ai passeggeri e non vediamo l’ora di incrociarli sull’una o sull’altra linea.

Lungo il tragitto incontriamo anche qualche “incidente di percorso”: alcune delle scene di vita quotidiana immortalate da De Amicis sono un po’ troppo stucchevoli. Chissà se il nostro narratore è davvero così buono come vuole farci credere… A gettare qualche ombra sul testo c’è anche il (forte) sospetto che le vicende riportate siano state ritoccate ad hoc per creare sotto-trame romanzesche. Però alcuni passaggi e personaggi sono così memorabili da spingerci a chiudere un occhio, almeno per questa volta.

Come si può resistere al fascino della battagliera Donna Chisciotta, di una sciura idealista che, invece di scagliarsi contro immaginari mulini a vento, combatte contro la povertà e l’indifferenza? Che dire del signor Siapure, l’amico/nemico che l’autore ritrova su una delle linee e con cui vorrebbe riappacificarsi? Per non parlare del mitico signor Bicchierino, incarnazione dello spirito torinese: severo e tradizionalista, ma anche cortese.

panorama torino

Vale la pena di salire sulla Carrozza di tutti, di ascoltare discorsi che ci sembrano più o meno familiari, di misurare la distanza tra quella e la nostra Italia, di viaggiare insieme a vetturini sfruttati, bigliettai ansiosi, “erotici”, poeti importuni, socialisti e conservatori. Lasciamo spaziare lo sguardo e la mente tra le vaste piazze e le vie lunghissime della bella Torino e trascorriamo un anno (letterario) insieme a De Amicis e ai suoi compagni di viaggio.

Per approfondire: gli altri articoli del blog dedicati al capoluogo piemontese.

Photo credits (Wikimedia): 1) Immagine di copertina e ultima foto: Brogi Carlo, Pubblico dominio. 2)Di Pmk58 – Opera propria, CC BY-SA 4.0. 3)Pubblico dominio. 4) Robertoruvo CC BY-SA 4.0. 5)Di photography by Anassagora, Pubblico Dominio.

6 pensieri riguardo “Torino da leggere: La carrozza di tutti

  1. Che bello questo post!!! non conoscevo questo libro ma devo assolutamente procurarmelo, anche perché passo le vacanze invernali in provincia di Torino e potrebbe essere una buona occasione per leggere un buon libro e visitare la città!!! grazie, ti sono eterna debitrice. Ne approfitto per farti i miei migliori auguri per il nuovo anno, che ti porti tutto ciò che desideri e magari ti sorprenda anche con qualcosa in più. Ti auguro tanta salute e felicità. Un abbraccio forte, mia cara amica e ispiratrice. Sono davvero felice di conoscerti e potere scambiare con te suggerimenti e pareri.

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    1. Grazie mille Pina <3! Torino merita davvero una visita, anche più di una. Ha un posto speciale nel mio cuore, per via dei miei anni universitari. P.S. Quanto sono belle queste serate in cui si scopre di essere online nello stesso momento e di stare spulciando a vicenda il blog dell'altra in cerca di consigli letterari ;). Un abbraccio e ancora tanti auguri per uno splendido 2019!

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