Una scrittura femminile azzurro pallido

una scrittura femminile azzurro pallido

Un inaspettato colpo al cuore: un esile libricino celeste racchiude una storia bruciante e appassionante. Allo scrittore Franz Werfel bastano poco più di cento pagine per trasportarci in una Vienna elegante e raffinata, ma minacciata da nubi di tempesta. Una scrittura femminile azzurro pallido (Adelphi, 2002) è la cronaca di una giornata particolare, di un momento fatale vissuto da un uomo che incarna il cuore guasto di una Mitteleuropa pronta a soccombere dinnanzi alla svastica.

Tutto ha inizio in una mattina d’ottobre insolitamente mite, quasi primaverile. Un funzionario dal nome insolito e altisonante, Leonida, sta passando in rassegna la sua corrispondenza. In mezzo ai biglietti d’auguri per il suo cinquantesimo compleanno, spicca un elemento disturbante: una busta che obbliga l’uomo a fare i conti con il suo passato. Il triangolo sì, lui lo aveva considerato: quella lettera è stata vergata da Vera, dalla donna ebrea con cui un giovane Leonida, novello sposo, si è concesso una scappatella.

vienna palazzo giardini

Dopo il tradimento, l’uomo ha cancellato l’amante dalla sua memoria: ha gettato via, senza neanche aprirla, una precedente missiva e ha sepolto Vera in un angolo nascosto della sua psiche. Ora il rimosso torna a tormentarlo: bastano poche righe, vergate da una mano femminile, per mettere in crisi le certezze di una vita. Il funzionario è costretto a confrontarsi con una serie di ricordi labili, nebulosi:

Nulla riusciva a rammentare di Vera, non la particolarità dello sguardo, non il riflesso dei capelli, non il volto, non la figura. Quanto più si concentrava per evocare in sé quella immagine che così stranamente era andata perduta, tanto più irrimediabile si faceva il vuoto che, quasi a volerlo deridere, lei aveva lasciato dentro di lui. (…) Al diavolo, perché tutt’a un tratto lei si rifiutava di essere ciò che era stata per quindici anni, una tomba interrata che nessuno riesce più a localizzare?

La lettera di Vera è un’implicita condanna, una sorta di avviso di garanzia: l’appagato pubblico ufficiale, con una moglie ricca e con un’invidiabile posizione sociale, dovrebbe mettersi a nudo, dovrebbe confessare le sue colpe e ammettere che dietro la sua facciata giovanile e inamidata si celano delle crepe. Peccato che il palazzo di giustizia esista solo nella sua immaginazione: nel teatrino della sua mente, lo stimato borghese ricopre più ruoli, diventando, di volta in volta, giudicato e giudice. Così diventa molto facile ottenere una, almeno parziale, assoluzione:

Tutta questa maledetta faccenda, pensò con convinzione, era dovuta all’ambiguità del suo cuore, troppo tenero ma, nello stesso tempo troppo incostante. Tutta la vita aveva sofferto per quello che chiamava il suo “cuore guasto”. (…) Del resto, la tremenda suscettibilità nei confronti della scrittura femminile azzurro pallido non era forse testimonianza di un’indole scrupolosa, delicata, cavalleresca, di un carattere che neanche a distanza di un tempo infinito riesce a rassegnarsi e a perdonarsi una mancanza sul piano morale?

Il cuore del funzionario è “guasto”, ma non nel senso che intende lui: è stato corrotto dall’ambizione, dalla volontà di cancellare le sue umili origini diventando un tutt’uno con la crème de la crème. Da quando un giovanissimo e male in arnese Leonida si è rivestito di un elegante frac, eredità di un compagno di scuola ebreo, morto suicida, ha represso i suoi sentimenti. L’uomo ha indossato una maschera che ha finito col soffocare la sua vita interiore, col cristallizzarlo nel ruolo dell’ipocrita e benpensante borghese.

schonbrunn vienna

Leonida è il perfetto rappresentante di una certa classe sociale, di quella che abitava gli appartamenti della casa-Austria descritta da un altro scrittore mitteleuropeo. Sia ne La melodia di Vienna di Ernest Lothar che in Una scrittura femminile azzurro pallido di Werfel viene descritta un’élite elegante che non si rende conto di essere sull’orlo del precipizio (l’abisso storico e morale della Seconda guerra mondiale). In entrambi i romanzi, i personaggi conformisti rigettano il diverso, rimuovono gli ebrei, anche quelli con cui hanno intrecciato dei legami:

Ebbene, qui si viveva in una prossimità quanto mai pericolosa con la Germania. Nessuno era in grado di sapere come le cose si sarebbero sviluppate in questo Paese. La lotta era impari. Da un giorno all’altro le stesse leggi che vigevano di là sarebbero potute entrare in vigore anche di qua. Già oggigiorno era quanto mai inopportuno che un alto funzionario dello Stato stabilisse contatti sociali con gente della razza di Vera (…).

La missiva di Vera potrebbe spingere Leonida a rivedere le sue posizioni, a smettere di accettare passivamente le opinioni prevalenti e lo strisciante antisemitismo che si sta impossessando di Vienna. Il funzionario sta vivendo un momento fatale simile a quelli descritti nei capolavori di Stefan Zweig: ha disposizione circa ventiquattro, brucianti, ore per riflettere, per farsi un esame di coscienza e confessare i suoi peccati. Potrebbe diventare un uomo migliore, ma non è detto che sia in grado di cogliere l’opportunità che gli è stata offerta: sul suo ristretto orizzonte morale si stanno già addensando le nubi di tempesta che Zweig ha delineato ne Il mondo di ieri.

Leonida, l’uomo-Austria, riuscirà a riparare il suo cuore guasto? Lo scoprirete solo al calar delle tenebre, dopo aver trascorso ore febbrili in sua compagnia. Istanti scanditi non dall’orologio, ma da una luminosità mutevole, espressiva, simbolo di una labile e incerta speranza. Momenti ritmati dal susseguirsi di malinconici correlativi oggettivi, come le rose gialle dal profumo dolce, dietro cui si avverte già un sentore di marciume, che il funzionario porta con sé, quando si avvia verso il suo appuntamento con il destino-Vera.

Photo credits: 2) Da Wikimedia: di mstyslav-chernov.com

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9 pensieri riguardo “Una scrittura femminile azzurro pallido

    1. Grazie mille Pina. Nel 2018 mi è capitato di fare i conti più di una volta con queste domande ingombranti e con i fantasmi della Mitteleuropa: devo dire che sono state le letture più interessanti dell’anno. Invece il 2019 sta iniziando con un’altra spinosa domanda… come si cucina un orso? Ma questo tu lo sai già ;).

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  1. Ciao Benny e complimenti per la recensione.
    Werfel è uno dei grandi cantori del Finis Austrie, forse da noi un po’ troppo poco conosciuto. Qualche anno fa lessi La casa della gioia edito da Guanda, un piccolo capolavoro, che mi sento di consigliarti se non lo hai già letto.
    V.

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  2. Tanti consigli interessanti, specialmente ora che sto cercando di colmare lacune di letteratura tedesca/austriaca. Oltre a segnarmi Una scrittura femminile azzurro pallido, prendo anche il suggerimento della Melodia di Vienna che mi era sfuggito. Grazie! 😀

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