La foresta in fiore: malinconici desideri

mishima la foresta in fiore

Immaginate di entrare in un museo di arte orientale, circondato da giardini d’ispirazione giapponese. In una delle sale sono esposti cinque emakimono, delle pitture che si sviluppano in orizzontale. I racconti giovanili di Yukio Mishima, raccolti dell’antologia La foresta in fiore (Feltrinelli, 1995), assomigliano a quei rotoli dipinti: una scrittura elegante, dal tratto sicuro, dà vita a una galleria di delicati acquerelli, onirici e malinconici.

Il titolo di questa esposizione potrebbe essere, come suggerito dalla quarta di copertina, “Desiderio”:

Il giovane Mishima lasciava che la sua anima romantica si lanciasse verso le vette del desiderio, pur consapevole della loro irraggiungibilità. La dolcezza del sogno la conduceva sempre più in alto, finché il volo non veniva interrotto dall’improvvisa coscienza della realtà, dalla forza dissacrante dell’ironia (Postfazione di Emanuele Ciccarella).

Queste cinque storie ruotano attorno ad aspirazioni che si tingono di nostalgia, a speranze fragili come le ali di una farfalla. I personaggi cercano di catturare il riflesso della luna sull’acqua: sprecano le loro energie per realizzare un sogno impossibile, finché, dopo aver alzato gli occhi verso il cielo, si accorgono che l’oggetto del loro desiderio si trova in altro mondo, irraggiungibile. Persino il Regno del Buddha appare come un’illusione, come un’utopia destinata a corrompersi sotto la spinta delle passioni umane (La luna sull’acqua):

(…) a un tratto mi sono ritrovata davanti a un crisantemo bellissimo, quasi irreale. I suoi petali, freddi e pesanti, erano splendidamente aperti. Mi sono accostata per osservarlo meglio e mi sono accorta che al suo interno brulicava una miriade di piccoli insetti: quel crisantemo giallo vivo, dal fresco profumo, veniva lentamente divorato da minuscoli esseri. Quello spettacolo mi ha richiamato alla mente, non riesco a capire perché, il paradiso buddhista a cui tutti gli uomini anelano.

emakimono bambù

Non appena la realtà si insinua tra le palpebre di questi sognatori, la melancolia si impossessa dei loro cuori: gli eroi di Mishima si rendono conto della vanità delle passioni, della fugacità della vita umana. Alcuni personaggi, adolescenti acerbi (Diario di preghiere), sono in balia della loro confusione interiore e dell’instabilità dei sentimenti umani. Invece un’altra figura d’inchiostro (Ottō e Maya) avverte il senso di una fine imminente: si volterà indietro come Orfeo.

In diversi racconti, i protagonisti provano a lasciarsi alle spalle le seduzioni e le illusioni del mondo terreno. Questa ricerca di un rifugio, lontano dagli effimeri bagliori della mondanità, è uno dei temi ricorrenti del Genji Monogatari. Mishima si è lasciato ispirare da questo classico della letteratura giapponese e gli ha tributato un ricercato omaggio: l’opera di Murasaki fa capolino tra le pagine de La foresta in fiore dando vita a un raffinato intreccio di citazioni.

scena dal genji monogatari

In A futura memoria ci viene mostrato un ventaglio decorato con scene tratte dalla vita del principe splendente: un chiaro rimando al gioco metaletterario messo in atto dallo scrittore. Nel racconto sono presenti ambientazioni e situazioni familiari ai lettori del Monogatari: dalla città di Uji, agli scambi di doni, rigorosamente accompagnati da poesie, al rituale taglio di capelli che segna l’ingresso nella vita monastica. Anche La luna sull’acqua ripropone le atmosfere eleganti e sensuali del periodo Heian.

I personaggi de La foresta in fiore rivolgono spesso lo sguardo al passato, a epoche il cui splendore è ormai tramontato per sempre. Il protagonista della prima novella, che dà il titolo all’intera raccolta, ricorda le illusioni perdute dei suoi antenati, dando vita a una surreale galleria di visioni oniriche. Un altro racconto, A futura memoria, si apre con la visione di un’isola del dolore, perfetta metafora di tutti i sogni infranti:

Si dice che, all’arrivo dell’autunno, nel lago di Shiga si veda l’isola del dolore. (…) è una piccola isola che svanisce senza lasciare traccia non appena gli uomini la riconoscono. Alcuni poeti, che vagavano con gli occhi gonfi di lacrime fra le rovine della città, ne sentirono parlare e si recarono nei pressi del lago prima che il sole nascesse. Davanti a loro, per un attimo, si proiettò vivida l’immagine dell’antica capitale avvolta nei colori dell’alba. Con gli occhi velati di pianto, videro nel cielo l’isola dei sogni generati dai desideri umani.

dipinto barche sul lago

Viene voglia di perdersi in questi cinque struggenti e onirici emakimono, di ammirare il tratto pulito ed elegante della penna di Mishima. Varrebbe la pena di leggere la raccolta anche solo per le sublimi metafore e similitudini che, come fili d’oro intessuti in un kimono, impreziosiscono il tessuto narrativo di ogni storia. Queste figure retoriche operano come una bacchetta di Prospero, trasfigurando la realtà in incandescenti visioni: dei cespugli in fiore si tramutano in un mare quieto e coperto di spuma, mentre il cielo diventa una distesa di conchiglie azzurre.

Lasciatevi affascinare da questo caleidoscopio di melancoliche fantasticherie, lasciatevi ammaliare da questa parata di desideri, mutevoli ed effimeri come le onde del mare:

La baia di Yashima cominciava proprio lì. Avvolta dal verde dei vecchi pini, sembrava un piccolo specchio antico dove un tempo si riflettevano le molteplici immagini delle divinità. Uno specchio che rifletteva con la franchezza di un bambino e con quella naturalezza che nasce dal distacco da ogni umana cosa i desideri più meravigliosi fra tutti i sogni. Le passioni che vi si specchiavano apparivano limpide e immacolate. La luce che in un attimo vi cadeva, in un attimo era riflessa. Ma se le immagini di quello specchio erano ormai scomparse, l’immagine dell’eternità continuava a vivere nascosta da qualche parte.

Per approfondire:

Ossessione per la morte e tradizione ne La foresta in fiore di Il fascino degli intellettuali.

Yukio Mishima – L’alunno dell’antica tradizione su Rai.it

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2 pensieri riguardo “La foresta in fiore: malinconici desideri

  1. Ho affrontato davvero poco la letteratura giapponese, mi dà l’idea di essere molto diversa da quella europea per impostazione e modo di esprimere i concetti. Questa raccolta sembra interessante, in particolare mi attira “La foresta in fiore”.

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    1. La letteratura giapponese è un mondo tutto da scoprire: ti consiglio i post di Serena Lavezzi. Se ti va, fammi sapere come procede la tua esplorazione di questo nuovo universo letterario :).

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