Grantchester: cambio canale o no?

Alcune serie televisive sono dei veri e propri gioiellini, sia dal punto di vista della sceneggiatura che della regia. Invece Grantchester è tutt’altro che perfetto, ma è comunque destinato a catturare l’attenzione di ogni amante degli eroi imperfetti. Per cercare di essere obiettiva ho deciso di proporvi sia cinque motivi per cui vale la pena di seguire questo ennesimo giallo, anche se è un giallo sui generis, sia cinque ragioni che potrebbero spingervi a cambiare canale.

Prima di iniziare ad analizzare i punti di forza e di debolezza di questa fiction, cerchiamo di capire di cosa stiamo parlando. Grantchester è basata, più o meno liberamente, su una serie di romanzi gialli ideati da un certo James Runcie. I libri non sono esattamente dei capolavori, però sono incentrati su un cliché che sembra far gola ai produttori televisivi: quello del prete detective.

La premessa è semplice: negli anni ’50, Sidney Chambers (James Norton), un affascinante pretino anglicano, si trova costretto a destreggiarsi tra sermoni, problemi sentimentali e omicidi. I delitti non sarebbero di sua competenza, ma il suo migliore amico, l’ispettore Geordie Keating (Robson Green), non riesce a risolvere neanche mezzo caso e ha un disperato bisogno di aiuto. Tra un impegno e l’altro, il cugino inglese di Don Matteo lancia occhiate struggenti alla sua Giulietta, Amanda Kendall, una ragazza troppo ricca per un povero vicario come lui.

Iniziamo dalle cattive notizie: cinque buoni motivi per non guardare Grantchester

grantchester mill pont

1. I casi scritti da un bambino di cinque anni. I delitti non sono sempre ben congegnati, specialmente nella terza stagione, perché gli sceneggiatori si sono concentrati più sui drammi personali dei protagonisti che sulle loro indagini. Vi potrebbe capitare di vedere un tizio sospetto, di pensare “ha l’aria dell’assassino, ma non può essere il colpevole, sarebbe troppo scontato…” Ehm, no, fidatevi del vostro istinto: è proprio lui, anche se Chambers impiegherà un’ora per capirlo.

2. Un tasso di criminalità decisamente preoccupante. Di solito i polizieschi sono ambientati in grandi città, oppure i detective si spostano in diverse località, così da rendere più verosimile la loro tendenza a inciampare ogni giorno in un cadavere. Invece quasi tutte le puntate della serie si svolgono nellameno paesino di Grantchester, dove gli abitanti ammazzano il tempo… ammazzandosi tra di loro. Temo che i sermoni del pretino non siano poi così efficaci…

3. L’infinito tira e molla tra Amanda e Sidney. Non voglio fare spoiler, anche se questa serie non è proprio recentissima, quindi mi limiterò a dirvi che, per quasi due stagioni, i nostri due piccioncini si prendono e si lasciano, si lasciano e si prendono. Forse sì, forse no, mi ami o no… dateci un taglio, per favore!

grantchester

4. Il fascino irresistibile della tonaca. Il nostro protagonista è un bell’uomo, lo ammetto, ma è mai possibile che tutte le donne cadano ai suoi piedi? Forse succede perché la maggior parte dei suoi concittadini, oltre ad alzare il gomito, alza le mani sui suoi cari.

5. L’incognita della quarta stagione. Siamo di nuovo in territorio di spoiler, quindi mi tocca andare con i piedi di piombo. La nuova serie, che sta andando in onda in Inghilterra, è caratterizzata da una vera e propria rivoluzione a livello di cast. Per ora sono ottimista, anche se c’è un piccolo particolare che mi lascia perplessa: com’è possibile che tutti religiosi di passaggio per la cittadina siano dotati di spiccate doti deduttive?

Cinque buoni motivi per guardare Grantchester

1. L’ambientazione. Adoro i paesini inglesi immersi nel verde, nonostante il loro tasso di criminalità. Per non parlare della puntata ambientata nella gotica e turrita università di Cambridge.

chiesa grantchester

2. Temi religiosi e sociali. I delitti in sé e per sé non sono tanto interessanti quanto le questioni etiche che sollevano. Chambers e i suoi amici sono costretti a fare i conti sia con la questione del male, sia con i limiti di una Chiesa che si preoccupa più di mantenere le apparenze, che di offrire sollievo ai tormenti interiori dei fedeli. La serie prende in esame anche alcune questioni spinose legate agli anni ’50: dall’omofobia (l’omosessualità era considerata un crimine), agli strascichi psicologici della Seconda guerra mondiale.

3. Amici di bicchiere. Secondo me c’è più chimica tra Sidney e Geordie che tra Sidney e Amanda. Questi uomini tormentati sono due facce della stessa medaglia: lo scafato poliziotto ateo, che ne ha già viste troppe, ricorre spesso alla violenza per cercare di ristabilire l’ordine, mentre il giovane prete, angosciato dalle ombre della guerra, ma ancora idealista, aspira a una giustizia divina, compassionevole. Sono due amici che cercano di fare il loro dovere, che commettono degli errori e che dovrebbero iscriversi agli alcolisti anonimi. Sì, ci sono tutti i presupposti per un’epica e disfunzionale bromance.

giphy grantchester

4. L’impagabile signora McGuire (Tessa Peake-Jones). Dimenticatevi di Natalina e delle perpetua di Don Abbondio: Sylvia è fatta di tutt’altra pasta. La signora McGuire è una donna determinata e orgogliosa: è un intransigente mastino, ma ha anche un grande cuore. Sylvia aspetta da dieci anni che suo marito Ronnie ritorni dal fronte, ma, nel frattempo, non è rimasta con le mani in mano: dirige con efficienza militaresca la canonica e si prende cura di Sydney e del suo viceparroco, Leonard.

5. Ode a Leonard Finch (Al Weaver). Quando ho iniziato a vedere questa serie sono rimasta affascinata dal tormentato vicario, ma, col passare del tempo, il suo viceparroco mi ha rubato il cuore. Come si fa a resistere a un uomo che legge Dostoevskij per divertimento? Leonard è un vero e proprio bookworm: passa le sue giornate col naso sui libri e scrive prediche un filino troppo libresche e filosofiche.

Leonard rimane ai margini, si nasconde nell’ombra e non riesce a rendersi conto di quanto sia meraviglioso, di quanto sia prezioso agli occhi dei suoi amici. Il giovane sacerdote è sempre ansioso, sempre insicuro: i suoi occhi sono spesso velati da un’ombra di tristezza. Col passare delle stagioni, Finch diventa un personaggio sempre più complesso e affascinante, ma anche tragico: anche lui, come Sidney, fatica a conciliare la sua vita privata con i dettami della Chiesa.

“I like books. They’re so much less terrifying than people.”

“I read books and, I say big words because, well, that’s all I have. I’m not wise and handsome like Sidney and I’m not strong and forthright like you. All I have is my words. But I do know what it is… to love. “

Cosa ne pensate? Credete che valga la pena di dare una chance a questo prete investigatore e ai suoi amici?

Non sono una grande fan delle fiction (lo si capisce dai pochi articoli “televisivi” del blog e dalla mia tendenza a parlare sempre in ritardo di ogni serie) ma adoro gli eroi imperfetti di Grantchester. In questo momento le avventure di Sidney sono disponibili su Amazon Prime, ma non escludo la possibilità di nuove repliche su Giallo, magari in vista della messa in onda della quarta stagione.

7 pensieri riguardo “Grantchester: cambio canale o no?

  1. Forse mi è sfuggito, ma non ho ben capito che tipo di prete è il protagonista. Cattolico? Perché in questo caso le storie d’amore sarebbero effettivamente molto problematiche.
    Ammetto che dal tuo articolo sono più propenso per il no, non guarderei la serie (anche se i religiosi che indagano hanno un loro perché).

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      1. Mi era venuto il dubbio di non averlo specificato: sarà meglio che editi in “pretino anglicano”. L’inghippo c’è comunque perché (spoiler) un prete non può sposare una donna divorziata. Ho cercato di essere obiettiva perché questa è una serie che si può amare solo se si è disposti a chiudere un occhio su più di un difetto.

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  2. Tutto vero, anche per quanto riguarda la nuova stagione (spoiler: grosso cambio a livello di “tonaca”?)… per quanto riguarda l’incredibile numero di omicidi, in percentuale, beh, all’incirca la stessa situazione della Gubbio di Don Babbeo :-).
    Per fare un salto di qualità, sempre restando in England, ma senza esagerare, suggerirei magari, se già non conosci la serie, Endeavour: più in là ancora ce ne sarebbero parecchie, ma io punterei su Scott & Bailey (però cittadina). Il meglio del meglio, sempre ambientata nella campagna inglese, una tenera e deliziosa “commedia” (niente thriller nè morti ammazzati), in episodi di 30min.: “The Detectorists”. Perdonami l’invadenza e la logorrea. Sorry 🙂. Buona serata

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