Diceria dell’untore

diceria dell'untore gesualdo bufalino

C’è un ordine nel caos di queste letture sparse? Associazioni mentali, vicini di scaffali, libri citati in altri romanzi: mi illudo che ci sia del metodo in questa follia. Per esempio, dovrei scalare la Montagna incantata, ma continuo a rimandare l’ascensione, così mi ritrovo a vagare tra i corridoi di un altro sanatorio. Invece di orientare la bussola verso nord, mi rivolgo a sud, verso un Mezzogiorno bruciato dalla febbre e da un’arsura morale, strascico della Seconda guerra mondiale. Il libro di oggi è Diceria dell’untore di Gesualdo Bufalino (Corriere della Sera – I grandi romanzi italiani, 2003)

Eros e Thanatos, un connubio classico, un topos usato e abusato, eppure ancora affascinante. La morte può essere bella: il batterio della tubercolosi è di un magnifico colore blu. Il protagonista del romanzo, un io narrante che condivide, almeno in parte, la biografia del suo autore, è consumato dalla malattia, ma si aggrappa ancora alle ali di Cupido. Mentre trascorre giornate febbrili, scandite da dispute teologiche con un prete sfiduciato e da partite a scacchi con la morte, una tisica Beatrice, Marta, cattura il suo sguardo. Amore folle, melodrammatico.

Bufalino mette sotto il microscopio i sintomi di un’infermità che sembra essere il riflesso di una crisi morale, del morbo che ha impestato l’Europa durante gli anni del conflitto. I pazienti del sanatorio la Rocca sono scampati ai campi di battaglia, all’insensata carneficina, solo per venire infettati da un altro male:

(…) sono relitti della guerra, ultime vittime venute a crepare sulle rive del Mediterraneo, ora che il grande massacro è finito, portandosi dietro luoghi diversi e vicende terribile, “cascami della storia”, come dice l’autore. Quanta differenza dall’atmosfera alpina, asettica e immacolata del sanatorio di Thomas Mann, dove l’attesa per la prima guerra mondiale lasciava ancora spazio a speranze e grandi costruzione filosofiche. (La colpa di guarire, introduzione di Paolo Valentino)

La Rocca è una sorta di Purgatorio, un ritrovo di anime perse che, invece di avvicinarsi a Dio, se ne allontanano. Alcune di loro appaiono pure, innocenti, mentre altre, come Marta, sembrano essersi compromesse, infettate, durante il conflitto. La questione del male, antico nodo gordiano, resta irrisolta: se lassù c’è un Creatore buono e onnipotente, perché permette che le sue creature soffrano, perché non interviene? La religione non offre né facili risposte né ancore di salvezza: nel sanatorio le uniche certezze provengono dalle sconfortanti statistiche e dai laconici referti medici.

L’io narrante cerca di convincersi di essere giunto in questo luogo di dolore per espiare la sua colpa di letterato costretto a farsi soldato, per farsi carico dei peccati di tutti:

(…) inutilmente il cuore (…) s’affannava a ripetermi ch’ero stato io a sceglierlo, quel male, per pulire superbamente col mio sangue il sangue che sporcava le cose, e guarire, immolandomi in cambio di tutti, il disordine del mondo. Non serviva. Non serve mai, solo al fine di consolarsene, nobilitare un destino che ci è giocoforza patire. E quindi, benché della mia cristiana assunzione di colpa io mi vantassi volentieri in versi su un quaderno di carta da macero, non cessavo, in una piega della mente, di considerarmi un ostaggio provvisorio in mano al sinedrio, spiavo di soppiatto le risorse di scampo che mi restavano, alzavo le braccia solo per finta.

 

Il giovane protagonista di Diceria dell’untore non ha ancora capito che le Parche amano le tragiche ironie della vita: un’altra colpa, quella del sopravvissuto, incombe su di lui. In attesa di scoprire il suo fato, il ventenne confonde sempre di più Eros e Erebo, intrecciando con Marta un legame che non è altro che un riflesso della sua schermaglia d’amore con Madama Morte: un susseguirsi di ripulse e allettamenti destinato a terminare con una capitolazione.

La relazione tra i due pazienti, sospesi sull’orlo dell’abisso, è resa ancora più melodrammatica dall’entrata in scena di un terzo incomodo: il dottor Mariano, soprannominato il Grande Magro. Il Grande Magro (mago?) si esprime per enigmi, celando i sui pensieri dietro il velo di colte citazioni letterarie. Il suo eloquio ci ricorda che la Rocca è anche una sinistra isola di Alcina: un rifugio, per quanto penoso, sospeso al di fuori del tempo. Il protagonista, novello Rinaldo, dovrà capire se è destinato a restare nel sanatorio, o se, come Orfeo e Dante, potrà fare ritorno al mondo dei vivi.

Gesualdo Bufalino in Diceria dell’untore rivisita il classico connubio tra Eros e Thanatos, dando vita a una serie di raffinate variazioni sul tema. Il suo stile opulento è un tripudio di maschere e piume, di citazioni e parole auliche, dietro cui si cela la vera natura della Rocca: sublime alchimia letteraria tra l’isola dell’ironico Ariosto, l’Averno classico e l’aldilà dantesco. Il sanatorio è l’Erebo del Novecento, l’oscurità che bisogna attraversare per lasciarsi alle spalle gli orrori della guerra, consegnando a Caronte l’obolo della propria giovinezza.

Per approfondire: 

Il lirismo barocco di Bufalino su ‘900 letterario

11 pensieri riguardo “Diceria dell’untore

  1. Grande Bufalino!! Uno stile colto, raffinato, capace di costruire metafore di rara bellezza. Andrebbe riscoperto, come anche Anna Maria Ortese, Landolfi, Gadda e altri autori poco frequentati dalle nuove generazioni.
    La montagna incantata di Thomas Mann: che ne dici, ce lo leggiamo entro quest’anno? 😉

    Piace a 2 people

      1. Diciamo che c’è sempre una certa sfasatura tra il tempo in cui posto gli articoli e quello in cui ho effettivamente letto il libro ;). Prenditi tutto il tempo del caso e goditi l’ascesa letteraria. Buone letture!

        "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.