Cattedrale: attraverso il vetro di Hopper

cattedrale raymond carver

Non me ne frega niente. Cattedrale di Raymond Carver (Minimum Fax, 2002) è un compendio di anime salve, di uomini e donne allo sbando che hanno deciso di fregarsene di tutto e di tutti, perché stanno soffrendo troppo. In questi racconti, lo scrittore ha cantato la grigia e dolente quotidianità di un’America minore. Una realtà apparentemente banale e meschina che viene trasfigurata dalla scrittura: la penna di Carver trasforma in elegia piccoli frammenti di vita, semplici conversazioni ed eloquenti silenzi.

Tu, lettore, hai l’impressione di stare spiando attraverso una finestra di Hopper le esistenze di coppie in crisi e di uomini soli, attaccati alla bottiglia. Vedi andare in frantumi piatti e amori, carriere e speranze. Mentre osservi questi personaggi, provi un senso di disagio, un moto d’inquietudine. Basta un piccolo, solo apparentemente innocuo, dettaglio per turbarti: il calco di una dentatura (Penne), una chiazza d’acqua che si allarga su un pavimento (Conservazione), una bottiglia di champagne nascosta in un bagno (Attento).

Ti viene voglia di prendere questi personaggi per le spalle e di scuoterli perché hai paura del loro torpore, perché sai che alcuni di loro si stanno avviando verso l’autodistruzione. Invece, non puoi fare niente. Tu puoi solo continuare a spiare dalla finestra e ad origliare mentre queste anime salve, con calma, quasi con rassegnazione, mettono a nudo le loro miserie. Alcuni confessano che un giorno, con dolore e stupore, si sono accorti di amare un po’ meno la loro donna (Penne). Altri cercano di convincersi di poter tenere a bada i loro alcolici demoni interiori (Attento, Da dove sto chiamando).

edward hopper dipinto

Tu resti al di là del vetro, eterno osservatore di disfunzionali case di bambola. Assisti a cene che preannunciano il lento logorio di amori e amicizie (Penne). Vedi andare in frantumi le speranze di chi sperava di poter avere una seconda chance (La casa di Chef). Fissi un frigorifero che si scongela, mentre si congelano sogni e aspettative lavorative (Conservazione).

Poi un squillo (Una cosa piccola ma buona, Febbre) ti risveglia dalla tranche, ma la tregua è solo apparente: l’inquietudine e la solitudine corrono lungo il filo del telefono. Quelle che ascolti sono conversazioni a senso unico: i personaggi di Carver non si capiscono tra loro, non riescono quasi mai a comunicare. I silenzi si accumulano insieme alle lacune: forse spetta a te, lettore, il compito di ritrovare il filo del discorso. Talvolta riesci a riempire i vuoti, intenzionali, lasciati da Carver, mentre altre volte ti è quasi impossibile capire quali parole sono state omesse.

Di tanto in tanto, riesci ad allontanarti da questi opprimenti appartamenti, ma finisci col ritrovarti di nuovo davanti a un vetro di Hopper: osservi dal finestrino di un treno (Lo scompartimento, Il treno) viaggiatori inquieti, che si portano appresso valigie piene di scelte sbagliate e di pensieri inespressi. Oppure assisti a scene ad alta tensione attraverso la vetrata di un bar (Vetrine) frequentato da avventori ben più sanguigni dei melanconici Nighthawks.

nighthawks edwar hopper

In quest’America minore in cui i sogni sono solo le cose da cui ci si risveglia, ti resta solo il conforto di piccoli gesti riparatori. C’è chi cerca di regalare un po’ di calore agli altri, mettendo in tavola qualcosa di buono (Una cosa piccola ma buona) e c’è chi, almeno per un po’, diventa qualcuno su cui contare (Febbre). Queste anime salve possono offrire ai loro sventurati simili soltanto una piccola, grande gentilezza: possono prenderli per mano ed ascoltare, con calma e dolcezza, le loro storie (La briglia).

Questo è tutto quello che puoi fare anche tu, lettore, mentre osservi la chiesa d’inchiostro che Carver ha edificato. Un edificio simile a quello che i protagonisti dell’ultima storia (Cattedrale), un cieco e il suo ospite, disegnano, imitando il processo creativo della scrittura: la penna delinea ambientazioni e personaggi che nessuno potrà mai davvero “vedere”, ma solo immaginare. Scene di vita quotidiana che, grazie al potere della letteratura, si trasformano in omelie laiche, struggenti, inquietanti e fantastiche. Indimenticabili.

Una piccola avvertenza. Se avete già letto l’edizione integrale di Principianti, vi sarete resi conti che uno dei racconti di Cattedrale (Una cosa piccola ma buona) compare anche in quella raccolta. Si tratta di un solo “doppione”, ma ho pensato che fosse il caso di avvertirvi. Di solito, cerco di evitare simili “sovrapposizioni”: ho imparato a mie spese che è sempre meglio controllare a fondo l’indice delle antologie dedicate ai propri autori preferiti, per non portarsi a casa un testo già letto per metà.

Vista e considerata la bravura di questo autore, potrei consigliarvi di tagliare la testa al toro scegliendo una raccolta completa di tutte le sue opere ;).

Per approfondire: Di cosa parliamo quando parliamo dei racconti di Raymond Carver -Il Libraio.

7 pensieri riguardo “Cattedrale: attraverso il vetro di Hopper

  1. se non ricordo male, di “una cosa piccola ma buona” ci sono due edizioni differenti. Quella inserita in Cattedrale è più estesa e comunica maggiormente lo stato d’animo dei protagonisti e, in particolar modo, quello del pasticciere.
    Ho letto molto di Carver, mi manca giusto “principianti” ma provvederò al più presto 😉

    Piace a 1 persona

    1. Ah la colpa è dell’accetta del maledetto Gordon Lish: quando leggerai Principianti (ovvero la versione originale e integrale di “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore”) capirai di cosa sto parlando ;).

      "Mi piace"

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