Vergogna

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Ha descritto un amplesso tra Robinson Crusoe e un albero: ecco tutto quello che, sino a qualche giorno fa, sapevo di un Premio Nobel per la Letteratura. Cose che capitano, quando uno dei tuoi amici ha scritto una tesi su Foe di J. M. Coetzee. Quando mi sono decisa a dare una chance a questo scrittore, mi sono ritrovata alla prese con un testo incentrato sul sesso, ma stavolta non c’era niente da ridere: Vergogna (Einaudi, 2003) è un pugno allo stomaco.

In Cuore di tenebra, uno degli ascoltatori di Marlowe afferma di provare un senso di disagio: ecco, quel senso di fastidio, di inquietudine strisciante, descrive alla perfezione quello che ho provato leggendo Vergogna. Sia il romanzo di Conrad che quello di Coetzee costringono i lettori a confrontarsi con i lati più oscuri del continente africano e dell’animo umano.

Il primo atto di Vergogna si apre con un cliché a cui noi lettori siamo ormai abituati: un uomo divorziato, nell’ autunno della sua vita, continua a inseguire l’eterno femminino. Il professor David Lurie mi ha ricordato un po’ gli intellettuali in crisi descritti da Saul Bellow: è uno studioso costretto a fare i conti con una società post-moderna che non riconosce più il valore delle belle lettere. Nella sua università la letteratura ha ceduto il posto alla moderna scienza della comunicazione.

Il cinquantenne, tra una lezione e l’altra, si affida ai servizi di qualche giovane escort per risolvere il problema del sesso. La sua routine prosegue come al solito, sinché Eros non gli gioca un brutto scherzo: Cupido lo fa invaghire di una studentessa. Lurie dovrebbe sapere che la sua allieva Melanie è un frutto proibito e che certi confini non vanno superati. Dovrebbe lasciarla perdere e mettersi a contemplare dei narcisi come Wordsworth, ma lui ama troppo le avventure romantiche dello spregiudicato Byron.

J. M. Coetzee
J. M. Coetzee Di Mariusz Kubik, http://www.mariuszkubik.pl/ – Opera propria, CC BY 2.5, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=860108

Nel giro di qualche pagina, Lurie riesce a portarsi a letto Melanie e a soddisfare le sue brame. Però, io non mi sono di certo sentita soddisfatta: la mia inquietudine è andata crescendo, sino a sfociare in un acuto senso di disagio. Perché? Perché uno degli amplessi tra i due assomiglia un po’ troppo a uno stupro: lui si insinua tra le lenzuola, mentre lei resta rigida, inerte.

Il cinquantenne rimane turbato da quell’incontro, ma è convinto che non ci sia nulla di sbagliato nella sua relazione con Melanie: lui vive per assecondare i suoi desideri. Peccato che, all’improvviso, la ragazza decida di denunciarlo. A questo punto della narrazione, il sipario cala sulla studentessa: Coetzee non ci rivela le sue parole d’accusa, non ci racconta la sua versione della storia. Conosciamo solo i pensieri e la reazione dell’insegnante.

Il libertino si rifiuta di provare vergogna per le sue azioni: non si scusa e non cerca giustificazioni. Si chiude a riccio in sé stesso, come ha sempre fatto, convincendosi di stare tenendo fede ai suoi principi:

-Sarà, David, ma anche sai anche tu che nei processi, ormai. Non contano i principi ma solo l’immagine che si trasmette. La tua è stata negativa. Quale principio difendevi?
-Libertà di parola. Libertà di tacere.
-Parole reboanti. Ma sei sempre stato molto bravo a ingannare te stesso David. A ingannare te stesso e gli altri. Sei sicuro che non ti abbiano semplicemente preso in castagna?

Lurie è un personaggio complicato, sgradevole per certi versi, con cui non è facile avere a che fare: i suoi colleghi, ormai insofferenti nei suoi confronti, lo cacciano dall’università. Il cinquantenne, ancora impenitente, decide allora di allontanarsi da Cape Town e di trascorrere qualche giorno in campagna, nella fattoria di sua figlia Lucy.

È solo a questo punto del romanzo che mi sono davvero resa conto “di essere in Sudafrica”, di stare entrando nel cuore di tenebra di un paese ancora segnato dalla cicatrici dell’Apartheid. Vergogna è ambientato in un periodo in cui la segregazione è finalmente terminata, ma non è stata superata: il ricordo del razzismo e degli abusi subiti è ancora vivido.

Ti rendi conto degli strascichi dell’odio solo quando ti esplodono in faccia. Bastano una manciata di pagine per passare da una chiacchierata con Petrus, il fattore nero che aiutala giovane a mandare avanti la fattoria, alla scena in cui Lucy viene stuprata in casa sua da tre uomini di colore, mentre Lurie, impotente, è rinchiuso in bagno. Una violenza, improvvisa, feroce, che ti manda in cortocircuito i neuroni. Allora viene spontaneo cercare rifugio in facili teorie, capaci di dare un senso a quello che è successo:

È un rischio possedere delle cose (…). Non ce ne sono abbastanza per tutti, non ci sono auto, scarpe e sigarette a sufficienza. Troppa gente, troppo poche cose. Quel che c’è deve circolare, in modo che tutti abbiano la possibilità di essere felici per un giorno. Questa è la teoria: attieniti alla teoria e cerca di trarne il conforto che puoi. Non si tratta di cattiveria umana, solo di un vasto apparato circolatorio, nel cui abito pietà e terrore sono irrilevanti. È così che bisogna vedere la vita in questo Paese: in forma schematica. Altrimenti corri il rischio di impazzire.

No, la realtà non è così semplice: Lurie, in quanto esperto del linguaggio, sa che dietro la violenza subita da Lucy si nasconde un messaggio. Il professore e sua figlia vivono in un mondo post-apartheid in cui la lingua è diventata improvvisamente obsoleta: non esiste ancora un lessico condiviso, capace di sanare le ferite, di ricucire i rapporti tra bianchi e neri. L’incapacità di comunicare alimenta l’odio, innescando nuovi cicli di violenza e di vendetta.

Lo studioso è costretto a interrogarsi sul significato della parola stupro. Il vocabolo inglese rape, oltre a un abuso sessuale, può anche indicare il desiderio di distruggere o rovinare qualcosa. Chi stupra una donna vuole annientarla e, allo stesso tempo, vuole rivendicare il possesso della sua anima e del suo corpo. Il salto da rape a reaper, il mietitore è breve, così come quello tra rape e ripe, il frutto maturo: gli stupratori hanno colto, con la violenza, un frutto, e hanno piantato nel ventre di una donna il loro nefasto seme.

panorama sudafrica
Di Photo memories – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=74721089

La prima teoria di Lurie, quella più rassicurante, è crollata come un castello di carte: si è reso conto che gli aggressori sono stati spinti dal desiderio di “rimettere in riga” una donna bianca che si era impossessata della “loro terra”. Il professore inizia ad osservare con sospetto il nero Petrus: il fattore, che desidera una fattoria tutta sua, potrebbe avere qualcosa a che fare con i violentatori. Sospetti, tensioni, violenza: ecco i frutti dell’odio, del rancore che ti spinge a distinguere tra “la tua gente” e “la sua gente”. Come sempre, a pagare il prezzo più alto sono gli innocenti e le donne…

Il titolo originale del romanzo, Disgrace, mi ha riportato alla mente l’espressione fall from grace, la caduta da uno stato di grazia: la caduta del “disgraziato” e  “disonorato” Laurie che ha ignorato sia l’arrivo della vecchiaia, sia il cuore di tenebra del suo paese. Alla fine del romanzo, il professore si rende conto di vivere in un mondo in cui gli esseri umani possono solo scegliere tra azzannare o venire azzannati. Non c’è nessuna via di fuga dalla vergogna, da un inaccettabile destino.

Il senso di disagio non è svanito al termine di questa lettura. La prosa di Coetzee, scarna, essenziale ed oggettiva, lascia ai noi lettori l’onere dell’interpretazione. Lo scrittore ci disturba, pungola le nostre coscienze e ci obbliga a guardare in faccia il cuore di tenebra dell’umanità.

Per approfondire:

South Africa’s Disgrace in Words and Images – The literate Lens

9 pensieri riguardo “Vergogna

    1. Grazie! Non conoscevo Miden, me lo segno. Da quello che ho capito, dando un’occhiata ad alcune recensioni, non credo che ci siano legami con Vergogna. I due scrittori sono partiti da una premessa simile, per poi sviluppare riflessioni diverse. Il tema della violenza sessuale tra professore/studentessa ricorre spesso in letteratura: sarebbe interessante mettere a confronto diversi romanzi per analizzarlo. Grazie per lo spunto di lettura e buone letture 🙂 !

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      1. In effetti era un parallelismo un po’ ingenuo! 😅 Ma leggendo il tuo articolo mi è subito venuto in mente questo recentissimo romanzo e volevo condividere la suggestione! Grazie! Buone letture anche a te!

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