Le correzioni

le correzioni jonathan franzen

It makes me feel better about my own family” Lisa Simpson.
L’amabile saputella dalla testa a punta ha ragione: i protagonisti de Le correzioni (Einaudi, 2001) riescono a farci sentire meglio nei confronti delle nostre più o meno imperfette famiglie. Jonathan Frazen ha messo a nudo i grovigli sentimentali, le ripicche, le piccole perfidie, ma anche i gesti d’amore che caratterizzano la vita degli esseri umani “costretti” a vivere sotto lo stesso tetto.

Potrei usare la trita e ritrita citazione sulle famiglie infelici per descrivervi i Lambert, ma preferisco ricorrere alla definizione che un personaggio di Paul Auster ha coniato per i suoi parenti: “Che branco di anime confuse e agitate. Che esemplari fantastici di imperfezione umana”. Sì, i personaggi di Franzen sono decisamente incasinati. Alfred, il padre, è malato di Parkinson e soffre di allucinazioni. Enid, la madre, colleziona ricordi e recriminazioni. Il primogenito Gary è depresso. Il figlio di mezzo, Chip, è un fallito. Infine, Denise è in rotta di collisione con la morale antiquata dei suoi genitori.

Un prologo, cinque atti e un epilogo: questo è l’arco di tempo che abbiamo a disposizione per conoscere i Lambert. Il romanzo si apre nella fittizia città di St. Jude (il santo patrono delle cause perse), nel cuore del provinciale Midwest. Qui si trova il nido famigliare degli anziani Albert ed Enid, una dimora che sta cadendo in pezzi. La madre, che teme di essere costretta a trasferirsi, spera di riuscire a riunire i suoi tre figli per celebrare un ultimo Natale insieme nella vecchia casa, una festa che assomiglia un po’ troppo a un’ultima cena.

Freedom from want
Freedom from want – particolare

Il rapporto tra i due vecchi genitori è traballante almeno quanto la loro abitazione: la malattia di Alfred ha reso ancora più instabile una relazione già di per sé non idilliaca. La casa, testa pensante colma di vecchi oggetti e di cibo che sta andando a male, rispecchia alla perfezione le angosce dei suoi abitanti: riflette sia la vergogna di Enid, che non riesce ad accettare l’idea di dover accudire come un bambino suo marito, sia quella del sempre meno autosufficiente Alfred.

Enid trova conforto in un mondo fatto di pettegolezzi e di inezie. Non vuole ammettere che, nella sua vita, niente è andato come previsto: il suo consorte e i suoi figli sono tutt’altro che perfetti. Si vanta con le amiche di successi mai raggiunti e si lascia assorbire, sin da gennaio, dai preparativi per le feste natalizie. Sembra incapace di prestare orecchio ai suoi cari e di accettare qualsiasi verità scomoda ma, in realtà, è consapevole dei limiti delle sue illusioni:

Ecco una tortura che i Greci, inventori dei supplizi del Banchetto e del Masso, avevano dimenticato di inserire nell’Ade: il Mantello dell’Illusione. Un bel mantello caldo che copriva l’anima afflitta, senza però riuscire a coprirla del tutto. E ora le notti stavano diventando fredde.

Il gelo è calato anche nel cuore dell’altra metà di questa coppia male assortita. L’orgoglioso Alfred si è reso conto di essere giunto al crepuscolo della sua esistenza: il Parkison lo costringe a fare sempre più affidamento sull’aiuto degli altri. L’anziano è oppresso dal peso del suo corpo e della sua mente in declino. In passato, si è rifugiato tra le braccia di Morfeo per sfuggire ai suoi problemi famigliari, ma ora questo conforto gli è negato: trascorre le notti in balia di tragicomiche allucinazioni. Il pater familias vaga senza meta nella foresta della sua mente:

Cominciò una frase: -Sto…- ma quando veniva colto di sorpresa ogni frase diventava un’avventura nella foresta; non appena perdeva di vista la luce della radura da cui era entrato, si accorgeva che le briciole che aveva seminato erano state mangiate dagli uccelli, esseri che sfrecciavano silenziosi nelle tenebre e che lui on poteva vedere ma che si accalcavano così numerosi per la fame da sembrare tenebra loro stessi, come se l’oscurità non fosse uniforme, on fosse assenza di luce ma una cosa brulicante e corpuscolare (…).

foresta
Di Onderwijsgek at nl.wikipedia, CC BY-SA 2.5 nl, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=4731460

Anche il primogenito Gary, che ha progettato la sua vita come “una correzione” dell’esistenza fallimentare di Albert, deve affrontare l’oscurità: soffre di depressione. Osservando la sua famigliola, viene spontaneo puntare il dito contro la sua odiosa moglie, ma non è il caso di saltare a conclusioni affrettate: chi esamina la realtà da un solo punto di vista, rischia di commettere degli errori di valutazione. Franzen ci ricorda che tante liti e tante incomprensioni familiari derivano proprio dalla nostra incapacità di metterci nei panni degli altri, di accettarli per quello che sono.

Certo, non è semplice essere tolleranti e comprensivi con l’eccentrico Chip: l’ennesimo intellettuale che si è fatto espellere dalla sua università perché è andato a letto con una studentessa (comincio a essere stanca di questo cliché). Dire che ha un problema con sesso e con la parola seni è riduttivo. Chip è il protagonista di alcune delle scenette più surreali de Le correzioni, di gag degne di una puntata dei Simpson. Molte delle situazioni descritte nel romanzo non sono plausibili, ma la rappresentazione delle complicate relazioni umane è dannatamente credibile.

homer simpson

A proposito di relazioni, che dire di Denise, dell’affascinante e brillante chef, che ama auto-sabotarsi? Se una personaggio ha già una fede al dito, potete stare certi che lei se ne innamorerà. Nel corso del libro, la vedremo attraversare diverse fasi (2.0, 3.0 e così via) ed avere più di un’epifania. Ovviamente, anche lei ha come santo patrono St. Jude, il protettore di chi ha capito che la vita non è fatta per vincere.

Chi sono in definitiva i Lambert? Sono cinque esemplari di imperfezione umana, ossessionati, ciascuno a suo modo, dalle “correzioni”. La madre sognava di poter “correggere” un marito rigido e incorreggibile. Il padre ha tentato di “aggiustare” le personalità dei suoi figli, di trasformarli in degli americani modello (ha fallito miseramente). Gary crede di essere “corretto”, ma non lo è affatto. Chip rimette continuamente mano a una demenziale sceneggiatura. Denise è sospesa tra il desiderio di libertà e la necessità di “correggersi” per tenere fede a valori in cui non crede più.

Alla fine del romanzo, siamo costretti ad ammettere che “le correzioni” sono un’utopia: non esiste nessuna cura miracolosa capace di “correggere tutto”. Il leone Aslan non verrà in nostro aiuto e nessun armadio ci spalancherà le porte di un regno incantato. Eppure, dietro i segni di cancellatura, dietro le sbavature e le cicatrici, si nasconde anche una vena inaspettata d’amore: un affetto taciuto, soffocato dalle scorie degli affanni quotidiani. Quell’amore è l’unica “correzione” alle inevitabili imperfezioni di ogni famiglia. St. Jude prega per noi…

Per approfondire:

Una chiave di lettura più seria e impegnata. Vi consiglio caldamente questa recensione: Le impossibili correzioni di Jonathan Franzen – Tropismi.

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7 pensieri riguardo “Le correzioni

  1. Questo libro mi attrae da mesi e allo stesso tempo mi spaventa. Lo percepisco come impegnativo e complesso, in senso buono, che ha molto su cui riflettere. Trovo anche originale e sensata la scelta del titolo, “correzioni”, perché questa storia familiare sembra rispecchiare quelle “correzioni” che costantemente vogliamo fare su di noi e gli altri. Chissà, magari prima o poi mi deciderò! Grazie per questa bella recensione.

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