Fuochi: impressioni di lettura

fuochi marguerite yourcenar

Sgattaiolo fuori dalla tenda imperiale. Mi lascio alle spalle Adriano e le sue memorie: lo ho ammirato, condivido la sua passione per i libri, ma non sono riuscita ad amarlo. Forse devo assecondare la mia natura, il mio ormai radicato disamore per la latinità (troppa metrica e troppe declinazioni mi hanno allontanata da Virgilio e compagnia bella) e lasciarmi tentare dai Fuochi (Opere, Bompiani, 2005) che vedo brillare laggiù. Il libro che, un tempo, Marguerite Yourcenar sperava non venisse mai letto, mi tenta molto di più del romanzo che le ha regalato tanta fama.

Sono strana, lo so, ma, in questo momento della mia vita da lettrice, preferisco il fuoco della passione alle acque di Tivoli, l’espressionismo alla compostezza classica. Questo gioco letterario, questo intreccio di associazioni d’idee doppie e triple del delirio e del sogno mi affascina immensamente. Poi, a ben vedere, anche in questa raccolta di prose liriche si avverte l’eco della cultura greca cara ad Adriano: la Yourcenar ha alternato brucianti pensieri isolati, appunti di diario, che ricordano i Sonetti di Shakespeare, a incandescenti racconti tratti dalla leggenda o dalla storia.

In queste pagine, l’algida nudità delle statue greche è stata rivestita di abiti moderni:

I personaggi mitici o reali evocati da questi racconti appartengono tutti all’Antica Grecia, tranne Maria Maddalena, situata in quel mondo giudaico-siriano in cui si è formato il cristianesimo (…). A gradi diversi, tutti questi racconti modernizzano il passato; certuni inoltre s’ispirano a stadi intermedi che quei miti o quelle leggende hanno attraversato prima di arrivare sino a noi, così che l’antico non è sovente in Fuochi che un primo strato poco visibile. (Prefazione).

Dante Gabriel Rossetti Mary Magdalene
Dante Gabriel Rossetti Mary Magdalene

Consulto l’indice per scoprire quali personaggi incontrerò a breve:

Fedra o della disperazione, Achille o della menzogna, Patroclo o del destino, Antigone o della scelta, Lena o del segreto, Maria Maddalena o della salvezza, Fedone o della vertigine, Clitennestra o del crimine, Saffo o del suicidio.

Alcune figure mi sono familiari: le ho già viste calcare più di un palcoscenico, rivere le loro passioni e tragedie in epoche diverse (penso all’Antigone di Anouilh che mi è stata consigliata da Pina de Il mestiere di leggere). Altri nomi, invece, mi sfuggono: impiego parecchio tempo per ricollegare Fedone alla figura del saggio Socrate.

La contaminazione tra antico e moderno dà vita a surreali cortocircuiti, a immagini di rara bellezza. Fedra, invece di smarrirsi nel classico Averno, si perde nelle viscere di una metropolitana:

Senza mutare luogo raggiunge il palazzo avito dove la colpa è innocenza. (…) scivola lungo quei corridoi da metropolitana pieni di un odore di bestia, dove i remi fendono l’acqua grassa dello Stige, dove i binari lucidi non propongono che il suicidio o la partenza. Al fondo dei cunicoli da miniera della sua Creta sotterranea finirà pure per incontrare il giovane uomo sfigurato dai suoi morsi di belva, dal momento che per raggiungerlo si trova a disposizione tutti i circuiti dell’eternità.

Alexandre Cabanel Phèdre
Alexandre Cabanel, Phèdre

Avverto l’eco di un secolo fragile, instabile: questi racconti sono stati scritti nel 1935. Ombre oscure, presagi di nuove guerre, si addensano sul mondo classico, trasfigurandolo. Un brivido mi corre lungo la schiena: questi Fuochi più che riscaldare, illuminano le miserie umane. Il Dolore prevale su ogni altro sentimento: l’amore è una ferita che non lascia scampo. Non c’è posto per la speranza, per facili consolazioni.

Gli esseri umani, che hanno assistito alla caduta dei lori ideali, possono solo abbandonarsi ad un’ultima, triste, danza con il Destino crudele:

Socrate e Alcibiade non sono ormai che nomi, cifre, vane figure tracciate sul nulla dal frullo dei miei piedi. L’ambizione non è che un inganno; la saggezza si sbagliava; perfino il vizio ha mentito. Non esiste virtù, né pietà, né amore, né pudore, né i loro potenti contrari, bensì solo una conchiglia vuota che danza al vertice di una gioia che è insieme Dolore, un lampo di bellezza nel turbinare delle forme. La chioma di Fedone spicca sulla notte dell’universo come una meteora triste.

Un lampo di bellezza in un mondo crudele, un gioco raffinato che rende sopportabili le spine della passione: ecco l’essenza della prosa lirica di Marguerite Yourcenar. La scrittrice ha trasformato le fiamme di una crisi passionale in un canto ammaliante, come quello delle antiche Sirene. Solo una grande autrice, una Circe della parola, poteva tramutare la malattia amorosa in vocazione letteraria.

Prendo congedo da questi Fuochi d’inchiostro in una tenda (il cerchio si chiude), in un tendone da circo. La trapezista Saffo, spicca il volo:

Da lontano, nuda, ricoperta di stellari lustrini, ha l’aria di un atleta che rifiuti d’essere angelo per non togliere ogni pregio ai suoi salti pericolosi; da vicino, drappeggiata in lunghe vestaglie che le restituiscono le ali, può far pensare di essere travestita da donna. Lei sola sa che sotto la gola le palpita un cuore troppo pesante e troppo grosso per esistere altrove che al fondo di un petto allargato da due seni: quel peso nascosto al fondo di una gabbia di ossa conferisce ad ognuno dei suoi balzi nel vuoto il sapore mortale del rischio.

Ary Renan, Sapho

Il salto da poetessa a circense non mi stupisce. I poeti sono funamboli delle parole: volteggiano tra realtà e immaginazione, tra il nostro mondo e un altro. Io, lettrice, ancorata saldamente a terra, posso solo ammirare Saffo e l’autrice che l’ha ricreata. Adesso sento rinascere la passione, l’amore per questa scrittrice: dovevo solo trovare l’innamorato (testo) giusto per me.

Per approfondire:

‘Fuochi’, o degli specchi di Marguerite Yourcenar: una felice fusione tra moderno e miti classici – ‘900Letterario.

9 pensieri riguardo “Fuochi: impressioni di lettura

  1. Hai raccontato questo testo in un modo bellissimo. Si trasmette la passione che hai provato nel leggerlo! Sembra davvero interessante e, dall’idea che mi sono fatta, approcciabile anche da chi non ne sa molto in materia, magari come inizio per poi approfondire, tu che dici?

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    1. Grazie mille. Sì è stata davvero una lettura entusiasmante. Secondo me non serve una preparazione particolare per gustarlo appieno (magari prova a cercare, anche in biblioteca, un’edizione con un minimo di introduzione come la mia). Se dovesse appassionarti, ti consiglio anche, se non li hai già letti, I dialoghi con Leucò di Pavese. Fammi sapere e buone letture :).

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    1. Grazie. Ho letto l’Opera al nero al liceo, ma ti confesso di non ricordare quasi nulla di quel romanzo… Sono una lettrice un po’ particolare: mi capita di innamorarmi di una particolare opera, ma non di riuscire ad apprezzare altrettanto gli altri lavori dello stesso autore. Grazie per la visita e buone letture!

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  2. Ricordo che a me, invece, Memorie di Adriano era piaciuto, e ancora di più l’Opera al nero (bello anche il film con Volontè); pure ricordo anche di avere letto qualcosa d’altro, mi pare qualcuno dei suoi dedicati alle vicende famigliari… ma ero al Liceo ed è trascorso un po’ di tempo, ahimè 😎
    (perdona il doppio commento, il primo m’è partito)

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