Dubliners

dubliners james joyce

“Che bello!” ho esclamato, contenta come una bambina davanti alla vetrina di un negozio di caramelle. Tempo dieci secondi e ho iniziato a vergognarmi un po’ del mio puerile entusiasmo. Chissà se il bibliotecario ha compreso la gioia che ho provato nel vedere quello scaffale di testi in lingua originale, l’unica sezione della biblioteca ad essere sfuggita alle mie precedenti esplorazioni. Quella era l’occasione perfetta per recuperare un libro rimasto troppo a lungo nella mia wishlist: i famigerati Dubliners di James Joyce (Oxford World’s Classics, 2000).

Potrei fingere di essere una lettrice sofisticata e dirvi che ho tenuto da parte questo classico perché volevo leggerlo in lingua originale. La verità è un’altra: avevo paura di affrontare questo testo. Sapevo che non sarei riuscita “a gestire” una lettura così impegnativa senza l’ausilio di un’ introduzione e di un buon apparato di note. Non perché il libro non sia godibile di per sé, ma perché per apprezzarlo appieno bisogna scavare più a fondo e soffermarsi su ogni paragrafo. I grandi classici esigono un pizzico di attenzione in più.

La curatrice del mio volume, la studiosa Jeri Johnson, ha svolto un lavoro impeccabile: dovrei farmi da parte e limitarmi a riassumervi la sua analisi su Joyce, però so già che sarò tentata di inserire anche alcune considerazioni personali in questo post. Per ora iniziamo dalle cose serie, dai punti principali messi in luce da Johnson.

6 concetti chiave che bisogna tenere a mente durante la lettura di Dubliners

dublin joyce
By Gerd Eichmann – Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=77127909

1. La città in preda alla paralisi. Lo scrittore ha rappresentato in modo accurato Dublino, la sua storia e la sua cultura:

“I wanted to write a chapter on the moral history of my country, and I chose Dublin for the scene because the city seemed to me the centre of paralysis.”

“I want to give a picture of Dublin so complete that if the city one day suddenly disappearead from earth it could be reconstructed out of my book”.

Lo scrittore ha fissato su carta il “vero” volto di Dublino, scontrandosi con editori che avrebbero voluto censurare la sua provocatoria opera letteraria. La sua penna si è insinuata nelle ferite di una città in preda a una paralisi spirituale, di un’arpa in mano di estranei (all’inizio del ‘900 l’indipendenza era ancora un miraggio). Joyce voleva che i suoi connazionali si riconoscessero nel lucido specchio della sua prosa (nicely polished looking-glass) e che prendessero atto della crisi morale che attanagliava l’Irlanda.

2. Quello che il lettore (italiano) non sa. Visto che i “lettori ideali” di Dubliners erano gli abitanti di Dublino, nell’opera sono presenti numerosi riferimenti ad avvenimenti storici legati alla città. Queste allusioni sono fondamentali per capire il vero significato di alcuni passaggi: per fortuna, possiamo contare sull’ausilio delle note.

3. L’attenzione per i fatti. Joyce si è affidato ai “fatti” (ha seguito alla perfezione il principio “show don’t tell”) per rivelare l’essenza della capitale irlandese: “Joyce never relies on a narrator to tell us something that his laying out of the facts will reveal”.

4. Le quattro età dell’uomo. I racconti di Dubliners seguono uno schema preciso: sono incentrati sulle diverse fasi della vita umana, così come le concepivano gli antichi romani. Le prime tre storie sono dedicate all’infanzia (dalla nascita sino ai diciassette anni), mentre le successive quattro riguardano l’adolescenza (dai diciassette ai trent’anni). Segue il quartetto della maturità (dai trentun anni ai quarantacinque). Altre tre storie sono dedicate alla public life (dai quarantacinque anni in poi). Infine c’è l’epilogo (The Dead ovvero “il defunto”).

In questo modo, il lettore può osservare l’archetipo del dublinese, un everyman che subisce le metamorfosi legate alle diverse fasi dell’esistenza:

Standing back from the volume, we discern not only individual characters, but a single subject viewed across time first in childhood and finally in maturity, or as Hugh Kenner says, “a single subject, metamorphosing” (…).

5. Le epifanie. Anche se noi lettori sappiamo cos’è un’epifania, non è sempre facile comprendere il significato delle intuizioni, derivate da avvenimenti quotidiani e, talvolta, banali, che “illuminano” le coscienze dei personaggi di Dubliners. Bisogna leggere il testo con molta attenzione per non lasciarsi sfuggire il senso, talvolta ambiguo, di queste rivelazioni esistenziali.

6. Non fidatevi di nessuno. Jeri Johnson ci invita ed essere prudenti, a non assumere mai il punto di vista di un singolo personaggio, a non accettare passivamente la sua versione dei fatti: dobbiamo sempre mantenere una certa distanza ed osservare con ironico distacco i pensieri e le opinioni dei dublinesi d’inchiostro.

Fine dello “spiegone” ;).

Alcune considerazioni personali

panorama dublino
Di Michal Osmenda from Brussels, Belgium – Dramatic sky over River Liffey in Dublin, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=24416962

Questo testo richiede una buona dose di costanza e di concentrazione. Dovremmo avere la possibilità di teletrasportarci a Dublino, per poter assaporare appieno questo classico. Eppure anche i lettori più ingenui (come me) possono avere delle epifanie, mentre scorrono queste pagine: non c’è bisogno di note e di approfondimenti per percepire “la paralisi”, l’impasse morale descritta da Joyce.

La crisi dei Dubliners ha qualcosa da dire anche a noi lettori italiani. I punti di sospensione, gli spazi bianchi della prima storia (The Sisters) ci ricordano tutte le situazioni in cui una verità scomoda, scandalosa, viene taciuta. Anche il tema della perdita dell’innocenza non ci è estraneo (An Encounter): siamo abituati a incontrare tra le righe dei ragazzini che hanno rischiato di venire insidiati da pericolosi stranieri dagli occhi verdi.

Che dire dell’amore, della fiamma della passione che viene soffocata dalla grigia quotidianità? Anche questo tema ci è familiare, è universale. Possiamo riconoscerci nel giovane che fallisce la sua queste romantica (Araby) e non abbiamo bisogno di nessuna spiegazione per concepire i piccoli inferni domestici descritti dall’autore (A Little Cloud, Counterparts).

Questi quindici racconti sono pervasi da un senso di sconforto, dall’impressione che ogni età dell’uomo sia segnata da una profonda crisi morale. Nell’ultimo racconto (The Dead) la neve scende sulla città, che viene ricoperta da un bianco sudario: Dublino sembra diventare una unreal city, una metropoli irreale, popolata da morti. L‘unica possibilità di salvezza viene dalla letteratura, dallo scomodo (perché troppo veritiero) looking glass che ci invita a liberarci dalla paralisi, a cercare di cambiare la realtà.

Per approfondire:

James Joyce: sperimentatore introspettivo – 900 letterario 

La puntata dello splendido programma Punto di svolta dedicata a questo scrittore – RaiPlay

L’analisi di SparkNotes (un sito in inglese che consiglio caldamente a tutti gli scholars come Orazio ;)).

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6 pensieri riguardo “Dubliners

  1. Cara Benny, come sempre ciò che scrivi arriva in modo puntuale e suggestivo e, come sempre, mi trafigge, mi pervade di entusiasmo. Sento sorgere nuove speranze per il futuro dell’Italia dei saggisti, dei giornalisti e quanto altro si possa trarre da chi scrive bene come te.

    Da ciò che leggo, sarebbe inopportuno associare James Joyce al Leopardi con il suo pessimismo cosmico per poi, successivamente, invitarci ne “La Ginestra” ad unirci in una “social catena” ?

    P.S.: Questo è l’anno in cui si celebrano 200 anni dalla composizione de “L’infinito” di Giacomo Leopardi, pensi di celebrarla con tuo pezzo?

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    1. Sei troppo buono… grazie di cuore. Non mi sarebbe mai venuto in mente di associare Joyce a Leopardi: è un’idea interessante. Forse li metterei in relazione per la loro capacità di scandagliare l’animo umano (specialmente i fondali più cupi) e per la decisione di affidarsi alla penna davanti alle crisi morali. Niente celebrazioni per Leopardi, temo: ho parlato di lui quando ho letto un bel saggio di Citati e amo il Giovane Favoloso, ma la mia Musa non mi suggerisce nuovi pezzi. Se vuoi farti avanti con un articolo sei il benvenuto: per una volta potrei “ospitarti” io XD.

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    1. Prima o poi dovrò affrontare i “flussi e flutti” di Ulysess, ma avrò bisogno di una buona edizione-bussola: il rischio di “naufragare” è alto. Grazie mille per il tuo commento e buone letture!

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    1. Le prof. di inglese si rivelano spesso delle ottime consigliere letterarie ;). Non c’è niente di più bello dei libri capaci di incidersi nel cuore dei lettori e di farsi rileggere più volte, senza perdere il loro incanto. Buone letture (o riletture) ❤

      Piace a 1 persona

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