L’amore e gli stracci del tempo

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L’amore e gli stracci del tempo di Anilda Ibrahimi (Einaudi, 2011) si apre con una tragica ballata: una ragazza-sposa, nonostante sia malata, viene strappata all’abbraccio dei suoi cari. Un gruppo di uomini la porta via in tutta fretta, come se l’anno non avesse altri giorni. La carovana si mette in viaggio, ma la fanciulla non raggiungerà mai lo sposo: morirà a metà del percorso. Ajkuna ha ascoltato tante volte questa storia, ma è convinta che lei sarà più fortunata di quella sposa: il suo Zatlan la salverà. Come se l’amore potesse resistere agli oltraggi del tempo e del destino…

Nel 1981, la grande Jugoslavia sta attraversando passaggi non chiari: il mosaico di popoli che la compone inizia a sgretolarsi. A marzo gli studenti albanesi del Kosovo scendono in piazza: sentono tanto parlare di uguaglianza, ma ricevono un trattamento diverso rispetto agli allievi di altre etnie. Invece di accogliere le loro istanze, il governo mobilita l’esercito e impone la legge marziale. Diversi manifestanti finiscono in carcere. Tra gli arrestati c’è anche il giovane Besor. Miloŝ, un medico serbo, cerca di aiutarlo, ma può solo limitarsi a prendersi cura della sua famiglia.

I due amici, divisi dall’etnia, ma uniti dall’amore per i versi del poeta Charles Simic, hanno quasi l’impressione che le cose andassero meglio quando c’era ancora Tito:

Un anno prima era morto il maresciallo Tito. Fino ad allora si erano sentiti tutti, o quasi tutti, parte di questo Paese che Tito aveva saputo tenere unito. Ma con la morte del grande patriarca mica erano sicuri che le cose sarebbero continuate così. Di solito dopo la morte del padre i figli si mettono sempre a litigare. Soprattutto quando continuano a vivere ancora sotto lo stesso tetto.

Pristina Kosovo
Di Bujar Imer Gashi – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=30731936

Popoli diversi, ma vicini, che condividono lo stesso patrimonio di ballate e leggende. Popoli che dovrebbero andare d’accordo, ma che sono divisi da linee di sangue. La storia dei Balcani è fatta di battaglie: sotto le ceneri di una pace instabile, covano le braci di vecchi conflitti, scintille d’odio pronte a dare vita a nuovi incendi. Quando Besor finisce di scontare la sua ingiusta condanna, il presidente della Repubblica di Serbia è intento a riattizzare quei tizzoni:

Era entrato in prigione che il Kosovo era una provincia autonoma della Jugoslavia, e ora non più. L’autonomia era stata revocata dopo l’elezione di Slobodan Miloŝević a presidente della Repubblica di Serbia. “Nessuno vi toccherà più”, aveva detto Miloŝević ai serbi del Kosovo una volta salito al potere. E per fare questo discorso aveva scelto un luogo e un giorno ben preciso: il giorno di San Vito del 1989, davanti a un milione di serbi riuniti a Kosovo Polje, la Piana dei merli, per commemorare la sconfitta del 1389.

Battaglia di Kosovo Polje, Adam Stefanovic, olio, 1870
Battaglia di Kosovo Polje, Adam Stefanovic, 1870

Mentre i due amici si preoccupano per l’incerto futuro dei Balcani, i loro figli si incontrano con gli amichetti per giocare. Talvolta, i ragazzini si dividono in gruppi, in base alla loro etnia, e si danno battaglia. Può anche capitare che un bimbo “salga sopra” a una bambina, imitando l’oscuro rituale che si compie nella camera da letto dei suoi genitori. Giochi pericolosi che preannunciano l’orrore della guerra e degli stupri etnici.

Passano gli anni. Due fidanzati festeggiano insieme Capodanno. Ajkuna e Zlatan incarnano uno dei più scontati cliché letterari: si sono conosciuti da bambini, sono cresciuti insieme e, un bel giorno, si sono resi conto di essersi innamorati. Se L’amore e gli stracci del tempo fosse un romanzo rosa, li vedremmo convolare a giuste nozze, ma questo non è un romanzo rosa. Loro non sono due amanti come tanti altri. Lei è la figlia del kosovaro Besor. Lui è il figlio del serbo Miloŝ. Abitano a Priŝtina. Mentre ballano abbracciati, il Kosovo inizia a bruciare.

La macchina infernale dell’odio si è rimessa in moto:

-Non finirà mai, Besor. Mai. Voi cercherete di fare a noi quello che noi abbiamo fatto a voi, e così all’infinito. Com’è sempre stato.
-Voi, noi, ma che dici, Miloŝ? Che dici?
(…) Due uomini, uno di fronte all’altro, e in mezzo alla Storia. Due uomini testimoni di un’epoca che non hanno scelto. Sempre che sopravvivano a tutto il sangue che verrà versato.

La mia gente, la tua gente: non esiste distinzione più pericolosa di questa. La letteratura (mi viene da pensare a Vergogna di Coetzee) ce lo ha insegnato, ma gli uomini continuano a commettere gli stessi errori. Anilda Ibrahimi ci ricorda che basta davvero poco perché due vicini di casa inizino a diffidare l’uno dell’altro. Basta poco per dimenticarsi dei ricordi in comune e prestare attenzione solo al richiamo di un nazionalismo esasperato. Basta una scintilla per dare fuoco a un intero paese.

Pristina Kosovo
Di PaulaSilvaFotografia – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=25293768

Ajkuna e Zlatan vengono divisi dal conflitto, eppure sono certi che riusciranno a ritrovarsi, come gli innamorati delle favole. Sfuggiranno alle fiamme, ma non ne usciranno indenni: vivranno sulla loro pelle tutto l’orrore che la guerra può riservare agli esseri umani. L’esperienza del conflitto segnerà profondamente i due amanti, mutando per sempre il loro destino.

Per anni, i due promessi sposi saranno ossessionati da un’ombra che non esiste più: lei sognerà il bambino che le regalava dei galli rossi di zucchero; lui si struggerà per la bambina dagli occhi verdi che aveva paura di restare da sola. Il tempo, tiranno crudele, infliggerà più di una ferita ai due amanti. Quando si ritroveranno, le loro illusioni andranno in frantumi: la sposa non è morta, ma non è più la stessa; lo sposo non è riuscito a salvarla e neanche lui è più lo stesso. Talvolta un anno non ha altri giorni, altre opportunità, da offrire agli innamorati.

Mentre leggevo L’amore e gli stracci del tempo, sono rimasta colpita più dal Tempo, che dall’Amore: non è difficile intuire come andrà a finire la parabola amorosa di Ajkuna e Zlatan e nel libro c’è anche un personaggio femminile che non mi ha convinta del tutto. Ad avermi tenuta incollata alle pagine è stata l’abilità con cui la scrittrice ha tratteggiato il dramma della guerra del Kosovo, mettendo il luce il progressivo riattizzarsi di braci mai sopite.

Anilda Ibrahimi costringe i lettori a guardare l’odio in faccia, a interrogarsi sull’abisso che separa “noi” da voi” e a riconsiderare il significato che attribuiamo a parole come “immigrato” e “rifugiato”. A fine lettura, abbiamo l’impressione che le divisioni tra popoli possano essere superate solo grazie a un lessico condiviso, pacificato, nato dall’incontro di lingue e tradizioni diverse.

Per approfondire:

Dal 1981, la lunga scia di sangue – La Repubblica

Kosovo: dalla guerra a oggi – Rai Storia

Charles Simic – Poetry Foundation (un’introduzione alle opere di questo poeta e alcune poesie in inglese)

2 pensieri riguardo “L’amore e gli stracci del tempo

  1. Ci credi che proprio oggi ho iniziato a leggere delle ballate che insieme compongono l’epica “The Battle of Kosovo” sulla battaglia della Piana dei merli? E che la prefazione del libro è di Simic?
    A parte queste coincidenze, non sono molto interessato (come argomento storico) alle guerre balcaniche di quegli anni, ma senza dubbio sono un evento importante da tenere a mente. Credo abbiano shockato noi europei perché sono state praticamente l’unico conflitto in questo continente dalla seconda guerra mondiale a oggi: hanno sconvolto le nostre certezze acquisite, la nostra sicurezza di pace.
    Penso sia giusto ricordarcene, anche con romanzi come questo. Grazie per averlo recensito!

    Piace a 2 people

    1. Adoro queste coincidenze letterarie ;). Ora sono curiosissima di saperne di più su “The Battle of Kosovo”: aspetto la tua recensione. Grazie a te per l’attenzione che dedichi al mio improbabile blog e buone letture 🙂

      Piace a 1 persona

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