The Master

the master fazi editore

Ore spettrali: The Master di Colm Tóibín (Fazi Editore, 2004) è un’entusiasmante seduta spiritica. Il protagonista di quest’opera sogna i morti, rivede i volti di persone care ormai scomparse. Non lo sa, ma lui stesso è un fantasma, un’ombra riportata in vita da una penna sapiente: lui è Henry James, un maestro della letteratura.

Questa biografia romanzata non segue un ordine cronologico: Tóibín ha scelto di narrare la storia del Maestro attraverso un susseguirsi di reminiscenze, di intermittenze del cuore, che, come i petali di una rosa, si schiudono l’una dopo l’altra davanti agli occhi di noi lettori. Singole schegge di memoria, singole pennellate che vanno a comporre un ritratto di Henry James intenso e vibrante come quello dipinto da Sargent.

Grazie a questo libro, possiamo insinuarci nelle dimore dello scrittore osservare ogni sua mossa: sbirciamo dalle finestre di De Vere Gardens e appoggiamo i piedi sui pavimenti scricchiolanti di Lamb House (Rye). Apriamo lettere confidenziali e origliamo conversazioni private. Di pagina in pagina, l’ombra del Maestro prende corpo e inizia ad apparirci sempre più reale: alla figurina tratteggiata nelle note biografiche, che accompagnano i suoi capolavori, si sostituisce un uomo a tutto tondo, dalla psiche complessa.

Rye
Rye – By JackyR – Own work, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=763484

Chi è Henry James? Viene spontaneo definirlo come un estraneo, come un uomo lontano dal proprio paese che contempla il mondo come un semplice osservatore alla finestra. Lui è un americano in terra di Albione: un discendente dei puritani, circondato da rigidi e ingessati vittoriani. Questo fine indagatore dell’animo umano si preoccupa più della vita interiore che di quella pubblica: prende nota di ogni discorso, di ogni gesto rivelatore.

Il grande scrittore tramuta i suoi conoscenti in personaggi d’inchiostro, creando una galleria di ritratti sospesi tra realtà e finzione. Ogni incontro, ogni situazione può essere fonte d’ispirazione: la casa di Bellosguardo di Francis Boott diventa la sala dei ricevimenti di Gilbert Osmond (Ritratto di signora), mentre una storia di fantasmi, ascoltata quasi per caso, contribuisce all’ideazione dello spettrale Giro di vite.

villa di bellosguardo
Belosguardo – Di Sailko – Opera propria, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=41895760

Il Maestro presta ascolto sia ai vivi che ai morti: gli spiriti di tre donne a cui era affezionato, stroncate dalla malattia e dal male di vivere, tornano spesso a visitarlo. Queste tre figure occupano un posto di rilievo nel suo cuore, perché lui non è stato in grado di scacciare le ombre che incombevano sul loro comune destino di donne troppo fieramente indipendenti per piegarsi ai dettami di una società soffocante e maschilista.

La spigliata e irrequieta Alice, la sorella stroncata dal male di vivere e dal cancro, fa spesso capolino tra pagine di Henry James (Le bostonianePrincipessa CasamassimaIl giro di vite). Allo stesso modo, la defunta cugina Minny Temple, un’altra musa che compare sotto diverse vesti in più opere (Poor Richard, Daisy Miller, Compagni di viaggioRitratto di signora) è sempre presente nei pensieri dell’autore:

(…) Minny in tutti quegli anni era stata reale per lui, più reale di qualunque persona avesse conosciuto e alla quale l’aveva associata. Lei apparteneva a quella parte di sé che custodiva più tenacemente, il suo io nascosto, che nessuno in Inghilterra conosceva o comprendeva. Era più facile proteggerla sotto i cieli inglesi, in una terra dove nessuno si curava di ricordare i morti nel modo in cui lui ricordava sua cugina, dove dominava il piatto presente e l’ordine connesso. (…) la lasciava camminare con la forza e l’ossessione di una vecchia canzone che riecheggia negli anni, facendo risuonare le sue tristi note ovunque lui andasse.

Alice James
Alice James –

Un’altra triste canzone accompagna il Maestro: è la melodia spezzata della scrittrice suicida Constance Fenimore Woolson. Una donna intelligente e indipendente (come Isabel Archer), eppure terribilmente fragile. Una vita infranta tra le calli di Venezia (la città che fa da sfondo a Il carteggio Aspern), un grido d’aiuto inascoltato.

Henry James non si sofferma sui rapporti che lo hanno legato ai suoi cari estinti, sulle sue possibili mancanze e sulle parole non dette: reagisce al dolore trasfigurandolo attraverso la letteratura. Non gli interessa ciò che è stato, ma ciò che avrebbe potuto essere. Accoglie i suoi spettri e continua a tenerli vicino a sé attraverso la sua arte:

(…) li avrebbe accolti, trattenuti e lasciati migliorare con il tempo, farsi più complessi e meno volgari, meno brutti, più ricchi, più risonanti, più autentici, non per quello che la vita era, ma per quello che avrebbe potuto essere. (…) Aveva bisogno di lavorare, di applicarsi con la mente.

Il grande scrittore si tiene lontano dalle passioni, ma non riesce a sfuggire del tutto alle intermittenze del cuore: una coperta intrisa di sudore, sangue e fango lo mette di fronte all’atrocità della Guerra civile americana, mentre i muscoli torniti dell’affascinante scultore Hendrik C. Andersen gli ricordano amori mai vissuti, fiamme soffocate sul nascere.

henry james

Siamo abituati a immaginare Henry James come un semplice spettatore della vita, come un uomo che ha deciso di mettere l’arte al di sopra dell’esistenza. Invece Colm Tóibín e lo scrittore Fabrizio Coscia ci esortano a non cadere nella trappola di questa semplificazione. In un saggio dedicato al Maestro, Coscia ci invita a prendere in considerazione la “doppia vita” del grande scrittore: da una parte c’è l’uomo di mondo, che riceve i suoi amici nella dimora di Lamb House, dall’altra c’è l’artista solitario che indaga il mistero della vita, consacrandosi alla scrittura. Un conto è essere uno spettatore passivo, un altro è essere un osservatore attento.

Colm Tóibín offre ai lettori una prospettiva unica e inedita su questo indagatore dell’animo umano. Ci permette di conoscerne i pensieri più intimi e di studiare il processo creativo che ha portato alla nascita di alcune delle sue opere più celebri (come Il giro di vite). Non bisogna essere degli appassionati di Henry James per poter apprezzare la sua biografia romanzata: questo libro riesce a catturare sia l’attenzione degli esperti che dei “profani”. A fine lettura, si prova il desiderio di rincontrare il Maestro e di perdersi tra le sue pagine.

Per approfondire:

Su Pangea potete trovare l’interessantissimo saggio di Fabrizio Coscia

L’incontro tra Henry James e Constance F. Woolson – Rai Letteratura 

Perché leggere Henry James – Rai Letteratura

Il mio lungo viaggio sulle tracce del grande scrittore: un testo inedito di Colm Toibin – Repubblica.it

3 pensieri su “The Master

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