Baudolino

baudolino umberto eco

Stiamo per commettere un’effrazione, ma, tranquilli, è solo immaginaria. Ho bisogno dell’ambientazione adatta per potervi raccontare questa storia. Quindi dobbiamo introdurci nello studio di un professore di Filologia romanza. Questa stanza incasinata, piena zeppa di libri, di fotocopie di antichi bestiari e di oggetti curiosi, ricorda un po’ le atmosfere del romanzo di oggi. Fatevi largo tra le pile di testi ammucchiati qua e là e accomodatevi: stiamo per intraprendere un viaggio nel Medioevo in compagnia di Umberto Eco e di Baudolino (Bompiani, 2000).

Il nostro sarà un pellegrinaggio all’insegna della fantasia: di pagina in pagina, verremo irretiti da una rete di magnifiche bugie e faticheremo sempre di più a distinguere tra realtà e finzione. In questo romanzo storico, Madonna Verità cede più di una volta il passo a Messer Fola. Questa è la storia di una surreale queste, lunga una vita, che si snoda dalla metà del 1100 sino al 1204, l’anno dell’assedio di Costantinopoli.

Iniziamo dal principio, dal capitolo 1. in cui il protagonista, Baudolino, inizia a scrivere la cronaca della sua vita. Capiamo sin da subito che il nostro narratore è un cattivo soggetto, perché, per procurarsi il materiale necessario per stendere la sua biografia, ha sottratto alcuni fogli alla cancelleria imperiale:

se poi scoprono ke i folii non ci sono più più ki sa ke cafarnaum viene fuori et pensano ke magari è una Spia dei vescovi romani ke voliono male all’imperatore federico
ma forse non li importa a nessuno in chanceleria schrivono tutto anca quando non serve et ki li trova [questi folii] si li infila nel büs del küs non se fa negott

indovinello veronese
L’Indovinello veronese – uno dei testi citati in questo romanzo

Perdonate la volgarità, ma Baudolino è pur sempre il figlio di un umile contadino. Questo villico, grazie alla sua intelligenza fuori dal comune, è riuscito a entrare nelle grazie dell’imperatore Barbarossa, che lo ha adottato e introdotto a corte. Non lasciatevi turbare neanche dal suo eloquio e da tutte queste k: il nostro eroe è riuscito a salvare solo qualche frammento, scritto in età giovanile, della sua cronaca; il resto è andato perduto. Questo è solo un esercizio di scrittura, anzi è solo un piccolo divertissement di Eco.

Lasciamo il volgare per l’italiano corrente, saltiamo al capitolo 2 e, già che ci siamo, balziamo in avanti di qualche decennio. Nella Istanbul di inizio 1200, un Baudolino ormai sessantenne vuole riprendere le fila della sua biografia interrotta. Invece di rimettere mano a penna e calamaio, l’ex contadino decide di raccontare le sue gesta all’uomo che ha appena sottratto alla furia dei crociati: lo storico bizantino Niceta Coniate.

La sua storia è veritiera? Non ne sono certa: il nostro protagonista è l’archetipo del narratore inaffidabile. Baudolino è venuto al mondo con due doti particolari: riesce ad apprendere, con una rapidità miracolosa, qualsiasi lingua ed è capace di convincere chiunque, persino un imperatore, a dare credito alle sue colossali fole. Per lui è diventato normale fare confusione tra ciò che vede e ciò che desidera vedere. Invece lo storico bizantino è abituato a distinguere il falso dal vero:

Vuoi farmi credere che hai raccontato bugie a tutti meno che a me. In tanti anni alla corte di questi imperatori ho imparato a dipanarmi tra le trappole di maestri del mendacio più maliziosi di te… Per tua confessione, tu non sai più chi sei, e forse proprio perché hai raccontato troppe bugie, persino a te stesso. E stai chiedendo a me di costruirti la storia che a te sfugge. Ma io non sono un mentitore della tua razza. È una vita che io interrogo i racconti altrui per ricavarne la verità.

niceta coniate

Baudolino, lingua d’argento, tesse davanti agli occhi di Niceta un arazzo sorprendente, ricco di avvenimenti e di figure. Questo bugiardo di professione ha messo in atto più di un raggiro e ha raccontato più di una fola al suo padre adottivo, impegnato in un’estenuante lotta contro i litigiosi comuni italiani. Il nostro imbroglione, pur ritrovandosi in mezzo ad eventi drammatici come la distruzione di Milano e l’assedio della neonata Alessandria, è riuscito a non sporcarsi le mani di sangue: il suo cervello fino era ed è ancora più affilato di qualsiasi spada.

Baudolino ha continuato a ordire inganni, sinché non è rimasto preso nella sua stessa ragnatela. Il mentitore, con l’aiuto di un gruppo di studiosi, ha ideato una lettera: una missiva vergata dal signore di un regno favoloso, situato nel leggendario Oriente, indirizzata al Barbarossa. Le sue intenzioni, a suo dire, erano nobili: voleva distogliere l’imperatore dall’estenuante lotta contro i comuni. Il sovrano avrebbe dovuto fare armi e bagagli e partire alla volta del reame di Prete Gianni. Però quel miraggio ha ammaliato i suoi stessi creatori: l’imbroglione e i suoi soci hanno iniziato a credere alla loro menzogna.

Dopo una serie quasi infinita di differimenti, i personaggi sedotti da quella chimera si sono messi in viaggio. Ogni pellegrino inseguiva la sua personale stella cometa: Barbarossa voleva diventare il sovrano più famoso della cristianità; Borone e Kyot cercavano il santo Graal; Rabbi Solomon sperava di ritrovare le tribù disperse di Israele; il Poeta voleva impossessarsi di un regno qualsiasi; il cantore Abdul bramava l’oggetto dei suoi desideri, una dama che aveva incontrato nei suoi sogni; Baudolino ardeva dal desiderio di veder trasformarsi in realtà la sua visione.

regno del prete gianni
Di sconosciuto – The Bodleian Libraries, Oxford, CC BY 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=41927734

Cosa c’è di vero in questa surreale queste? Come uno dei personaggi di questo romanzo (che ricorda un po’ il Kublai Khan di Calvino), anche noi abbiamo l’impressione che il regno di Prete Giovanni esista solo grazie al potere della parola. Lasciamo a Niceta il compito di fare ordine nella matassa di ricordi che Baudolino sta dipanando: è giunto il momento di tirare le fila, di capire cosa rende così affascinante questo labirinto letterario e metaletterario.

Questo romanzo è un grandiosa celebrazione della letteratura, di un’arte capace di dare vita a interi mondi e di creare illusioni più vere, più credibili, della realtà stessa. Ogni narratore è allo stesso tempo un bugiardo matricolato e un venerabile demiurgo, adorato dai suoi lettori. Nessun uomo è in grado di sopravvivere senza storie, senza leggende: abbiamo bisogno di sognare irraggiungibili oggetti del desiderio e di errare in labirinti di inchiostro.

Come ogni gioco letterario che si rispetti, anche quest’opera non è altro che un grande gioco del rovescio, un dedalo di riflessi illusori: noi lettori possiamo rivederci in Niceta Coniate e in Abdul; Baudolino allo specchio è Umberto Eco; l’Oriente appare favoloso agli occhi degli occidentali e viceversa. Basta uno scarto di prospettiva, basta un pizzico di fantasia, per rendere incredibile anche l’ordinario, per tramutare dei comuni animali in creature degne di un bestiario medievale:

(…) gli ho elencato le bestie prodigiose dei miei paesi (…) l’ostrica, scrigno vivente, che produce talora una bellezza morta ma d’inestimabile valore, l’usignolo che veglia la notte cantando e vive in adorazione della rosa, l’aragosta, mostro loricato di un rosso fiammeggiante (…).

bestiario

Questo libro è uno scrigno colmo di tesori, di dorate citazioni letterarie, di argentate invenzioni linguistiche e di reliquie medievali. Vale la pena di lasciarsi irretire dalle fole di Baudolino-Umberto Eco. I libri servono proprio a questo, a permetterci di visitare regni altrimenti irraggiungibili:

Il bello dello studium è che impari, sì, dai maestri, ma ancor di più dai compagni, specie quelli più anziani di te, quando ti raccontano quello che hanno letto, e tu scopri che il mondo deve essere pieno di cose meravigliose e per conoscerle tutte, visto che la vita non ti basterà a percorrere tutta la terra, non rimane che leggere tutti i libri.

Per approfondire:

Baudolino. Dal riso alla menzogna: un altro modo di sognare il Medioevo – Giacomo Verri

La mia anti-recensione de Il nome della rosa

P.S. Il viaggio nel Medioevo continua domenica: vi aspetto nello studio del filologo.

5 pensieri su “Baudolino

    1. Grazie mille Pina <3. Ho faticato e non poco per preparare questo pezzo (a un certo punto ho sfiorato le 1500 parole e ho dovuto iniziare a tagliare). Non paga, ho deciso di mettere mano anche all'Isola del giorno prima, ma ne riparleremo tra qualche mese…
      Mi piacerebbe molto ritrovare Eco nei tuoi pezzi dedicati ai "maratoneti della letteratura": incrocio le dita.
      Buone letture e buon week-end :).

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  1. Pingback: Miti e leggende del Medioevo – Unreliablehero

  2. Pingback: L’isola del giorno prima – Il verbo leggere

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