Aspettando i barbari

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Provo dei sentimenti contrastanti nei confronti del libro di oggi: Aspettando i barbari di J.M. Coetzee (Rizzoli, 1983) affronta dei temi scottanti, fondamentali, eppure non mi ha convinta del tutto. Ho deciso di parlarvi comunque di questo romanzo perché ritengo che il messaggio veicolato in queste pagine sia importante, però mentirei se vi dicessi che questa è stata una grandiosa esperienza di lettura.

Iniziamo dal principio, ovvero dall’argomento di quest’opera. La nostra voce narrante è uno dei funzionari di enigmatico Impero, forse passato, forse futuro. L’uomo sopraintende, con burocratico zelo, alle attività di un piccolo avamposto di frontiera. Al di là del confine, si aggirano dei misteriosi barbari che potrebbe decidere di sferrare un attacco da un momento all’altro. Il vecchio magistrato attende che accada qualcosa, che la minaccia si concretizzi. La sua routine procede come al solito, sinché due incontri fatidici non minano le sue certezze.

Il primo personaggio destinato a turbare il funzionario è il Colonnello Joll, un militare perennemente impegnato nella ricerca di fantomatici nemici da torturare. Poco importa che gli stranieri, i sedicenti barbari, su cui riesce a mettere le mani siano dei poveri cristi indifesi: lui ha bisogno di versare sangue, di piegare il diritto all’arbitrio di una bieca e cieca crudeltà. Il magistrato è disgustato da questo eccesso di forza, da questo abuso di potere: l’Impero ha davvero bisogno di ribadire il suo predominio con una simile brutalità?

Il secondo incontro decisivo per il destino del funzionario è quello con una ragazza barbara che porta incisi sul suo corpo i segni delle torture subite. Il vecchio è immediatamente attratto da quella bellezza martoriata e intreccia uno strano legame con la fanciulla: un rapporto ambiguo, sospeso tra tra desiderio di conoscenza e sensualità, tra intimità e ripulsa. Lui vuole mettere il dito nelle piaghe di lei: vuole addentrarsi nel cuore di tenebra di un Impero che gli appare sotto una luce sempre meno favorevole.

 

Il magistrato inizia a mettere in dubbio il suo ruolo e la funzione degli altri emissari dell’Autorità: loro hanno imposto e continuano ad imporre ad altre popolazioni un dominio che non ha nessuna giustificazione morale. Le rivendicazioni dei barbari sono poi così ingiuste? È così strano che cerchino di riprendersi quella che, in origine, era la loro terra? Chi sa davvero vessando chi?

“Non dirò niente delle incursioni fatte di recente contro di loro, assolutamente ingiustificate e seguite da atti di gratuità crudeltà, perché, dicevano, era in gioco la sicurezza dell’impero. (…) Voglio (…) dirle quello che, come amministratore, trovo del tutto scoraggiante, anche in tempo di pace, anche quando le relazione con la gente lungo la frontiera sono buone. In una certa stagione dell’anno, sa, i nomadi vengono in città a barattare le loro merci. Bene: vada al mercato in quel periodo e veda chi è ingannato sul peso, insultato, ridicolizzato, in una parola: violentato.

Di giorno in giorno, il funzionario si compromette sempre di più: manifesta apertamente il suo dissenso e compie dei gesti destinati a suscitare la diffidenza dei suoi sottoposti. Poi arriva il momento della resa dei conti, il confronto con le alte sfere: dove risiede la sua lealtà? La parabola esistenziale del magistrato lo porterà a comprendere che il vero nemico non è chi (forse) preme ai confini: il vero barbaro è chi è capace di torturare i suoi simili.

Cosa si nasconde dietro questa storia di attese e di confini (è difficile resistere alla tentazione di tracciare un paragone col nostrano Deserto dei Tartari)? La risposta più ovvia, se si guarda alla biografia dello scrittore Premio Nobel, è un’allegoria del Sudafrica. Dietro il fittizio Impero descritto in queste pagine, potrebbe nascondersi il coloniale impero britannico. Secondo il giornalista Rian Malan, Coetzee è l’autore che ha descritto nel modo più veritiero i sentimenti che un uomo, bianco e consapevole, prova quando è messo di fronte alla stupidità e alla crudeltà dell’apartheid.

J. M. Coetzee
J. M. Coetzee Di Mariusz Kubik, http://www.mariuszkubik.pl/ – Opera propria, CC BY 2.5, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=860108

Andiamo più fondo, con l’aiuto del mio fidato manuale di letteratura inglese Witness to the Times, e analizziamo le caratteristiche principali di quest’opera:

  • L’assenza di precise coordinate spazio-temporali trasforma il racconto allegorico dello scrittore in una metafora universale, in una denuncia di tutte le brutalità inferte dagli uomini agli altri uomini:

Coetzee penetra nell’oscurità più profonda che sta alle radici di ogni società, e progressivamente appare sempre più manifesto come la sua ricerca non riguardi tanto l’aspetto politico, quanto invece l’insondabile natura della bestia che sonnecchia in ciascuno di noi… Ciò conferisce al suo romanzo il suo vero, grande, universale valore. (The New York Times Book Review)

  • L’autore combina allegoria e realismo: l’Impero è immaginario, ma tutti gli eventi descritti nel libro sono realistici.
  • Questa breve opera, scritta con uno stile semplice ed essenziale, può rivelarsi una lettura più ardua del previsto, perché nel testo sono presenti diverse scene disturbanti.

(…) S’è fatta notte, e i barbari non sono più venuti.
Taluni sono giunti dai confini,
han detto che di barbari non ce ne sono più.

E adesso, senza barbari, cosa sarà di noi?
Era una soluzione, quella gente.

Come suggerito dal poema, i misteriosi barbari che dovrebbero minacciare l’Impero, ma che non arrivano mai, sono una perfetta arma di distrazione di massa: distolgono il popolo dai problemi e dai nemici che si trovano già all’interno dei confini.

Quest’opera offre più di uno spunto di riflessione ed è sicuramente una lettura interessante. Però non sono rimasta completamente soddisfatta dalla forma di questo testo, da alcune scelte narrative. Avrei volentieri messo mano alle forbici e ridotto questo libro di almeno una cinquantina di pagine, così da risparmiarmi tutti i patemi sessuali del magistrato. Nelle opere di Coetzee il sesso ha spesso una funzione simbolica, ma ho come l’impressione che l’autore tenda a calcare troppo la mano sulle erezioni dei suoi vecchi protagonisti.

Ho apprezzato molto di più Vergogna rispetto a questo romanzo, ma vi invito comunque a dare una chance a quest’opera: di questi tempi, è utile rimettere in discussione la propria nozione di nemico, di barbaro. Nessuno sfugge al proprio cuore di tenebra.

Per approfondire:

La recensione de Il collezionista di letture

I barbari sono arrivati? – Rivista Studio

La guida alla lettura di Course Hero (in inglese)

6 pensieri riguardo “Aspettando i barbari

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