Racconti dei saggi del Giappone

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Un libro può essere un’opera d’arte. Anni trascorsi tra i remainders ingialliti, esposti sulle bancarelle dell’usato, e i tomi smangiucchiati e scollati delle biblioteche, mi hanno portata a dimenticarmi dell’estetica, a scordarmi che un testo può essere “bello”. Il volume Racconti dei saggi del Giappone di Pascal Fauliot (L’Ippocampo, 2008) è un vero piacere per gli occhi: raffinate carpe koi fluttuano sulla copertina; i margini sono ornati da strisce decorative che ricordano i washi tapes; le storie sono corredate da eleganti illustrazioni.

Varrebbe la pena di esporre questo testo nella propria libreria solo perché ha un aspetto incantevole: basta sfogliarlo distrattamente per provare un fremito di piacere. Però, questo è pur sempre un blog letterario (per quanto improbabile), quindi dobbiamo occuparci anche del suo contenuto. Dei racconti brutti, per quanto ben presentati, non possono rendere felice un lettore. Per fortuna, questi aneddoti sono all’altezza del loro “astuccio”: parole e immagini si completano a vicenda, come lo ying e lo yang. Viene da pensare agli eleganti regali, racchiusi in altrettanto raffinate scatole, che il protagonista del Genji Monogatari inviava alle sue favorite.

racconti saggi del giappone

Di cosa parlano le storie dei saggi del Giappone? Di cerimonie del tè e di poetici giardini, di monaci e di samurai, di Buddha e di Kami. Ogni racconto racchiude al suo interno una perla di saggezza zen, un insegnamento di vita. I sapienti ci invitano ad estraniarci dalle mutevoli e penose passioni del “mondo fluttuante”, il nostro mondo, e a contemplare gli affanni dell’esistenza con uno sguardo sereno e distaccato. Solo chi riesce a concentrarsi profondamente, scacciando ogni preoccupazione mondana dalla sua mente, può ottenere l’Illuminazione.

emakimono bambù

La via della saggezza è costellata di ostacoli: questi deliziosi racconti ci mettono davanti a uomini che credono di aver raggiunto uno stato di grazia, ma che, in realtà, sono ben lontani dal Satori, dal risveglio spiritualeNe Il filosofo e il monaco, un maestro rimette garbatamente al suo posto un saccente professore convinto di sapere già tutto:

(…) Ma che fate, maestro? – balbettò il filosofo. – La ciotola trabocca e continuate ancora a riempirla?-
Proprio così! – rispose il monaco, guardando con un sorriso ironico il suo ospite. – Proprio così: questa ciotola trabocca esattamente come il vostro spirito. Come volete che ci possa aggiungere qualcos’altro?

Il vero sapiente è colui che sa riconoscere i suoi limiti e che riesce non solo a “vincere le sue battaglie senza combattere”, ma anche a trasformare un avversario in un amico (La prova della tigre):

– Noialtri, sinceri praticanti della Via buddhista (…) non vediamo nel prossimo un potenziale nemico da soverchiare. Cerchiamo semplicemente di svegliare la natura del buddha che sonnecchia in ogni essere vivente. Il nostro unico movente è la compassione. E spesso gli animali sono più sensibili degli uomini…

tigre e bamboo
Ogata Kōrin (1658-1716) [Public domain]
I fulminanti dialoghi raccolti in questo volume ci invitano a non pretendere di capire tutto, a renderci conto che la Realtà è illusoria e sfuggente. Non possiamo conoscere ogni cosa e non possiamo possedere tutto ciò a cui aneliamo (Il secchio del satori):

A che cosa potremmo paragonare la nostra vita?
Alla scimmia che tenta di afferrare il riflesso della luna nell’acqua…
Non potete avere
tutto quello che il vostro spirito ingordo
immagina e desidera

L’elegante libretto di Pascal Fauliot racchiude più di un saggio insegnamento, ma non è affatto “moraleggiante”: i saggi si limitano a mostrarci, con garbo, la via, senza cercare di imporci la loro visione del mondo. Questi racconti sono pervasi da una sottile e delicata vena ironica, che non risparmia nemmeno gli stessi monaci (La tenzone dei mudra). L’epilogo di quasi tutte le storie ci strappa un sorriso, così come le espressive e intraducibili onomatopee giapponesi.

Addentriamoci in questo raffinato mondo d’inchiostro: permettetemi di presentarvi alcuni dei personaggi che lo animano. Passeggiando tra le righe, potreste imbattervi nei Kami, divinità dispettose (Il sacro baccano) o in dei corvi parlanti (Mastro corvo e i suoi tre figli). Queste pagine sono popolate anche da leggiadre figure femminili come La geisha Sakurako, che decide di allontanarsi dalle seduzioni del “mondo fluttuante” e l’incomparabile Osada (La lezione della donna samurai).

Kitagawa Utamaro Geishe
Kitagawa Utamaro

Di storia in storia, farete la conoscenza di monaci più o meno savi, di samurai, di pittori e di maestri della cerimonia del tè: un’intera società è racchiusa in questo piccolo scrigno di carta. Durante la lettura, avrete la possibilità di familiarizzare con alcuni aspetti della cultura giapponese e verrete deliziati da versi sublimi (Il potere della poesia):

La vita di questo mondo
a che paragonarla,
se non al solco
di una barca che sfuma
nella luce dell’alba

Il Risveglio può essere raggiunto anche attraverso l’arte, la poesia. Persino un giardino, se viene allestito con cura, può portare al Satori (L’arte del giardino zen). Tra un racconto e l’altro, viene voglia di chiudere gli occhi, di lasciarsi trasportare dalla fantasia e di immaginare di stare camminando su un sentiero cosparso di lucide foglie d’acero, diretti verso una sala da tè. Forse non otterremo l’Illuminazione, ma di sicuro questo libro ci regalerà un po’ di pace e serenità.

6 pensieri riguardo “Racconti dei saggi del Giappone

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