Capo Horn

capo horn francisco coloane

Nella “scorsa puntata” abbiamo esplorato la Patagonia letteraria di Bruce Chatwin. Oggi torneremo nella Terra del Fuoco, ma la osserveremo da un altro punto di vista, grazie ai racconti di Francisco Coloane (Capo Horn, Tea, 2013). Quattordici affascinanti storie, incentrate sul rapporto tra uomo e natura: caratteri estremi, personaggi spigolosi e solitari come la landa in cui hanno scelto di vivere.

Sin dalla prima pagina, ci rendiamo conto di essere giunti ai confini del mondo, di aver raggiunto una terra incognita (Capo Horn):

Le coste occidentali della Terra del Fuoco si sgranano in numerose isole, tra le quali serpeggiano canali misteriosi che vanno a perdersi laggiù, alla fine del mondo, nella “Tomba del Diavolo”. (…)
Fino a pochi anni fa, in quelle regioni si avventuravano soltanto audaci cacciatori di lontre e foche, genti di razze diverse, uomini rudi che avevano il cuore chiuso e stretto come i loro pugni.
Alcuni sono rimasti incatenati a quelle isole per tutta la vita. Altri (…) arrivano ogni tanto in quelle terre inospitali, dove ben presto il vento e la neve scolpiscono la loro anima a colpi d’ascia, lasciandola dura e affilata come una stalattite di ghiaccio.

capo horn
Di Jerzy Strzelecki – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3907755

Questa terra estrema è caratterizzata da suggestivi toponimi che rappresentano alla perfezione il suo carattere atipico e selvaggio. Qui non c’è spazio per i facili sentimentalismi, per le delicatezze e per le mezze tinte: in questo luogo gli opposti si incontrano e si scontrano come le onde del mare. Bianco e nero, amore e odio, vita e morte. Qui sopravvivono solo i più forti, solo coloro che sono in grado di non abbassare lo sguardo davanti a iceberg mortali o alla bocca di una pistola.

Chi abita in questi lande deve abituarsi alla solitudine, a un isolamento feroce e pungente come il vento del nord (La voce del vento). Per non lasciarsi andare alla malinconia, qualcuno prova a cercare un compagno, un altro essere umano o un animale (Cururo), ma spesso la convivenza si rivela fallimentare, o peggio, fatale.

Le storie di Coloane sono spesso incentrate su due elementi: la terra e l’acqua. Alcuni racconti ci mostrano le grame esistenze di chi vive a stretto contatto con cavalli, cani e pecore, mentre altri ci parlano di marinai e di cacciatori di foche, obbligati a confrontarsi quotidianamente con la furia dei marosi e con le insidie di Nettuno. Ad accomunare tutti questi personaggi, duri come il ghiaccio, è il legame con una regione tanto bella quanto crudele: l’anima dei lavoratori di Capo Horn non è altro che un frammento del grande, aspro, spirito della Terra del Fuoco.

ushuaia terra del fuoco
Di Jerzy Strzelecki – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3129520

I mandriani che cavalcano tra queste righe d’inchiostro rischiano di impazzire da un momento all’altro, di finire vittima di quell’erba cattiva che è la solitudine (Flamenco). Questi uomini rudi non possono permettersi il lusso della pietà: uccidono i puledrini più deboli, per lasciare il pascolo ai migliori (Cani, cavalli, uomini) e sono pronti a rivolgere il coltello anche contro i loro simili (Il lanaiolo). Ogni scintilla d’amicizia può venire  rapidamente soffocata da male erbe e da antichi rancori (L’australiano, Palo al medio).

Chi, invece, tenta la fortuna in mare, rischia di smarrirsi tra le onde di non fare mai più ritorno sulla terraferma. I flutti ammalianti della Terra del Fuoco possono recare sfortuna a chi non è disposto a consacrarsi a Nettuno (La vendetta del mare) e ai bianchi civilizzati che hanno profanato luoghi incontaminati (L’iceberg di Kanasaka). Persino i marinai più esperti sono impotenti dinnanzi alla jetta, la cattiva sorte (L’ultimo contrabbando). L’unico raggio di speranza, in mezzo a tanta desolazione, è rappresentato dal bagliore di un faro (La gallina dalle uova di luce).

terra del fuoco argentina
By rodoluca, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=53348368

Alcuni dei passaggi di rara bellezza scintillano come gemme in mezzo all’oscurità: Francisco Coloane è il sublime cantore della Terra del Fuoco, amante difficile. Lo scrittore ci incanta con poderose, apocalittiche, marine (Páramo) e lirici notturni (Il supplizio di acqua e luna):

Il cielo era di un blu scuro e profondo, punteggiato di stelle e striato di nubi bianche che correvano inseguendosi, formando e disfacendo strane carovane, attraverso e quali navigava la luna, rompendole di quando in quando con la sua prua di diamante.

A fine lettura, dopo aver “tremato davanti ai misteri” di questa Terra di sorprese e sussulti, indimenticabile e amata ci rendiamo conto di essere rimasti stregati, come Chatwin, dal suo fascino selvaggio. Non riusciremo a liberarci tanto facilmente dall’abbraccio di questa amante difficile: correremo di nuovo da lei e la esploreremo in compagnia di nuovi scrittori.

Per approfondire:

Nel cuore della Patagonia selvaggia con Il mestiere di scrivere 

Coloane, la Natura dello scrittore – Il porto ritrovato 

2 pensieri su “Capo Horn

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.