Metà di un sole giallo

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Metà di un sole giallo: il titolo del romanzo di Chimamanda Ngozi Adichie (Einaudi, 2006) riporta alla mente l’immagine di un’alba o di un tramonto. In realtà, quel sole giallo è il cuore pulsante della bandiera del Biafra: uno stato nato da una scissione, una nazione destinata a sorgere e a tramontare nel giro di pochi anni.

I protagonisti del libro sono legati tra loro da vincoli affettivi e familiari che rischiano di spezzarsi sotto il peso di reciproci tradimenti: questi inganni sembrano preannunciare le lotte intestine che devasteranno il loro paese. Le gemelle Olanna e Kainene, di etnia igbo, sono l’una l’opposto dell’altra: l’una è dolce ed idealista, mentre l’altra è sarcastica e concreta. Olanna si è innamorata dell‘intellettuale “rivoluzionario” Odenigbo ed è andata ad abitare insieme a lui e al suo domestico Ugwu. Invece, Kainene ha concesso il suo cuore all’aspirante scrittore Richard, un bianco appassionato di arte africana.

I quattro atti di questo romanzo corale sono incentrato su due momenti particolari della storia nigeriana: i primi anni Sessanta, l’alba di nuove speranze, e gli ultimi anni del decennio, segnati da una cruenta guerra civile. All’inizio del decennio, il sole-Nigeria, finalmente libero dalla nuvola bianca del colonialismo, inizia a risplendere. Però nuove nubi di tempesta si addensano presto all’orizzonte: nel giro di sei anni, il sole si spacca in due metà (Nigeria e Biafra) e si tinge di rosso sangue.

Nsukka mercato
Nsukka – Di AryanVikta – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=64286425

A fare da fil rouge tra questi due momenti storici sono otto frammenti di un misterioso Libro: una tragica testimonianza degli orrori della guerra, ma anche un atto di accusa nei confronti degli occidentali che si sono limitati ad osservare passivamente il dramma dei biafrani. Questi brevi paragrafi permettono ai lettori di conoscere più a fondo la storia di un paese lacerato e di comprendere le cause della guerra civile.

Attraverso questi passaggi, scopriamo che la Nigeria è nata, nel 1914, dall’unione di due regioni profondamente diverse: il Nord, abitato in prevalenza dall’etnia dei mussulmani hausa-fulani, e il Sud, popolato da diverse tribù, animiste e non, tra cui gli yoruba e gli igbo. I colonizzatori inglesi hanno incoraggiato il diffondersi di sentimenti di ostilità nei riguardi della troppo intraprendente etnia igbo, innescando una lunga catena d’odio destinata a sfociare nella guerra del 1967.

Nel 1960, la Nigeria ottiene l’indipendenza, ma sul suo suolo sono già stati sparsi i semi della rovina: la nazione si presenta come un insieme di frammenti assai poco uniti tra di loro. Il Sud e il Nord del paese continuano a rappresentare due poli opposti, mai pacificati:

(…) gli inglesi (…) manovrarono le elezioni pre-Indipendenza a favore del Nord e vararono una nuova costituzione che al Nord conferiva il controllo del governo centrale.
Il Sud, per eccessiva smania di indipendenza, accettò la costituzione. (…) Non si prese nessuna misura contro le proteste dei gruppi minoritari, e tra le varie regioni era già scattata una tale feroce competizione che alcune chiedevano ambasciate straniere locali.

Il difficile passaggio da un mondo coloniale a uno post-coloniale sembra far passare in secondo piano, seppur momentaneamente, le linee di frattura che attraversano lo stato. Le nuove generazioni sono sospese tra tradizione e progresso: credono ancora agli antichi riti, alle vecchie formule propiziatorie, ma, allo stesso tempo, desiderano aprirsi alla modernità.

Mentre il giovane Ugwu divora un libro dopo l’altro, il suo “padrone” Odenigbo è impegnato a discutere del futuro del paese insieme ad altri intellettuali: secondo lui la Nigeria deve assumere una sua identità e deve liberarsi del retaggio che le è stato imposto dai colonizzatori. I ragazzi devono capire che esistono due versioni, una bianca e una nera, dello stesso evento storico:

-Esistono due rispose alle cose che ti insegnano a scuola sulla nostra terra: quella vera e quella che devi dire per passare gli esami. Devi leggere tanto e imparare tutte e due le risposte. (…) Ti insegneranno che un bianco di nome Mungo Park ha scoperto il fiume Niger. Tutte idiozie. La nostra gente pescava nel Niger ben prima che il nonno di Mungo Park venisse al mondo. Ma sul tuo foglio d’esame tu scrivi che è stato lui, Mungo Park.

La tranquilla routine domestica di Odenigbo, Olanna e Ugwu va in frantumi, con il riacutizzarsi delle divisioni etniche: i membri dell’etnia igbo vengono massacrati dagli abitanti del Nord. L’ondata di violenza spacca letteralmente in due la nazione: i territori a maggioranza igbo, noti come Nigeria Orientale, proclamano la loro indipendenza, dando vita alla Repubblica del Biafra.

Per un istante, i personaggi di Adichie credono di poter vivere in pace: i “barbari”, i massacratori degli igbo sono stati respinti oltreconfine. Purtroppo, la luminosa metà di un sole giallo che spicca sulla bandiera della nuova nazione non rappresenta un’alba, ma un tramonto. La Nigeria non è disposta a concedere l’indipendenza al Biafra: ha così inizio un conflitto destinato a durare per tre lunghi anni.

I protagonisti del romanzo, da un giorno all’altro, sono costretti ad abbandonare le loro case, a lottare per riuscire a mettere le mani su un po’ di sale e di farina, a correre a nascondersi in mezzo ai campi, nel tentativo di scampare all’ennesimo bombardamento. Tutte le piccole comodità che davano per scontate (un flacone di colonia, dei biscotti alla marmellata) si trasformano all’improvviso in dei miraggi. La guerra, incendio indomabile e incontrollabile, divora ogni cosa, lasciando dietro di sé dei rifugiati sempre più poveri e affamati.

Il Biafra brucia, mentre il resto del mondo osserva in silenzio la sua tragedia: nessuno sembra disposto a intervenire, a impedire che i civili muoiano come mosche. La realpolitik ha più importanza degli esseri umani: poco importa allora che sempre più bambini si ammalino, che sempre più ventri si gonfino per la fame, che sempre più fosse si riempiano di cadaveri putrefatti.

Il romanzo di Chimamanda Ngozi Adichie è un severo monito, un invito a ricordare cosa può accadere quando l’odio e i calcoli della politica riescono ad avere la meglio sull’umanità. Libri come questo obbligano i lettori a porsi più di una domanda scomoda e a ricordarsi quanto sia facile poter passare, da un giorno all’altro, dall’essere un cittadino benestante, all’essere un rifugiato, privo di diritti, privo di ogni cosa, tranne che della disperazione. Questa è una pagina di storia da non dimenticare.

Per approfondire:

The Archetypal Search for Kainene: Adichie’s Half of a Yellow Sun – Abayomi Awelewa

L’Africa? Per conoscerla iniziamo a leggerla – L’Espresso

 

 

8 pensieri su “Metà di un sole giallo

  1. Davvero interessante questo post; intanto, per l’inquadramento di un paese e di una pagina tragica della sua storia, che magari non sono note a tutti. Il romanzo è uno di quelli che si fanno apprezzare sia per le sue qualità letterarie, sia per essere un mezzo di informazione. Non l’ho ancora letto, ma di sicuro lo farò. Ciao, finalmente rieccomi!

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