Voci di donne 2/2: Damasco

damasco suad amiry

Corte di una casa damascena, in bianco e nero, un attimo di vita familiare sottratto allo scorrere del tempo, alla devastazione: decori geometrici, alberi che donano un’ombra generosa, divani su cui riposarsi, seduta sul bordo di un’aggraziata fontana, una donna elegante. Un luogo che non esiste più e che si può visitare solo grazie alla magia della carta e dell’inchiostro. Questa è l’immagine che accoglie il lettore alle soglie di Damasco.

damasco cortile

Iniziare a sfogliare il romanzo di Suad Amiry equivale a varcare una soglia, a compiere un viaggio nello spazio e nel tempo per entrare a Damasco, ripercorrerne le strade e i mercati sino a raggiungere il portone di un palazzo:

Tre colpi in sequenza sul portone annunciarono l’arrivo della mamma a palazzo Baroudi, la sua casa di famiglia, che sorgeva proprio nel cuore della fatiscente città vecchia di Damasco.
Forse per la gioia, forse per la tristezza, o forse per la nostalgia, il suo cuore aveva mancato un battito – probabilmente due – nell’istante in cui era l’auto era entrata nel mercato coperto delle spezie, il suk Buzūrriye. Eccola immersa nei profumi della sua infanzia. La rete di aromi e colori provenienti da numerosi cumuli di spezie, noci, alimenti essiccati, dolciumi, cioccolatini, saponi di Aleppo, henné e tamarindi aveva ravvivato i suoi sensi, riportandole alla mente una marea di ricordi. Commossa, si era chiesta non senza rammarico per quale ragione una persona sensibile potesse scegliere di vivere lontano da quella favolosa città dell’abbondanza. I raggi del sole che penetravano nell’oscurità del suk attraverso le finestre in alto conferivano un tocco magico alla scena. I cerchi di luce sul pavimento di basalto nero animavano le contrattazioni tra acquirenti e venditori, facendole sembrare scene di teatro (…)

In Damasco realtà e finzione si mescolano: l’autrice gioca a confondere ricordi reali, veri frammenti di vita familiare e messinscena letteraria. Difficili distinguere cosa è realmente accaduto e cosa no, ma il fascino delle storie migliori sta anche in questo, nella loro capacità di trasfigurare la verità, conferendole un pizzico di mistero, di fascino in più. Di certo restano le personalità forti delle donne descritte dalla Amiry, istrioniche, decise, scaltre e le istantanee di una città dell’abbondanza che, purtroppo, non esiste più.

Un groviglio di storie, che hanno la loro origine a palazzo Baroudi: una saga familiare che si snoda per più di cent’anni e che ha inizio con il matrimonio tra Teta e il mercante Jiddo. Un susseguirsi di pranzi tra parenti, di risate e di pianti che culminerà con la comparsa in scena dell’inquieta, vivace, tormentata, shakespeariana Norma. Di pagina in pagina, conosciamo sempre meglio i personaggi, abbiamo l’impressione di essere davvero partecipi dei loro pranzi di famiglia, di stare assaporando le numerose portate:

Se la natura ripetitiva, l’ingannevole atmosfera di gala, il carattere pseudoterapeutico e la rigida struttura gerarchia dei raduni del venerdì a Beit Jiddo erano inestirpabili, il menù (…) cambiava ogni settimana. (…) Quel che separava un piatto di kibbeth dall’altro era una gran varietà di piatti vegetariani serviti a temperatura ambiente, tra cui il foul bizziet, fave fresche con aglio, coriandolo e olio d’oliva, e fasoulieh bizzet, taccole con pomodoro, aglio e olio di oliva. Oltre ai piatti vegetariani, ogni piccolo spazio degli otto metri di tavolo era occupato da un’insalata. (…) enormi vassoi di frutta fresca, un immenso cabaret di knafeh – il cremoso dolce al formaggio bianco annegato nel miele-, pasticcini arabi e budino di riso (…).

Attorno al tavolo, siamo distratti per un attimo dall’abbondanza smisurata, ma poi l’attenzione ritorna sulle luci e sulle ombre della famiglia. Ombre come il dolore sopportato da Fatima, la serva forte e cocciuta dal passato denso di tenebra, o come il vuoto che Norma prova di fronte all’assenza della sua madre naturale. Dall’altra parte c’è la luce, la forza dell’amore di zia Karimeth per la trovatella appassionata di teatro, l’affetto tra sorelle.

Il cortile nasconde i suoi segreti, le fragilità e le insicurezze degli abitanti del palazzo: un cerchio magico, sottratto allo scorrere crudele delle lancette del tempo. Un’immagine che sopravvive, nonostante tutto, e che non deve essere dimenticata. La scrittura resiste all’oblio, alla morte e il sorriso scaltro delle donne di Damasco si riaccende.

Photo credits: Wikipedia