Lo chiamavano Jeeg Robot

Prendete un ladruncolo qualsiasi, un uomo che vive di espedienti, cinico e solo, e un fiume sul cui fondo giacciono abbandonati dei barili contenenti misteriosa sostanza radioattiva. Un accanito lettore di fumetti si aspetterebbe che, da un momento all’altro, entrasse in scena un tizio vestito da pipistrello e che il rapinatore, dopo uno sfortunato tuffo, riemergesse dalla acque trasformato in un cattivo da fumetto. Invece no, perché Lo chiamavano Jeeg Robot gioca con le aspettative dello spettatore e rovescia un cliché: il balzo nelle sostanze tossiche c’è, al termine di una rocambolesca fuga; ma non entra in scena nessun supereroe perché spetterà al criminale assumere quel ruolo.
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