“Fuori Salone” 2: Domingo il favoloso

domingo il favoloso giovanni arpino

Una chiromante ha provato ha leggermi la mano. Per convincermi delle sue capacità medianiche, ancor prima di dare un’occhiata alle linee del mio palmo, ha affermato che ero triste per colpa di un amore finito. Ehm, no. Non ci ha preso. Mi chiedo cosa sarebbe successo se, invece di quella profetessa della domenica, avessi incontrato una zingara preveggente come quella che compare nel romanzo Domingo il favoloso di Giovanni Arpino (Opere scelte, Mondadori, 2005). Probabilmente, sarei scappata via a gambe levate. Continua a leggere

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“Fuori Salone”: la Torino di Arpino

un'anima persa giovanni arpino

Neanche quest’anno andrò al Salone del Libro (c’è anche di mezzo una quanto mai bislacca promessa che prima o poi infrangerò), così ho deciso di dare il via al mio personale “Fuori Salone”: due incontri dedicati a uno scrittore che ha tramutato la città in cui si svolge SalTo in una metropoli sulfurea. Giovanni Arpino ha trasformato l’austera capitale sabauda in un’inquietante, ma affascinante, Madama viziosa, dal cuore ammuffito. In Un’anima persa (Opere scelte, Mondadori, 2005) Torino fa da sfondo alla vicenda di un Jekyll nostrano. Continua a leggere

Torino da leggere: La carrozza di tutti

la carrozza di tutti de amicis torino

Un anno in un minuto. Tra gli alberi del Valentino si nasconde una fontana dedicata ai dodici mesi: percorrendo la scalinata che la cinge e lasciandosi alle spalle, l’una dopo l’altra, le marmoree personificazioni dei mesi, si ha l’impressione di stare sfogliando a velocità folle un calendario. Quelle statue sono i numi tutelari del nostro viaggio letterario: quattro stagioni e quindici linee tranviarie da attraversare per immergersi nell’atmosfera della Torino di fine Ottocento. Siete pronti a salire sulla Carrozza di tutti di De Amicis? (De Ferrari, 2008). Continua a leggere

Brucia la città

Brucia la città Culicchia

A little party never killed nobody… (Fergie)

Torino è calda, caldissima, incandescente. Culicchia in Brucia la città ci descrive la  la “sua casa” come un girone infernale, un loop di movida e bamba. Una metropoli che si vuole scollare di dosso l’etichetta di grigia e di industriale, ma che si ritrova a vivere in un eterno after party, in un vuoto di valori.
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